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Articolo 21 - Editoriali
Informazione in ostaggio
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di Oliviero Beha

Tenete a mente la frase, tragica ed eroica insieme, pronunciata da Fabrizio Quattrocchi un attimo prima di morire. Almeno quello che ci è stato detto essere il suo testamento, coraggioso e patriottico. Ci arriviamo, ma prima dobbiamo fare un altro percorso.
Stando ai mezzi di comunicazione di massa, qual è la vicenda più importante, anche se purtroppo in senso negativo, che riguarda il pianeta terra? La guerra/guerriglia in Irak, con le sue stragi quotidiane di soldati, civili, bambini.
E almeno mentre scrivo, di questa vicenda quale è la parte che ha colpito di più lâ??opinione pubblica italiana? Direi senza tema di sbagliare per ora, dopo lâ??eccidio dei carabinieri a Nassirya, la storiaccia del sequestro dei quattro body-guard e lâ??assassinio di Quattrocchi.
Dunque lâ??assassinio di Quattrocchi, e se vogliamo anche le modalità del rilascio/riscatto/liberazione dei suoi tre più fortunati colleghi, resta il caso maggiormente impresso e con più impatto emotivo sulla nostra opinione pubblica.
Dato per acquisito questo punto di partenza, è ovvio che lâ??informazione abbia fatto e faccia di tutto per sapere il più possibile circa come realmente si siano svolte le cose. Non abbiamo però visto il video dell'esecuzione di Quattrocchi. Eâ?? stato chiesto più volte, dai media italiani, che venisse diffuso, ma pare che la tv del Qatar, Al Jazeera, non lâ??abbia permesso. Troppo straziante, è stata la prima motivazione del rifiuto. Poi però câ??è stata una corsa di quella e di altre emittenti, sulla scorta dei siti internet arabi e occidentali, a mostrare decapitazioni in serie. Eppure a tuttâ??oggi lâ??omicidio di Quattrocchi no, quello no, non lâ??abbiamo potuto vedere.
Domande. Chi ha visto il video? Solo il nostro ambasciatore? Anche uomini dei servizi segreti? Anche il Ministro degli esteri Frattini? Non è chiaro. Si sa solo, â??de relatoâ?, che Quattrocchi è morto da eroe pronunciando subito prima del colpo di pistola con cui è stato giustiziato la fatidica frase che ha fatto, purtroppo insieme alla sua morte, il giro del mondo. E cioè: â??Adesso vi faccio vedere come muore un italiano!!â?, tentando di togliersi la benda impostagli sugli occhi.
Ebbene, più o meno in concomitanza con la liberazione degli altri tre ostaggi, Stefio, Agliana e Cupertino, si è diffusa in tutti i mass-media nostrani, nelle redazioni di tv, radio e giornali, nei salotti e nei gabinetti grand-bureau una voce molto precisa che ha trovato riscontri in ambienti ufficiali, ma che è rimasta - mentre scrivo - a livello di â??voceâ?, sia pur emergente tra le righe (ma non degli articoliâ?¦), insistente, opprimente.
La voce è la seguente: Quattrocchi avrebbe detto prima di morire una parola in più, e cioè â??Adesso vi faccio vedere come muore un camerata italianoâ?.
Ma di questo ufficialmente non si sa nulla. Se la voce fosse falsa, a maggior ragione le istituzioni italiane, che a partire dal Presidente della Repubblica ne hanno tessuto le lodi fino a suscitare un dibattito sullâ??opportunità di dedicargli dei funerali di Stato, dovrebbero pretendere la diffusione del video per smentire alla radice, dâ??accordo ovviamente con la famiglia del poveretto assassinato.
Se la voce corrisponde come sembra a verità, invece, sono dâ??obbligo alcune riflessioni. La prima riguarda proprio il morto. Se lui si è definito in quellâ??attimo un â??camerata italianoâ?, ha diritto a essere ricordato così, se no se ne offende la memoria, altro che funerali di Stato. Dâ??accordo, si specula specie politicamente su tutto, ma questo sarebbe troppo.
La seconda riguarda lâ??uso, nel caso in questione un uso omissivo, che di queste parole in memoriam farebbero le istituzioni e le forze politiche, per loro interessi nella cui valutazione non voglio entrare. Non mi interessa Berlusconi, né Prodi, non posso né voglio pensare alle ragioni di opportunità di Fini e neppure di Fassino. Comunque saremmo di fronte a una gigantesca operazione di censura, di lifting, di aggiustamento di una dichiarazione in punto di morte che così come è stata pronunciata testamentariamente non conviene, evidentemente, a nessuno. Orrido uso politico di una vita e di una morte.
La terza riguarda i mezzi di informazione. Ma come, si dice che ormai è impossibile tener nascosto alcunché, che il vergognoso caso delle torture del carcere di Abu Ghraib dimostra che con le nuove tecnologie, i telefonini fotografanti e quantâ??altro prima o poi, e più prima che poi, tutto è destinato a uscire allo scoperto in una sorta di inarrestabile democrazia mediatica, e poi sulla vicenda-Quattrocchi si spande un â??black-outâ? pressoché perfetto ?
Saremmo dunque sempre al solito punto, nel vortice di informazione disinformante che sembra metterti al corrente di tutto e invece no, ostaggi anche noi ma di unâ??informazione che si piega a ragioni politico-economiche tuttâ??affatto diverse dalla necessità di almeno tentare di far sapere â??come siano andate veramente le coseâ?? E tutto ciò (vedi la partenza di questa nota) a proposito di una vicenda in ogni senso esiziale per lâ??opinione pubblica italiana? E se succede così per questo caso eclatante, rispetto al trattamento delle notizie che non finiscono sotto i riflettori saremmo dunque ignominiosamente più o meno tutti â??carne da cannoneâ??

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