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Niente grazia per Troy Davis. "Verrà messo a morte un innocente"
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di redazione

Niente grazia per Troy Davis. "Verrà messo a morte un innocente" È fissata per le 19 ora locale ( l'una di notte in Italia), l'esecuzione della condanna a morte per Troy Davis, il 42enne di colore accusato di aver ucciso un poliziotto nel lontano 1989. Nonostante gli appelli e la mobilitazione internazionale promossa da diverse ONG, fra cui Amnesty international anche in Italia, l'istanza di grazia è stata respinta ieri dal Board of Pardon and Paroles della Georgia, e ciò, nonostante ai numerosi appelli lanciati a sua difesa si sia unito in questi giorni anche quello di Benedetto XVI.
Troppi infatti i dubbi relativi alla sua colpevolezza, dubbi rilanciati oggi dai principali quotidiani statunitensi dal NYT, al LA Times. Tutti concordi nel ritenere che le molteplici ritrattazioni dei testimoni susseguitisi in questi anni avrebbero dovuto far riaprire il caso. In particolare il NYT sottolinea gli elementi trascurati dal Board che avrebbero potuto permettere di concedere a la grazia a Davis: i rapporti sulla cattiva condotta della polizia, il fatto che una serie di testimoni avesse ritrattato, le relazioni, rilasciate da altri testimoni, che un'altra persona avesse confessato il crimine. “Verrà mandato a morte un innocente” questo sembra essere il grido unanime, a cui fa eco il comunicato diramato da Amnesty international dopo la sentenza di ieri: “ Nessuna prova fisica ha mai collegato direttamente Davis all'omicidio e l'arma del delitto non è mai stata trovata. La condanna a morte si è basata soprattutto sulle testimonianze oculari. Dall'inizio del processo, tuttavia, sette dei nove testimoni chiave hanno ritrattato o cambiato la loro testimonianza, dichiarando di aver originariamente accusato Davis su pressione della polizia. Dieci persone hanno indicato uno degli altri due testimoni come il reale assassino.” Si legge nel comunicato pubblicato dala sezione italiana della ONG.
Che continua: “In un sistema giudiziario imperfetto che prevede la pena di morte, gli errori sono inevitabili e, soprattutto, irrevocabili. Anche per questo, la pena capitale dovrebbe essere abolita. Il fatto che il criterio della "colpevolezza al di là del ragionevole dubbio" non garantisca sentenze prive di errore, è dimostrato dal fatto che oltre 130 condannati a morte hanno ottenuto la clemenza negli Usa dal 1976.”
L'attenzione sul caso di Davis ha tuttavia raggiunto proporzioni impressionanti, in 72 ore sono state raccolte quasi 200mila firme a favore della clemenza, raggiungendo quasi il milione di adesioni, riporta oggi l'AGI che cita le dichiarazioni di Stephen Bright, professore di diritto a Yale: “... questo caso e' straordinario perche' ha sollevato domande sostanziali sulla sua innocenza per quasi un decennio. Ha attratto attenzione in tutto il mondo e il numero straordinario di persone che lo sostengono - e l'importanza di alcuni di questi - e' senza precedenti".

"La battaglia per la giustizia non si fermerà con me.” A parlare è lo stesso Davis nel braccio della morte da 20 anni. “Questa battaglia è per tutti i 'Troy Davis' prima di me e per tutti coloro che mi seguiranno... Mi sento bene, prego e sono in pace. Ma non smetterò di lottare fino all'ultimo respiro"

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