Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - CULTURA
Orso d'oro ai Fratelli Taviani
Condividi su Facebook Condividi su OKNOtizie Condividi su Del.icio.us.

di Filippo Vendemmiati

Orso d'oro ai Fratelli Taviani ''Anche chi è stato condannato al carcere per tutta la vita è un uomo, questo film anche se per poche ore lo ha fatto tornare alla vita''. Così Vittorio Taviani ha commentato dal palco della 62/ma edizione del Festival di Berlino insieme al fratello Paolo, la consegna dell’Orso d’oro al film “Cesare non deve morire”. Erano 21 anni che l'Italia non vinceva questo premio che cade nell’anno più nero della crisi e del continuo confronto con la Germania a colpi di notizie sullo spread e che acquista così il sapore di una rivincita culturale.
Emozionati e felici, i due registi, seguiti dallo sguardo affettuoso dell’amico nonché distributore della pellicola Nanni Moretti.
''Questo premio ci dà gioia soprattutto per chi ha lavorato con noi''. Sono i detenuti di Rebibbia guidati dal regista Fabio Cavalli che li ha portati al teatro. Questi detenuti-attori hanno dato se stessi per realizzare questo film e questo film combina tante cose. Shakespeare entra dentro Rebibbia, hanno ricordato i fratelli Taviani,  riandando con la memoria ai giorni delle riprese, avvenute nella sezione Fine pena mai. ''A loro va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci, loro sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione. Questa esperienza ci resterà dentro per sempre''. 

Il film sarà nelle sale dal 2 di marzo.
L’Italia torna da Berlino con un altro importante riconoscimento:  il film Diaz, Non pulire questo sangue di Daniele Vicari ha ottenuto il secondo premio del pubblico nella sezione Panorama. Il film racconta i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova. - Dedico questo premio al cinema italiano a cui sta tornando finalmente la forza di raccontare cosa davvero accade in questo paese, ha dichiarato il regista Daniele Vicari. Quando ho visto proprio qui a Berlino il film per la prima volta insieme a 1800 persone paganti ero davvero emozionato. Mi sono ritrovato in quell'occasione anche ad accogliere i pareri di un pubblico che veniva da ogni parte del mondo. Una ragazza tedesca che era dentro la Diaz nel 2001 mi ha detto: “Ho rivissuto l'incubo fino in fondo, ora finalmente qualcuno mi crederà”-.
Spiega ancora Vicari: - E’importante aver fatto un film sui fatti del G8 di Genova perché allora ci fu una vera e propria sospensione dei diritti civili. E questo in un momento particolare in cui convogliarono a Genova ragazzi da tutto il mondo, di diversa estrazione sociale e politica, per contestare un sistema e un modo di essere-.
Diaz è una coproduzione Italia-Francia-Romania ed è in uscita nelle sale il 13 aprile in 100 copie. Per l'Italia, produttore è Domenico Procacci di Fandango. Il film ha avuto una gestazione complessa e Procacci ha fatto molta fatica a realizzarlo. - Questo è un film da cui tutti vogliono stare lontani – ha detto Procacci - sia gli investitori sia le banche. Ma io sono andato avanti lo stesso -.
Sullo schermo Claudio Santamaria indossa la divisa di Max Flamini, vicequestore aggiunto al primo reparto mobile di Roma, unico in divisa ad avere il coraggio di contravvenire agli ordini dei superiori e di interrompere, tardivamente, il massacro. A Elio Germano tocca il ruolo di Luca, giornalista della «Gazzetta di Bologna» che, dopo la morte di Carlo Giuliani, decide di andare a Genova per vedere i fatti con i suoi occhi. Si ritroverà nel bel mezzo dell’aggressione, testimone incredulo di scene che non avrebbe mai lontanamente immaginato.
Accanto a lui, nella corsia dell’ospedale, un bailamme dove i feriti arrivano scortati dai poliziotti e dove i medici non riescono a prestare la loro opera, c’è anche Anselmo (Renato Scarpa), un vecchio militante della CGIL che, con i suoi compagni pensionati, ha preso parte ai cortei anti G8. La scritta di Amnesty International che accompagna il titolo del film dice che i fatti della Diaz rappresentano “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Letto 2459 volte
Dalla rete di Articolo 21