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Articolo 21 - Editoriali
Caso Ferrario. Minzo paga ancora con la carta di credito aziendale?
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di Ennio Remondino

Innanzitutto, bentornata Tiziana. Antica colleganza, amicizia, stima e ricordi condivisi tra noi. Non so però, cara Tiziana, se avrò il coraggio di tornare a guardare l'ex “Nostro telegiornale”. Una più gradita confezione non basta, temo, a cambiare  un prodotto irrimediabilmente scaduto. Come ci conferma Praxis nella sua ricerca sulla “Qualità percepita” del Tg strategico per tutta la Rai.

Se questa è l'Ammiraglia oggi, occhio a dove sono le scialuppe di salvataggio, è il consiglio del vecchio lupo di mare messo nella riserva. Nel frattempo, mentre la Rai galleggia, la magistratura ripristina le regole. Per fortuna. Ma assieme pone alcuni temi su cui è opportuno riflettere. Chi e come e quando in Azienda hanno consentito che si consumasse la “porcata” Ferrario” (come, più elegantemente l'ha definita lo stesso magistrato del lavoro)?
Minzolini, direttore per caso, è indicato dal giudice come il braccio armato. Ma chi è che ha armato lui? Chi gli è stato attivamente accanto nella campagna di intimidazione e/o imbonimento redazionale che ha portato (fatti noti) agli scambi di lettere tra Cdr e redazione pro o contro Minzolini? Ma ben oltre il piccolo opportunismo umano piccolo del singolo e del momento, chi ai vertici ha condiviso e reso possibile il misfatto? Chi in Direzione generale? Chi alla direzione Risorse Umane? Chi nello stesso Consiglio di amministrazione nel perenne ruolo di Ponzio Pilato con la litania ormai consunta della “non competenza”?

Chi è che si vergogna, almeno oggi, è la prima domanda ingenuamente etica.  Risposta non pervenuta. Pragmaticamente mi accontento di chiedere: chi paga? Paga in soldi, in carriera, in calci in culo?  O meglio, ci sarà mai qualcuno che paga per gli errori commessi? Perché ognuna di queste vergognose e mal gestite prepotenze, si trasformano in soldi sonanti che escono dalla casse semivuote della Rai. Oltre al  ricordo della lontana credibilità. Danno subito dalla Ferrario, ma non soltanto. Danno alla libertà di espressione all'interno di un Tg1 stravolto nella sua storica dignità. Danno alla Rai come Azienda cui è attribuito un ruolo di Servizio Pubblico. Danno ad ogni lavoratore di questa Azienda che abbia ancora una faccia da poter mostrare in pubblico.

Infine l'elenco sempre più nutrito di cause di lavoro che i vari Minzolini e soci si lasciano alle spalle. E' stata la stessa Tiziana Ferrario, a sentenza avvenuta, a ricordarne i nomi. Pro memoria per l'Ufficio legale della Rai: Paolo Di Giannantonio, Massimo De Strobel, Raffaele Genah, Bruno Mobrici, Maria Luisa Busi. Eccetera eccetera. E siamo soltanto al Tg1! Se non accadrà presto che, anche in Rai, chi sbaglia paga, ma di tasca sua, la malattia della corruttela politica che inventa carriere e distrugge professionalità non potrà mai essere debellata. Con l'avvertimento che oggi l'insano vizio della “affidabilità politica” sta minando anche i ruoli dirigenti amministrativi chiave. Ad evitare l'amara considerazione di Carlo Verna di fronte “alla deriva attuale della Rai che solo i giudizi stanno arginando”. Salvo contare su alcune ostinate memorie che non dimenticano. Mai.

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