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Articolo 21 - Editoriali
Occupy Rai
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di Antonello Falomi*

Il 27 marzo presso la sala della Colonne di Via Poli 19, l'Idv ha promosso il Convegno "Rai, cambiare la musica, cambiare l'orchestra". Il Convegno, che sarà concluso dall'On. Di Pietro, si propone di aprire un confronto sulle proposte che l'Italia dei Valori intende avanzare per tradurre in qualcosa di concreto l'idea che la Rai debba essere finalmente liberata dai partiti, e non sia soltanto uno slogan da sbandierare di fronte all'opinione pubblica. Saranno presenti all'incontro Michele Santoro, Marco Travaglio, Lucia Annunziata, Giovanni Valentini, Loris Mazzetti, Nicola D'Angelo, Franco Siddi, Roberto Natale, Carlo Verna, Beppe Giulietti,Roberto Mastroianni. Nino Rizzonervo, Roberto Zaccaria .
La scadenza del Consiglio di amministrazione della Rai , costituirà, assieme a quella del rinnovo del Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, un passaggio importante per i riflessi che avrà sulla qualità della democrazia italiana.A differenza del Partito di Berlusconi non pensiamo che l'argomento del rinnovo del cda della Rai non sia tra le priorità del Paese.
Il pluralismo dei punti di vista, la libertà, l'indipendenza, l'autonomia dell'informazione sono pilastri fondamentali della democrazia.
Noi non vogliamo che oltre a svuotare le tasche dei cittadini a vantaggio dei soliti noti, si svuoti anche il loro diritto a una informazione libera, autonoma, indipendente e pluralista.
La Rai, se vuole giustificare la sua esistenza, il suo ruolo di servizio pubblico e il canone che i cittadini pagano per farla vivere, deve essere uno degli assi portanti del pluralismo del sistema dell'informazione in Italia.
La Rai non è una azienda pubblica qualsiasi. Non le può bastare tenere i conti in ordine. Questo vale per qualsiasi azienda sana.
La Rai deve soprattutto garantire il pluralismo politico, sociale, culturale, religioso, deve saper raccontare la realtà del Paese per quello che è, senza omissioni o censure, senza nascondere ciò che non è gradito ai potenti di turno.
Siamo convinti che il tempo del servizio pubblico non è finito, che c'è ancora bisogno di uno strumento pubblico posto a garanzia del pluralismo.
Dobbiamo, tuttavia, costatare che la Rai ha fallito nella sua missione fondamentale.
Un servizio pubblico garante del pluralismo non può, come è accaduto a diverse trasmissioni, cancellare dai suoi palinsesti giornalisti, autori, dirigenti che cercano di raccontare la realtà in modo diverso, dando voce anche a quelli che non hanno voce e che vogliono illuminare gli angoli bui dell'intreccio tra potere politico e affari.
Perché ciò accada, senza aggiustamenti gattopardeschi, è necessario sottoporre la Rai a una drastica cura disintossicante che la liberi da ogni forma di dipendenza.
La dipendenza dai partiti e dai governi, a cui non deve più essere consentito di mettere le mani sulla gestione della Rai.
La dipendenza dai conflitti di interesse che spinge la Rai a piegarsi di fronte a interessi privati; la dipendenza dal peso eccessivo della pubblicità che condiziona programmi e palinsesti secondo logiche estranee alla sua missione.
La Rai si può disintossicare solo se si spezza la catena di comando che parte dai partiti, arriva al Parlamento e al Governo, passa per il Consiglio di amministrazione e per il Direttore Generale, e scende " pe li rami" fino a raggiungere i livelli più bassi della struttura.
Come spezzare questa catena di comando, incidendo sulla proprietà
della Rai e sui meccanismi di nomina del cda, sarà il tema del Convegno e del confronto con gli interlocutori interessati.
Per noi l'alternativa non è tra spartizione politica e tecnocrazia. Il nostro obbiettivo è far pesare la società civile sul governo della Rai. Per l'immediato il problema è cosa si deve fare per sfuggire alla alternativa tra un puro e semplice rinnovo del cda con le attuali regole e l'idea di prorogare l'attuale vertice della Rai. Anche su questo avanzeremo al Convegno precise proposte.

*Responsabile dipartimento IdV Riforme del sistema radiotelevisivo.

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