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Storie invisibili: rimbalzata da un Cie all'altro, tenta il suicidio
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di redazione

Storie invisibili: rimbalzata da un Cie all'altro, tenta il suicidio

Probabilmente in molti ricordano la vicenda di Joy, una delle storie invisibili che avevamo voluto far conoscere sulle pagine di Articolo21. Una storia che possiede i tratti drammatici dello sfruttamento sessuale, dell’abuso, delle storture contenute all’interno del pacchetto sicurezza e dei drammi che ogni giorno si consumano dentro i Cie, ma di cui si sa poco o nulla, perché nulla riesce a trapelare. La sua storia assomiglia purtroppo a tante altre. Parrucchiera in Nigeria, arriva in Italia e viene sbattuta direttamente sui marciapiedi, da lì finisce all’interno del Cie di Via Corelli a Milano e viene arrestata e condannata a sei mesi di reclusione con l’accusa di aver partecipato alla rivolta scoppiata lo scorso anno proprio all’interno dello stesso Cie. Il colpo di scena arriva però durante il processo, quando la ragazza, durante il procedimento per direttissima decide di denunciare il tentato stupro da parte dell’ispettore capo di polizia, avvenuto mentre ancora si trovava a Via Corelli. 6 mesi di carcere, poi il trasferimento, in tutta fretta e nel cuore della notte verso il Cie di Modena, seguito da un breve soggiorno a Ponte Galeria, giusto il tempo dell’identificazione da parte del consolato nigeriano e il timore di un improvviso rimpatrio, cosa che aveva provocato una serie di mobilitazioni nazionali a sostegno della sua causa, infine di nuovo Modena e l’impossibilità di comunicare direttamente con lei attraverso il telefono cellulare, o di incontrarla, vista la rigidità del regolamento interno alla struttura.
Solo negli ultimi giorni è trapelata infine la notizia, rilanciata dalle agenzie, del tentato suicidio da parte della ragazza 28enne. L’episodio risale al 17 aprile ma viene reso noto soltanto il 23, quando quasi tutte le agenzie battono: “AVEVA DENUNCIATO VIOLENZE CIE MILANO: NIGERIANA TENTA SUICIDIO”. Joy avrebbe ingerito del sapone liquido e sarebbe stata portata urgentemente in ospedale per effettuare una lavanda gastrica. Una tragedia solo apparentemente scampata, a detta dello stesso avvocato Eugenio Losco, che ne segue la vicenda legale: “"Se l'è cavata, ma sono molto preoccupato – spiega Losco ad Apcom- perché, dopo questo tentativo, Joy continua a manifestare propositi suicidi e non vorrei contare il secondo morto nella vicenda seguita alle proteste nel Cie di Milano". Mohamed El Abouby, uno degli arrestati proprio in seguito ai disordini di via Corelli è nfatti morto a San Vittore ( ufficialmente suicidatosi con il gas) a gennaio di quest’anno, dopo aver saputo ( almeno così raccontano le cronache) che una volta scontata la pena carceraria sarebbe di nuovo tornato al Cie di Milano. Lui che era stato uno degli animatori della rivolta e aveva denunciato le aberrazioni del Cie di via Corelli e appoggiato la denuncia di Joy ( e di altre ragazze) nei confronti dell’ispettore-capo. "Joy- continua ancora il legale- è nei Cie da quasi un anno in attesa di espulsione ed è fisicamente e psicologicamente molto provata, sia per la detenzione che per il dilatarsi dei tempi di inoltro della denuncia che ha fatto contro i suoi sfruttatori e che le farebbe ottenere un permesso di soggiorno per protezione sociale".
Dal Cie sarebbe dovuta uscire il 12 aprile, ma il suo trattenimento è stato prolungato per altri 2 mesi. Intanto, fanno sapere gli avvocati, l’ispettore capo al Cie di Via Corelli risulta iscritto nel registro degli indagati e la Procura ha richiesto un incidente probatorio, per il prossimo 8 giugno davanti al gip di Milano Guido Salvini, nel quale verra' ascoltata la giovane.

 


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