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Mariarca il suo sangue se lo è fatto togliere per gridare a tutti "stanno giocando sulla nostra pelle e sulla nostra salute"
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di Daniela de Robert

Mariarca il suo sangue se lo è fatto togliere per gridare a tutti "stanno giocando sulla nostra pelle e sulla nostra salute"

Sciopero della fame e prelievo del sangue. Così Mariarca Terracciano ha voluto protestare contro il mancato pagamento degli stipendi da parte della Asl 1 di Napoli.  Per dire che quella ”mancanza di fondi a disposizione” li stava letteralmente svenando. Dopo tre giorni di protesta la vertenza si è sbloccata. L’infermiera Mariarca Terracciano e i suoi colleghi hanno avuto il loro stipendio. Ma a pagare il prezzo più alto è stata la stessa Mariarca che lunedì è morta, dopo tre giorni di agonia, anche se le cause del decesso restano da verificare. Aveva quarantacinque anni, due figli, un marito, un mutuo da pagare e la paura di non riuscire più a tirare avanti.
Questa di Mariarca Terracciano è solo l’ultima delle proteste estreme che i lavoratori sono costretti a mettere in scena per riuscire ad avere l’attenzione dei media e avere qualche speranza di essere ascoltati.
Lo sanno bene i ricercatori dell’Ispra che per cinquantasette giorni sono rimasti sul tetto del loro istituto, Natale compreso. Il progetto di ridimensionamento delle attività dell’Ispra metteva a rischio quattrocentotrenta contratti. Ci sono voluti cinquantasette giorni e cinquantasette notti, nonostante il freddo e i malori che ogni tanto li colpivano, per trovare un accordo, il 21 gennaio, con il Ministro Prestigiacomo.
Non sono bastati, invece, finora i settantanove giorni dei cassintegrati della Vinyls di Porto Torres che hanno occupato l’ex carcere dell’Asinara, dando vita a quella che hanno chiamato “L’isola dei cassintegrati”. Buoni ascolti per questo che non è un reality ma una realtà, ma finora nessun risultato. Solo grandi delusioni. E lo spettacolo della protesta va avanti.
Anche per i lavoratori neri e in nero di Rosarno c’è voluta una sparatoria e una clamorosa protesta dei fantasmi delle arance per far parlare di ciò che tutti sanno ma nessuno dice: lo sfruttamento della manodopera degli immigrati irregolari, costretti a vivere in condizioni vergognose per loro e per noi. Poi anche lì i riflettori si sono spenti ed è tornato il lavoro nero.
Mariarca Terracciano aveva capito che le parole non bastavano più e ha scelto di urlare con il suo corpo, come fanno da sempre i detenuti: sciopero della fame e autolesionismo. I detenuti si tagliano il corpo con le lamette, lasciando uscire il sangue e costringendo così le autorità a intervenire e a prendere in considerazioni le loro richieste. Mariarca il suo sangue se lo è fatto togliere per gridare a tutti “stanno giocando sulla nostra pelle e sulla nostra salute”. Lo diceva da tempo, ma nessuno la stava a sentire. Sono bastati tre giorni di dissanguamento vero, un video su You tube, l’attenzione dei media e i soldi sono saltati fuori.
Ma l’estrema protesta di Mariarca era andata troppo oltre. Anche se i medici dicono che i suo malore non ha niente a che fare con quel grido del suo corpo.
Ora Mariarca ha ottenuto il diritto allo stipendio che rivendicava, ma ha perso la vita. I suoi figli non hanno più la madre. Il marito di Mariarca nel silenzio del dolore ha autorizzato l’espianto degli organi di sua moglie per aiutare qualcun’altro a vivere.
I media italiani oggi parlano tutti di Mariarca, della sua protesta, della sua vittoria e della sua morte. Poi i riflettori si spegneranno in attesa di una nuova protesta estrema.
Ma dopo Mariarca cosa ci si dovrà inventare per riavere l’attenzione dei media sulla prossima rivendicazione, per far parlare dei diritti violati, del lavoro che non c’è, delle famiglie che non riescono più a tirare avanti?
O forse anche i giornalisti possono imparare da questa morte? Morire per il lavoro, i soldi che non ci sono più, nell’indifferenza dei media. La vicenda di Mariarca Terracciano - di Gianni Rossi


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