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Tv e potere. Sarkozy, il Berlusconi di Francia, mette il "bavaglio" su France Televisions
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di Gianni Rossi

Tv e potere. Sarkozy, il Berlusconi di Francia, mette il "bavaglio" su France Televisions

In Francia i suoi detrattori (la maggioranza degli elettori, secondo gli ultimi sondaggi) lo hanno soprannominato Sarkony, assimilandolo a Berlusconi (che a sua volta viene ironicamente ribattezzato Berlusky), per il suo stile di vita, le amicizie potenti e la sua mania di tenere sotto stretta sorveglianza i media. E’ talmente ossessionato dal culto dell’immagine pubblica che il Presidente della Repubblica francese è spesso intervenuto presso gli editori dei principali giornali d’oltralpe per cercare di censurare articoli “sgraditi” o anche per far rimuovere giornalisti e direttori “non in sintonia”.
Ma soprattutto, non potendo basarsi sulla fortuna personale di avere una rete TV propria, come il suo idolo Berlusconi, appena diventato il “primo inquilino” dell’Eliseo ha messo le mani sulla Tv pubblica, France Televisions, imbavagliandola definitivamente.
Nei giorni scorsi la sua campagna berlusconiana di annientare la libertà di azione del servizio pubblico è arrivata al culmine con la nomina di Remy Pflimlin a Presidente di France Televisions, al posto del malvisto Patrick De Carolis. Il cambio al vertice avverrà il 24 agosto, subito dopo che i due rami del Parlamento e il CSA, il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo, avranno dato il loro parere consultivo. Ad affiancare Pflimlin ( già direttore generale di France 3 dal 1999 al 2005), Sarkozy, ha indicato un suo uomo di fiducia, Jean Pierre Cottet, con un passato nel servizio pubblico, come il neo-presidente, ma soprattutto supermanager del gruppo Lagardare (un impero nei media e nell’industria aerospaziale, già “grande elettore” di Sarkozy).
In effetti, Sarkony, avrebbe voluto un altro candidato a quel posto: l’attuale capo di Europe 1(la diffusa e potente radio del gruppo Lagardare), Alexandre Bompard.
Ma ha trovato sulla sua strada l’opposizione di oltre un centinaio di grandi personalità, che il mese scorso hanno firmato un manifesto contrario alle sue pratiche autocratiche  e alla stessa Riforma del 2009, che in pratica ha ridotto il servizio pubblico francese in una sorta di dependance dell’Eliseo. Tra i primi firmatari di questo Manifesto “antibavaglio” dal titolo “Liberiamo il servizio pubblico!”, personalità di destra e di sinistra, i leader dei principali partiti di opposizione,  scrittori, editori, giornalisti, artisti di cinema e teatro, ex- presidenti del CSA, ex-ministri della cultura e persino 5 ex-primi ministri (Laurent Fabius, Lionel Jospin, Pierre Mauroy, Michel Rocard e Dominique de Villepin).
E così, tramontata la “stella” Bompard, Sarkony si è orientato su un manager “più navigato” come Pflimlin al quale comunque ha affiancato Cottet. D'altronde la legge sarkoniana dà tutti i poteri di nomina proprio al capo dell’Eliseo!
E lui aveva già fatto sapere di come avrebbe usato i suoi poteri con la nomina  a suo tempo del direttore generale di Radio France, con un altro manager fidato, Jean Luc Hees, che ha ovviamente ripagato il suo “grande elettore” legando la programmazione informativa della radio pubblica ai voleri di Sarkony, tanto da attirarsi critiche da tutti gli ambienti culturali e da vasti settori della politica.
Un altro attacco all’autonomia editoriale e imprenditoriale di France Televisions, Sarkozy ha cercato di portarlo con il tentativo di imporre un altro suo amico, Stephane Courbit produttore TV (già capo della Endemol francese, al vertice del Lov Group e associato al colosso pubblicitario Publicis), al posto di comando della società pubblica di raccolta pubblicitaria per la TV FTP. Anche in questo caso si sono levate forti proteste politiche e non solo, anche perché Courbit, in pieno conflitto di interessi, assumerebbe in sé il ruolo di produttore TV (suoi i programmi di Nagui Fam su France 2 e France 4) e di raccoglitore di pubblicità. Non solo, ma a destare forti dubbi antitrust è intervenuto l’altro colosso pubblicitario Havas, concorrente della Publicis, che ha già minacciato di far ricorso sia al consiglio di Stato sia all’Autorità per la concorrenza, in quanto secondo il progetto di Sarkozy, la FTP dovrebbe cedere gran parte del proprio pacchetto azionario alla Publicis, per rimpinguare le casse esauste del servizio pubblico TV, da un anno privato di introiti pubblicitari nelle fascia oraria dopo le 20, sempre per un decreto sarkoniano.
Nonostante i suoi progetti di imbavagliamento siano a buon punto, comunque, Sarkozy sta trovando una forte opposizione proprio all’interno del suo stesso schieramento politico, l’UMP, che pressato dalla resistenza della sinistra in Parlamento (Partito socialista, Verdi europei e Comunisti) e dall’azione di lobbying dei grandi gruppi mediatici, sta decidendo di rivedere l’intera legge “faro”, voluta dal Presidente della Repubblica, che ha ridotto drasticamente le inserzioni pubblicitarie sul servizio pubblico.
In prima fila a questa opposizione contro Sarkozy è Jean François Copè, capo-gruppo dell’UMP all’Assemblea Nazionale e dal 2008 presidente della Commissione « per una nuova televisione pubblica », tra l’altro oppositore ad aumenti del canone televisivo (ipotesi avanzata dal ministro per la cultura Frederic Mitterrand).
Con l’abolizione degli spot pubblicitari, France Televisions avrebbe già perso 400 milioni di euro in un anno, senza per altro ancora vedere una compensazione, come dovuto secondo la legge, attraverso una leggera tassazione sui profitti delle società di telefonia mobile. Dal 2011, se la legge non cambierà, gli spot saranno destinati a sparire anche nella fascia oraria che va dalle 6 alle 20. La soluzione provvisoria, trovata con il prelievo fiscale dagli introiti degli operatori di telefonia mobile, sembra non sia accettabile, poiché la Commissione europea vi ha ravvisato diverse contraddizioni con le direttive comunitarie. Copé ha così rilanciato la proposta di ridurre le ore di embargo della pubblicità.
Insomma, la rivolta alla mancanza di spot diventa scontro politico in seno alla stessa maggioranza, che sembra sempre più orientata a ritornare al vecchio regime pubblicitario, vista la crisi economica e la difficoltà del bilancio pubblico, che ha costretto anche il governo francese a studiare una manovra fiscale “lacrime e sangue”.
Nel frattempo, Sarkozy cerca di correre ai ripari, tentando di rafforzare il suo potere essenzialmente sulla TV pubblica, appunto imbavagliandone l’informazione e restringendone le risorse finanziarie, in vista delle elezioni presidenziali del 2012, proprio perché il fronte dei suoi “cavalieri grandi elettori” si va assottigliando, mentre si ravviva lo scenario dei media propensi a un candidato della “gauche”. Sarkozy, al momento può ancora contare su: Bouygues, proprietario della principale TV privata di Francia TF1, ma anche di società di costruzioni e della Bouygues Telecom, telefonia mobile e internet; Vincent Bollorè, patron della Havas, media e pubblicità, ma anche vicepresidente delle Assicurazioni Generali e consigliere di Mediobanca; Dassault, costruttore di aerei, immobiliarista e proprietario del principale quotidiano d’oltralpe Le Figaro; Arnault, uno degli uomini più ricchi al mondo con il suo gruppo “del lusso” LVMH, controlla il principale quotidiano economico Les Echos, dopo aver lasciato l’altro La Tribune; Pinault, altro imprenditore “del lusso”, proprietario del settimanale “di sinistra” Le Point, che ultimamente però sta cavalcando anche la “fronda”, tanto da pubblicare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche del caso “Bettencourt”, la maggiore azionista de L’Oreal, lo scandalo che sta facendo tremare il governo e lo stesso Sarkozy per i presunti finanziamenti occulti.
Si sarebbe sfilato dal gruppo degli amici un altro “potente di Francia”, Arnaud Lagardere, figlio del leggendario Jean Luc morto di recente, maggiore azionista del grande gruppo aerospaziale EADS, produttore dell’Airbus, della società multimediale Hachette, editore di Paris Match, Le Journal de Dimanche, Elle e di Europe 1.
A questi ultimi due “frondisti”, va poi ad aggiungersi Edouard de Rothschild, maggiore azionista di Liberation, e da ultimo il “Trio” Pierre Bergè, Xavier Niel e Matthieu Pigasse, che da poche settimane hanno acquistato il controllo del prestigioso quotidiano Le Monde e sono da sempre sostenitori del Partito socialista, nonché finanziatori della passata campagna presidenziale della candidata socialista Segolene Royal.
La vicenda di Le Monde ha turbato i sonni di Sarkozy, che aveva sponsorizzato alcuni suoi “cavalieri bianchi” perché ne acquistassero la proprietà. La disfatta di Boulevard Blanqui, sede del prestigioso quotidiano pomeridiano parigino, rischia di far precipitare le “azioni” politiche di Sarkozy anche dentro il suo stesso partito in vista delle presidenziali. Anche perché il “Trio” rappresenta nuovi e vecchi ambienti di potere economico e di alleanze: Bergè, il più anziano del gruppo, è stato per decenni l’amico-socio di Yves Saint Laurent e ora ne cura la “maison” e gestisce l’immenso patrimonio finanziario e artistico; Niel è il proprietario dell’operatore Internet Free; Pigasse, soprannominato “il banchiere della sinistra”, è vicepresidente europeo della potente banca d’affari francese Lazard e proprietario-presidente del magazine giovanile Les Inrockuptibles.
Insomma, per Sarkozy-Sarkony l’aver messo il bavaglio a France Televisions, sulla scia del suo idolo Berlusconi-Berlusky, non sembra metterlo al riparo dalle critiche e dai “rischi” della libertà d’informazione. Semmai, dovrà guardarsi dagli effetti negativi del cosiddetto “Fattore S.”, che ultimamente sembra colpire con alterne sfortune amici e sostenitori del Silvio di Arcore.


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