Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - L'attività di Art. 21
A proposito di donne
Condividi su Facebook Condividi su OKNOtizie Condividi su Del.icio.us.

di Gianfranca Fois

A proposito di donne

Non ce l’aspettavamo. La storia delle donne ci sembrava seguire la dritta via, traguardo dopo traguardo in vista di un mondo in cui uomini e donne potessero esprimersi e agire in modo libero, senza impedimenti dovuti a pregiudizi sociali e culturali. Avevamo dimenticato che la storia delle donne era fatta di passi avanti, non abbastanza, di passi indietro, molti e dolorosi.
E così anziché tenere desta l’attenzione, proteggere, rafforzare e vivificare sempre più quanto avevamo conquistato, ci siamo distratte, abbiamo lasciato perdere, abbiamo sottovalutato o non abbiamo visto i segnali sempre più evidenti e preoccupanti che la società ci mandava. Erano e sono segnali del disagio di donne e uomini, disagio che si è esasperato con la crisi morale, politica ma soprattutto culturale che ha investito la società italiana in questi ultimi anni. A questo si aggiunge la crisi economica che fa da detonatore alle inquietudini, alle patologie, a un malinteso senso di sé di maschi incapaci, per educazione, per fragilità, per paura di inadeguatezza, di vivere relazioni affettive, sentimentali, persino lavorative con l’altro sesso.
A fianco all’arretramento dei diritti umani (vedi riduzione in schiavitù degli immigrati), dei diritti dei lavoratori (vedi Pomigliano e il mondo dei precari), dei diritti dei cittadini (vedi gli attacchi alla scuola e alla sanità pubblica) il berlusconismo si è macchiato di infamia, attraverso la televisione e non solo, nel rimandarci un modello di donna ridotta a puro oggetto di piacere per l’uomo, oggetto di scambio di favori degli uomini potenti, oggetto da ripagare con  posizioni di prestigio in cambio di favori sessuali.
Questo è l’unico modello che ci viene proposto e che, soprattutto, viene proposto alle giovani generazioni. E gli effetti devastanti si vedono, li possiamo toccare con mano giorno dopo giorno, una lunga catena di abusi, di delitti che vedono come vittime le donne, considerate appunto oggetti di cui si rivendica la proprietà con ogni mezzo.
Sicuramente gli abusi sulle donne ci sono sempre stati, ma anziché assistere ad una inversione di tendenza in quella che dovrebbe essere una società moderna e democratica, assistiamo a una escalation che ha varie motivazioni ma che sicuramente è legata anche a questo tentativo di subornazione che soprattutto la maggioranza di destra sta portando avanti nel nostro paese.
A questa degradazione della figura femminile si  accompagnano le difficoltà sempre più forti in campo lavorativo e pubblico.
Basta leggere gli ultimi dati : L’Italia occupa il 74esimo posto (l’anno scorso era 72esima) su 134 paesi nella classifica sul Gender Gap del World Economic Forum che misura il divario di genere in termini di opportunità. Quindi tra gli ultimi posti in Europa, superata da parecchi paesi in via di sviluppo.
A questo si aggiunge il fatto che l’Italia occupa solo il 50esimo posto per rappresentatività femminile nelle assemblee elettive. Poche, e in ruoli di scarso rilievo le donne in parlamento e nell’esecutivo, a livello nazionale ma anche locale.
Un esempio ci viene dall’ultima giunta della Regione Sardegna (centro destra) in cui le donne sono completamente assenti.
Finalmente però si comincia a vedere una reazione, infatti la consigliera regionale del PD, Francesca Barracciu, ha deciso, appoggiata da diverse associazioni, fra cui la sezione sarda di Articolo21, e da donne appartenenti a diversi schieramenti politici, di preparare un ricorso al Tar contro la giunta Cappellacci.
E’ un segnale importante, necessario; noi donne dobbiamo riprendere a farci sentire, ad esigere il rispetto delle nostre persone, dei nostri sentimenti, dei nostri saperi, delle nostre capacità e abilità in tutti i campi, in tutti i partiti e gli ambienti di lavoro. Dobbiamo stigmatizzare in modo chiaro e netto tutti i casi che vanno in senso contrario, senza paura delle facili irrisioni di ignobili individui ( mi vengono in mente le parole di alcuni giornalisti de “Il Giornale” nei confronti di Conchita De Gregorio) che purtroppo allignano in vari settori.
Infatti anche senza scadere nella volgarità è diffusissimo nella società un atteggiamento di superiorità e di fastidio verso le donne che partecipano, intervengono, si espongono, fastidio che talvolta proviene anche da altre donne che evidentemente nulla sanno delle lotte femminili che hanno permesso loro di fare una vita diversa e migliore di quella delle loro madri  e nonne.
La posta in gioco è però troppo importante non solo per noi, ma anche per le generazioni future, le giovani e i giovani devono ricevere altri e alti modelli femminili che anche se poco conosciuti o dimenticati sono e sono stati presenti nella nostra società; solo così potremo sentirci, donne e uomini insieme, partecipi di un mondo civile e democratico.

 

 


Letto 2063 volte
Dalla rete di Articolo 21