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1080, il numero dei morti sul lavoro nel 2010
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di Carlo ed Elisa Soricelli

1080, il numero dei morti sul lavoro nel 2010

Il totale dei morti sui luoghi di lavoro è di 593 , + 6,5% rispetto al 2009. Se si considerano i lavoratori morti in itinere o che lavorano sulle strade spostandosi con mezzi di trasporto propri o aziendali si arriva a contare 1080 vittime e oltre 25.000 invalidi.  Le categorie con più vittime sono sempre quelle degli anni scorsi: l'ediliza ha superato quest'anno l'agricoltura e ha registrato il 28,4% sul totale (167 morti), l'agricoltura il 28,1% (165 morti), l'industria il 12,5% (73 morti), l'autotrasporto l'8,7% (51 morti), l'artigianato il 4,4% (30 morti nell'installazione o manutenzione di impianti elettrici, votovoltaici, revisione caldaie ecc.), l'esercito italiano l'1,9% (12 vittime di cui 11 in afghanistan).

Gli stranieri morti sono stati il 10,1% sul totale (60 vittime), di cui il 41% sono romeni; nella fascia d'eta' compresa tra i 19 e i 39 anni. La percentuale raggiunge il 15% sul totale degli stranieri.

MORTI PER INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE REGIONI


PIEMONTE 28 (21 NEL 2009).
LOMBARDIA 81 (69 NEL 2009).
VAL D'AOSTA 3 (5 NEL 2009).
LIGURIA 16 (17 NEL 2009).
VENETO 54 (37 NEL 2009).
TRENTINO ALTO ADIGE 32 (25 NEL 2009).
FRIULI 7 (16 NEL 2009).
EMILIA ROMAGNA 40 (53 NEL 2009).
TOSCANA 29 (32 NEL 2009).
UMBRIA 6 (10 NEL 2009).
LAZIO 41 (44 NEL 2009).
MARCHE 13 ( 20 NEL 2009).
ABRUZZO 21 (26 NEL 2009).
MOLISE 3 (9 NEL 2009)
CAMPANIA 47 (41 NEL 2009)
PUGLIA 46 (24 NEL 2009).
BASILICATA 6 (7 NEL 2009)
CALABRIA 18 (10 NEL 2009)
SICILIA 42 (44 NEL 2009)
SARDEGNA 24 (15 NEL 2009)


LE REGIONI CON IL MAGGIOR INCREMENTO DI VITTIME SONO STATE:
PUGLIA +96%, CALABRIA +95%, SARDEGNA + 35%. E VENETO + 31,5%.

LE REGIONI CHE HANNO REGISTRATO UN FORTE CALO DELLE VITTIME SONO STATE:
MOLISE -300% VAL D'AOSTA -60% FRIULI -57%, UMBRIA-50%, MARCHE - 35%, EMILIA ROMAGNA -27%

SULLE AUTOSTRADE E ALL'ESTERO SONO STATE DOCUMENTATE 35 VITTIME NEL 2010

L'EDILIZIA VEDE AUMENTARE NEL 2010 LE VITTIME DEL +3,6%. IN TERMINI ASSOLUTI PASSA DA 161 VITTIME DEL 2009 A 167 DEL 2010

L'AGRICOLTURA HA AVUTO NEL 2010 165 VITTIME CON UN AUMENTO RISPETTO AL 2009 DEL 4,3%. IN TERMINI ASSOLUTI PASSA DA 158 VITTIME DEL 2009 A 165 DEL 2010.

L'INDUSTRIA PASSA DA 71 VITTIME DEL 2009 A 73 DEL 2010 +3,25%.

PROVINCE CON IL MAGGIOR NUMERO DI VITTIME
BOLZANO E BRESCIA 21
ROMA 21
MILANO 19
NAPOLI 17
FOGGIA 16
BARI E VICENZA 13
PALERMO 12
TREVISO E TRENTO 11


ETÀ DELLE VITTIME
DAI 16 AI 19 ANNI 3 (0,55%).
DAI 20 AI 29 ANNI 53 ( 8,9%)
DAI 30 AI 39 98 (16,8%)
DAI 40 AI 49 113 (19,3%)
DAI 49 AI 59 116 (19,8%)
DAI 59 AI 69 87 (14,4%)
DAI 70 AI 79 37 (3,7%)
DAGLI 80 AI 90 13 (1,8%)

DAI 69 AI 90 SONO MORTI QUASI ESCLUSIVAMENTE AGRICOLTORI SCHIACCIATI DAI TRATTORI CHE GUIDANO
CONCLUSIONI

In realtà le vittime per infortuni sul lavoro propriamente dette cioè i lavoratori deceduti esclusivamente a causa di infortuni sui luoghi di lavoro non calano, ma aumentano.

Il calo complessivo delle vittime registrato in questi ultimi anni non è imputabile alla prevenzione messa in campo nelle aziende, ma a causa di una diminuzione dei decessi che si registra in itinere o più genericamente "sulle strade". Le ragioni di questo calo derivano soprattutto dall'acquisto da parte dei lavoratori di automobili nuove più sicure, dopo la rottamazione delle vecchie. Questo fa pensare che ci sia una maggiore attenzione verso il fenomeno degli infortuni sul lavoro soprattutto da parte delle imprese, purtroppo non è così. Al contrario la crisi ha fatto aumentare i morti sui luoghi di lavoro perchè nel clima generale di difficoltà la "Sicurezza" viene messa in secondo piano. Pur di evitare il fallimento le aziende accettano commesse a prezzi più bassi e i lavoratori per non perdere il lavoro aumentano i ritmi e accettano senza contestazioni condizioni di maggior rischio.
I meridionali e gli stranieri rappresentano quasi la totalità delle vittime in edilizia e i romeni hanno registrato quasi la metà dei morti tra gli stranieri.

Gli agricoltori hanno registrato percentualmente un calo dei morti, dovuto perlopiù alla casualità, così com'era accaduto in alcune regioni l'anno scorso; nulla è stato fatto per incentivare la rottamazione dei vecchi trattori, veri e propri killer che uccidono centinaia di agricoltori a causa del ribaltamento del mezzo e di riflessi poco pronti dovuti all'età avanzata.

Attraverso l'analisi delle tabelle excel e degli istogrammi elaborati con la raccolta delle notizie è possibile prevedere con anticipo quando ci saranno più vittime in edilizia e in agricoltura, ma nonostante gli allarmi inviati più volte preventivamente, politici, giornalisti e media non hanno fatto niente per allertare le categorie a rischio. Occorrerebbe sensibilizzare queste categorie e non solo sdegnarsi quando si danno notizie di infortuni particolarmente atroci.
Alla maggioranza dei mass-media non interessa fare un lavoro oscuro e con poca risonanza mediatica, cosa che avviene quasi ogni giorno nel caso di vittime anonime che muoiono nella profonda provincia.
Nelle piccole e piccolissime aziende, dove non esiste un sindacato organizzato, non si fa nessun tipo di prevenzione.
C'è da chiedersi se sia una politica saggia quella di diminuire la "burocrazia" e depenalizzare i reati per i datori di lavoro e per i responsabili della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ciascun morto sul lavoro, oltre alla perdita umana, rappresenta sempre una tragedia sociale, ma anche un ingente costo di denaro, centinaia di migliaia di euro, che lo Stato paga per il mantenimento dei familiari della vittima, spesso bambini in tenera età.

In conclusione possiamo dire che diminuire i controlli, i reati e le normative sulla Sicurezza è poco lungimirante se non addirittura criminale.

Carlo Soricelli

A cura di
Elisa Soricelli

http://cadutisullavoro.blogspot.com/


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