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Berlino rende omaggio a Panahi
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di Ahmad Rafat

Berlino rende omaggio a Panahi

Il 61° Festival Cinematografico di Berlino, rende omaggio a Jafar Panahi. L’intero festival è praticamente dedicato al grande regista iraniano. La serata inaugurale è stata caratterizzata  dalla sedia vuota del regista che malgrado gli sia stato proibito di lasciare il paese, continua a far parte della Giuria Internazionale, presieduta da Isabella Rossellini.
La lettera di Jafar Panahi, diretta alla Berlinale (vedi testo integrale in inglese in calce) e letta da Isabella Rossellini ha commosso la sala che ha applaudito in piedi per diversi minuti il regista iraniano. Ogni sezione del festival è aperta da un film, lungo o corto, di Jafar Panahi.
Sul tappeto rosso di Berlino i grandi del cinema tedesco e internazionale hanno sfilato con la foto di Panahi al collo. Volker Schloendorf, il regista che con il suo “Il Tamburo di Latta” ottenne la palma d’oro a Cannes e l’Oscar si è presentato alla serata dedicata al regista iraniano con il suo Simorg di cristallo, il premio ottenuto nel 2005 al Festival Internazionale del Cinema di Teheran. “Restituisco questo premio in segno di solidarietà a Jafar Panahi” ha detto Schloendorf. Per le strade di Berlino gira un camioncino con una gigantografia del regista iraniano con la scritta “Where is Panahi”. Berlino vuole sapere dove sta Panahi che sarebbe dovuto essere qui. Nei pressi del palazzo che ospita la Berlinale gli iraniani continuano a manifestare contro il regime degli ayatollah, chiedendo la libertà per Panahi e per tutti gli altri prigionieri di coscienza.
Il 17 febbraio, sempre nell’ambito del Festival di Berlino, ad una tavola rotonda registi e giuristi iraniani discuteranno del caso Panahi, della censura e della libertà d’espressione in Iran. Jafar Panahi è stato condannato a 6 anni di carcere e 20 anni di divieto di realizzazione di film, di viaggiare all’estero e di ogni contatto con la stampa. Se questa sentenza, fosse confermata in secondo grado dal Tribunale della Rivoluzione, priverà Jafar Panahi per 6 anni della sua libertà e il pubblico internazionale per 20 anni di vedere altre  opere di questo grande regista.
Solo la mobilitazione internazionale e le pressioni dei governi occidentali potranno impedire questo grave attentato alla libertà di espressione non solo di Panahi ma del cinema iraniano ed internazionale. Panahi è accusato di aver “pensato” alla realizzazione di un film sui fatti che seguirono le elezioni presidenziale del 2009 in Iran. Panahi in tutta la sua carriera da cineasta ha posto l’accento sulle situazioni sociali e soprattutto sulla discriminazione della donna. Due dei suoi capolavori “Il Cerchio” ( Leone d’Oro alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia) e “Offside” (Orso d’Argento alla Berlinale) riguardano proprio le condizioni della donna in Iran.
L’Italia renderà omaggio al grande regista con due appuntamenti nei prossimi giorni. Il primo appuntamento per esprimere la solidarietà del mondo dell’arte e della cultura è a Roma al cinema Barberini il 28 febbraio, mentre a Torino il l’appuntamento è per il 1 marzo al cinema Massimo.

 


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