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"Il Mediterraneo è tornato a essere il cimitero dei migranti"
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di Redazione

"Il Mediterraneo è tornato a essere il cimitero dei migranti"

"I barconi affondano e il Mediterraneo è tornato a essere il cimitero dei migranti. Dall’inizio dell’anno, sono circa 350 i morti sulle rotte del Canale di Sicilia. Una tragica conta che rischia di aumentare perché, a fronte delle rivolte che stanno scoppiando nel Maghreb come in Medio Oriente, cresce la spinta di disperazione che dall’Africa porta in Occidente. Se saranno 20 mila o il triplo o il quadruplo i migranti che affronteranno il Mediterraneo nei prossimi mesi, poco cambia". Così esordisce la lettera che Rita Borsellino, Luciano Ligabue e David Sassoli, tre personaggi molto diversi tra di loro ma accomunati dalla stessa sensibilità per quello che sta accadendo tra il nordafrica e le coste italiane, scrivono alla Commissione europea e del Parlamento europeo..

All’attenzione della Commissione europea e del Parlamento europeo

I barconi affondano e il Mediterraneo è tornato a essere il cimitero dei migranti. Dall’inizio dell’anno, sono circa 350 i morti sulle rotte del Canale di Sicilia. Una tragica conta che rischia di aumentare perché, a fronte delle rivolte che stanno scoppiando nel Maghreb come in Medio Oriente, cresce la spinta di disperazione che dall’Africa porta in Occidente.
Se saranno 20 mila o il triplo o il quadruplo i migranti che affronteranno il Mediterraneo nei prossimi mesi, poco cambia. Resta l’enormità di un’emergenza umanitaria che non può essere affrontata con gli egoismi di Stato, né rinfocolando le paure verso gli stranieri, né tantomeno con politiche volte esclusivamente ai rimpatri. Inoltre, gli assetti geopolitici in continua evoluzione non fanno prevedere la possibilità di giungere in tempi rapidi a efficaci accordi di cooperazione internazionale.
Insomma, ci sono questioni aperte che richiedono tempo per essere affrontate. Un tempo che non coincide con la rapidità con cui i barconi partono dall’Africa e giungono nel nostro continente.
Diciamo continente, perché, da italiani ed europeisti convinti, crediamo che a fronte di questa emergenza umanitaria l’Unione non possa correre il rischio di mostrarsi come una mera sommatoria di Stati, facendosi paralizzare dalle pulsioni egoistiche, da calcoli di bottega politica o peggio ancora da proclami di stampo razzista. 
Per queste ragioni, chiediamo una risposta unitaria, che coinvolga tutti e che si fondi sui valori sanciti dalla nostra Carta dei diritti fondamentali, «i valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà». In questa Carta, leggiamo che “l’Unione pone la persona al centro della sua azione», che «la dignità umana è inviolabile, che «il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra», che «le espulsioni collettive sono vietate» e che «nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti».
Ecco, sono le parole contenute in questa Carta che ci rendono orgogliosi di essere cittadini europei. Parole come solidarietà, senza la quale non vi può essere benessere, né giustizia, né sicurezza. Ossia, le fondamenta stesse dell’Unione europea.
14 aprile 2011

Rita Borsellino, Luciano Ligabue e David Sassoli


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