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Referendum per cambiare la legge elettorale, si puo' firmare nei Comuni
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di Franco Siddi

Referendum per cambiare la legge elettorale, si puo' firmare nei Comuni

Per i referendum si puo' firmare nei Comuni. Ma pochi lo sanno e tanti, anche per la semplificazione e distrazione dei media, pensano sia un'operazione di mero schieramento di fazione da esprimere solo se c'e' un banchetto in piazza.  Purtroppo certi temi - non solo questi referendum elettorali ma ancor di più quelli del lavoro e dei suoi valori morali e materiali - stentano a entrare nelle agende dei media e  trovare adeguata trattazione di  di base e di confronto nei canali dell'informazione pubblica e privata.
Per questo ho deciso di rendere una pubblica testimonianza di miei convincimenti e di una mia scelta personale: ho firmato per i referendum elettorali che mirano all'eliminazione delle norme che oggi prevedono un parlamento di eletti senza possibilita' effettiva di scelta, meglio note come "legge porcata" e il ritorno al cosiddetto "mattarellum" (collegi uninominali e quota proporzionale), il passaggio più rapido possibile a un ritorno all'effettivita' della delega popolare di base. Una scelta - ripeto personale - nella convinzione che vada in direzione del bene del Paese e della nostra terra, che tiene insieme i cittadini tanto più quanti sono rappresentate le comunita' locali. Ho firmato negli uffici del mio Comune di residenza, Selargius, dell'area metroplitana di Cagliari, in un clima di cordialita', efficienza e di un certo stupore. Ho scoperto che poco o nulla si sa di questa opportunita' di scelta per la sottoscrizione dei quesiti referendari. Firmare nel Comune, e non solo nei banchetti, dei promotori e' opzione di grande garanzia per tutti, sulla trasparenza e certificazione dell'operazione come sull'istituzionalizzazione immediata di una scelta di partecipazione democratica. In tempi come questo il riferimento dei Comuni, primi presidi della democrazia deliberante, assume un significato speciale per chi ritiene utile un cambiamento elettorale che riparta dalla partecipazione e dalla formazione di una rappresentanza parlamentare connessa nei fatti, e non solo nelle forme, ai territori e ai suoi abitanti. Purtroppo certi temi - non solo questi referendum elettorali ma ancor di più quelli del lavoro e dei suoi valori morali e materiali - stentano a entrare nelle agende dei media e  trovare adeguata trattazione di base e di confronto nei canali dell'informazione pubblica e privata. Ecco rendo testimonianza di una scelta nell'auspicio che altre concorrano a bucare i muri del silenzio e voci diverse si spendano nel confronto tra opzioni nei media. Credo che questo tempo difficile non possa essere vissuto solo adeguando i registri agli orientamenti dei vari centri di potere costituito, ne' pensando che oltre ci sia solo una folla tumultuante da respingere o da alimentare a seconda degli interessi che si vogliono favorire. Una puntuale e plurasticamente aperta informazione sui referendum elettorali trova ragione nella natura stessa del movimento in campo e nell'idea civica le folle tumultuanti debbono poter diventare da subito folle deliberanti di una corretta e efficiente democrazia rappresentativa, senza deleghe fuori controllo.


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