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Niente piu' immunita' parlamentare per Umberto Bossi
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di Elisabetta Reguitti*

Niente piu' immunita' parlamentare per Umberto Bossi

Le notizie sono due: la prima è che la Corte Costituzionale, con una sentenza, in questi giorni ha annullato la delibera con la quale la Camera aveva dichiarato coperte da immunità parlamentare le dichiarazioni di Umberto Bossi colpevole di aver insultato il giudice che nel 2001 lo ha condannato a un anno e quattro mesi per vilipendio alla bandiera. La seconda è che leader del Carroccio non ha mai rinunciato a quella immunità del Parlamento italiano (non padano). La vicenda era iniziata il 26 luglio 1997 a Cabiate in provincia di Como durante un comizio in cui Bossi si era espresso dicendo: “Io col tricolore mi ci pulisco il culo”.

Non contento, in diverse interviste, si era poi scagliato contro il giudice di Cantù Paola Braggion (che lo aveva condannato) accusandola di strumentalizzare il proprio ufficio per incidere sulla competizione politica, di approfittare di un processo politico per ricavarne visibilità e di utilizzare “relitti giuridici” con perdita di tempo e “furto dello stipendio”. Braggion a sua volta aveva chiesto chiesto il risarcimento dei danni e la Corte d'appello di Brescia aveva condannato il leader del Carroccio a pagare 40mila euro al magistrato. Ma Bossi, non contento, aveva deciso di impugnare la sentenza e la Camera aveva adottato la delibera per definire insindacabili le sue parole in quanto espresse “nell'esercizio delle funzioni parlamentari”.

E lui non ha mai proferito parola per rinunciare a quella immunità che però oggi, la sentenza costituzionale, ha cancellato in modo definitivo. L'aspetto rilevante è anche un altro: quello cioè che la Camera non può tutelare il deputato (nel caso specifico Umberto Bossi) per tutto ciò che dichiara fuori dal Parlamento riaffermando quindi in concetto che il deputato non è sempre irresponsabile per quel che dice. Soprattutto se si chiama Umberto Bossi.

Al centro della vicenda che riguarda Umberto Bossi quindi c'è il tema di “insindacabilità delle opinioni date nell’esercizio delle funzioni parlamentari” da tempo, secondo il costituzionalista Antonio D'Andrea, oramai la “Corte con la sua giurisprudenza ritiene di non considerare costituzionalmente legittima la dichiarazione di insindacabilità della Camera di appartenenza del singolo deputato o senatore e dalla quale deriverebbe l’assoluta irresponsabilità giuridica del parlamentare per quanto da egli dichiarato spesso – spiega D'Andrea -, anche extra moenia tutte le volte nelle quali non si riscontra un collegamento effettivo tra quanto dichiarato all’interno della Camera e - conclude -, quanto successivamente dichiarato all’esterno della stessa Camera dal parlamentare chiamato a rispondere delle proprie dichiarazioni”.

Riprenderà quindi il processo a carico di Umberto Bossi. Senza l'annullamento infatti la delibera avrebbe impedito la prosecuzione dell'azione giudiziaria. (Leggi in allegato la sentenza).


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