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Siracusa. Denunciati e intimiditi due giornalisti della "Civetta"
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di Giorgio Ruta*

Siracusa. Denunciati e intimiditi due giornalisti della "Civetta" Una procura sotto accusa, due giornalisti e un politico accusati di estorsione e una città divisa. Siamo a Siracusa e al centro di questa storia c’è un piccolo giornale distribuito nella provincia aretusea, con una tiratura di 1500 copie: il quindicinale La Civetta di Minerva diretto da un giornalista con alle spalle quarant’anni di giornalismo, Franco Oddo. Ripercorrendo questa storia tornano in mente gli articoli de I Siciliani di Fava sul “Caso Catania”. Ma qui siamo a Siracusa e la storia è un’altra.

Nelle redazioni di Siracusa e Catania gira un dossier sui rapporti tra alcuni magistrati siracusani e un avvocato. Il primo giornale a pubblicare i contenuti, a metà novembre, con una serie di inchieste, è Magma di Catania. Ma il giornale non è letto nel siracusano e la cosa non sembra suscitare molto clamore. Ma il 2 dicembre la notizia viene riprese e ampliata da La Civetta. È uno scandalo. Il giornale diretto da Franco Oddo, dopo una ricerca approfondita basata sulle visure camerali, mette in fila nomi, cognomi e società. Il quadro che viene fuori è questo: un noto avvocato siracusano, Piero Amara, o suoi stretti familiari, possiedono delle società. Fin qui niente di strano. Ma i soci del penalista sono nomi di spessore nella città siciliana. Ci sono: Attilio Toscano (figlio del dott. Giuseppe Toscano, già procuratore aggiunto alla procura di Siracusa), Edmondo Rossi (imprenditore, figlio del dott. Ugo Rossi, procuratore capo di Siracusa)  e Salvatore Torrisi (figlio della terza moglie del dott. Rossi) . E soprattutto Oddo scrive di collegamenti societari, tramite un ex praticante dell’avv. Amara, con il sostituto procuratore di Siracusa, Maurizio Musco. Nelle mani di questi uomini sono passati i processi più importanti e delicati di Siracusa. E spesso ad essere contrapposti sono proprio l’avv. Amara e i suoi “soci”.
L’inchiesta de La Civetta non finisce il 2 dicembre. Il 16, il 30 dicembre e il 13 gennaio il giornale pubblica ancora rivelazioni sul “Caso Siracusa”.

Dalla prima inchiesta apparsa su La Civetta all’ultima passano circa due mesi e nel frattempo succedono molte cose che servono a capire meglio un contesto che sa molto di trincee e fucili puntati.
Un nutrito numero di avvocati, sotto la sigla Movimento “Partecipazione, rappresentatività, trasparenza” chiede agli organi competenti di verificarne la fondatezza delle notizie pubblicate e  affigge in Tribunale un manifesto “a tutela dei magistrati seri e onesti, laboriosi e imparziali e a tutela degli stessi cittadini” per chiedere al Presidente della Repubblica, al Ministro e agli Organi competenti “di verificare la fondatezza delle notizie e di restituire alla Città e alla Giustizia la serenità e il decoro che meritano” e ai magistrati coinvolti “di essere loro stessi promotori dell’apertura di un fascicolo presso il CSM a loro tutela”. Il manifesto starà ben poco sulla bacheca, qualcuno ha fretta di farlo sparire. Anche l’ANM di Catania esprime inquietudine.
E poi c’è la società civile ad intervenire appoggiando La Civetta: dall’Arci agli ambientalisti, passando per una miriade di associazioni e partiti.

E intanto i grandi media regionali non spendono una parola sul caso e gli altri periodici locali invece prendono una posizione diversa. Non credono a quanto scritto da Oddo e i suoi e mostrano sostegno alla Procura. La spaccatura nella stampa siracusana è netta.
Il tintinnare delle sciabole si sente pure in Parlamento dove due deputati presentano due contrapposti documenti. Per primo, il 21 dicembre, interviene il Senatore pd Francesco Ferrante, origini siciliane. Il parlamentare chiede lumi al Ministero della Giustizia sui rapporti societari poco limpidi tra i soggetti elencati da Magma e da La Civetta.
La risposta politica avviene, il 18 gennaio, con un’interpellanza al Ministro della Giustizia presentata dall’on. Vincenzo D’Anna, di Popolo e Territorio, vicino a Nicola Cosentino. Il deputato campano chiede se il Ministro “intenda adottare tutte le azioni e i provvedimenti di propria competenza per assicurare l’imparzialità e l’indipendenza della magistratura siracusana che a giudizio dell’interrogante è oggetto di una palese campagna a carattere diffamatorio”.

Una guerra a viso aperto che sfocia in una bomba atomica. Dopo un articolo de La Civetta del 16 dicembre, il 17, il giorno dopo, un altro giornale locale Diario Doc, diretto da Pino Guastella, pubblica, in un’edizione straordinaria, una notizia eclatante: “L’on. Foti e due giornalisti denunciati per estorsione”. I giornalisti in questione sono Franco Oddo e Marina De Michele, rispettivamente direttore e vice direttore de La Civetta. Il politico in questione è l’ex sottosegretario Dc, Gino Foti, oggi in forza nel Pd. Ma soprattutto al centro – in questi giorni – di uno scandalo sull’affidamento del servizio idrico pubblico. L’onorevole è agli arresti domiciliari, assieme all’amministratore delegato della ditta che gestiva il servizio idrico a Siracusa, con l’accusa di tentata estorsione. La prima domanda che sorge è: cosa c’entrano i due giornalisti con l’ex parlamentare? Per Marina De Michele “non c’entriamo nulla con lui. Abbiamo avute sempre idee politiche diverse e sull’acqua, quando tutti erano per privatizzare, noi abbiamo sposato la scelta dell’acqua pubblica. Idea diversa rispetto a quella di Foti”.

Da quanto si legge su Diario Doc 4 imprenditori avrebbero querelato i due giornalisti per estorsione consumata, tentata estorsione e diffamazione a mezzo stampa. Nell’articolo si legge pure che: “Una delle vicende riferite dalle parti offese si ricollega alla richiesta di contributo effettuata dalla signora Marina De Michele ad un noto imprenditore locale. Secondo la denuncia la signora Marina De Michele, a causa della disperazione della sua situazione economica, avrebbe utilizzato la minaccia della diffamazione qualora il contributo non fosse arrivato”.
Ma a credere a questa accusa sono in pochi. Chi conosce Marina la descrive come una bravissima professoressa stimata da tutti, alunni compresi, per la correttezza e la professionalità.
La vicedirettrice de La Civetta si infuoca rispondendo all’accusa: “Io ho passato la maggior parte dei miei anni ad insegnare ai miei alunni l’importanza della legalità e poi mi dovrei macchiare di un reato così schifoso? La verità è che stiamo subendo un attacco meschino per quello che abbiamo correttamente scritto”.  Ora la redazione ha una preoccupazione: “Non vogliamo restare isolati. Abbiamo bisogno di essere appoggiati e che il caso che abbiamo denunciato venga affrontato anche dai grandi media” sottolinea Alessandra Privitera, collaboratrice de La Civetta.
A preoccuparsi è pure Libera. Giusy Aprile, portavoce provinciale, non usa mezze misure: “A Siracusa, in questo momento, c’è una emergenza democratica”.

*tratto da Ossigeno per l'informazione

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