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Sentenza Truck Center: condannate FS Logistica e La 5 Bio Trans
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di redazione

Sentenza Truck Center: condannate FS Logistica e La 5 Bio Trans

Quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dalle attività di dirigenza societaria per Alessandro Buonopane, Mario Castaldo, entrambi della Fs Logistica e Pasquale Campanile, dirigente della società La 5 Bio Trans. Assoluzione invece per Filippo Abbinante, autista del camion con a bordo la cisterna incriminata. Condannati al risarcimento danni per 1 milione e 400mila euro le stesse FS Logistica, La 5 Bio Trans e la Truck Center per 400mila euro.

La liquidazione per tutte le parti civili verranno stabilite in un processo civile. Gli atti saranno trasmessi alla Procura per Eni, Nuova Solmine e Melean in merito a tutti gli altri profili di colpa, gestione dei rifiuti e falsa testimonianza.

E' questo l'esito della sentenza sulla vicenda Truck Center - emessa pochi minuti prima delle 14 presso il Tribunale di Trani - che arriva a poco più di un anno e mezzo dalla tragedia avvenuta nell'omonima ditta di lavaggio industriale in cui le esalazioni di acido solfidrico uccisero Vincenzo Altomare, Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano e Michele Tasca.

Il dibattimento si era aperto il 28 marzo con una sola certezza: era stato l’acido solfidrico o idrogeno solforato (H2S) presente nella cisterna giunta nella zona Asi per la bonifica a causare i decessi.
Nella colonna a destra i link con tutte le udienze.

Stracolma l’aula della sezione distaccata di Molfetta del Tribunale di Trani. Giornali, tv da tutta Italia, parenti, amici delle vittime, cittadini comuni.

Sul banco degli imputati siedono in sette: Mario Castaldo (rappresentante legale di Fs Logistica), Alessandro Buonopane (responsabile trasferimento zolfo di Fs Logistica), Filippo Abbinante (autista de La 5 Biotrans che ha condotto la cisterna da Bari a Molfetta), Pasquale Campanile (committente del trasporto della cisterna e Dirigente de La 5 Biotrans), la stessa Truck Center, la Fs Logistica e La 5 Biotrans.

Omicidio colposo il capo di imputazione. La Procura della Repubblica è rappresentata dal Pubblico Ministero dott. Giuseppe Maralfa.

In coda all’udienza, l’elemento che contraddistinguerà l’intero processo. Il giudice monocratico dott. Lorenzo Gadaleta fissa il calendario delle udienze. Fittissimo: prevede dibattimenti per tutto il mese di giugno e luglio. L’obiettivo è quello di arrivare alla sentenza entro l’estate.

Nella seconda seduta occhi puntati sulla testimonianza dell’unico superstite, Cosimo Ventrella: già alle 15.30, mezz’ora prima della tragedia, all’interno dell’autorimessa fortissimo era l’odore di zolfo, probabile indizio dell’apertura del portellone della cisterna-killer. Da brividi.

Cominciano ad affacciarsi i primi dubbi. A partire delle condizioni di sicurezza e dalla formazione degli operai. Interrogativi si insinuano anche sulla composizione chimica del contenuto della cisterna-killer. A livello industriale il modo più efficiente per produrre lo zolfo sfrutta l’acido solfidrico, uno scarto della lavorazione del petrolio, trasformato in zolfo liquido (con eliminazione di acqua) e immagazzinato per il trasporto in cisterne. Una certa percentuale di acido è inevitabile in un carico di zolfo, ma non può superare precisi limiti.

Sarà questo uno degli elementi principali dell’intero procedimento, nel frattempo spostato a Trani a causa della carenza di spazio nell’aula della sezione di Molfetta.

La ricerca della verità su quanto accaduto passa dalla precisa ricostruzione di tutte le fasi del trasporto dello zolfo. Se ne occupa un’intera seduta, quella del 9 giugno: dallo scalo intermodale Ferruccio di Bari le cisterne si dirigevano, su gomma, allo stabilimento Eni di Taranto, dove avveniva il caricamento con lo zolfo liquido. Successivamente ritornavano nel capoluogo barese e, caricate su un mezzo ferroviario, partivano alla volta di Scarlino, un comune della provincia di Grosseto, dirette alla Nuova Solmine, un’ex azienda mineraria del Gruppo Eni in seguito privatizzata, leader in Italia nella produzione di acido solforico da zolfo

Questo il percorso abituale dei serbatoi verdi carichi di zolfo, mantenuto allo stato liquido da una temperatura che oscilla tra i 110 i 130 gradi centigradi. La Truck Center di Molfetta si inserisce in questo ciclo quando la Cargo Chemical (società poi confluita nella Fs Logistica) del gruppo Ferrovie dello Stato stipula un contratto con la Timac di Barletta per il trasporto di acido solfidrico. Per ripulire le cisterne dello zolfo si affida a La 5 Biotrans che a sua volta commissiona l’azienda molfettese.

Emerge un secondo elemento su cui è necessario fare chiarezza. Si tratta della scheda di sicurezza europea, conosciuta come "scheda a sedici punti", che avrebbe dovuto indicare la pericolosità del prodotto trasportato e che l’Eni avrebbe dovuto rilasciare o avrebbe rilasciato ai conducenti. Scheda mai ritrovata nella ditta di Molfetta.

Due dubbi, quelli su composizione chimica e scheda di sicurezza, che non sono dissipati dalle deposizioni, condite da molti «non ricordo», «non me ne occupavo io» e «che io sappia, no»: il giudice Gadaleta decide di far tornare in aula i testi dell’Eni e della Nuova Solmine.

L’unica certezza è rappresentata dalle procedure di sicurezza. Modificate dopo il marzo 2008, giorno del dramma.

Altri testi e consulenti vengono ascoltati. Siamo alla metà di giugno. Secondo quando dichiarato in aula, l’impianto molfettese era privo di autorizzazioni per la bonifica della cisterna, la cisterne prima che si immettesse zolfo liquido non venivano controllate e il piano di sicurezza della Truck Center era stato richiesto per autoparco e autolavaggio, non per la zona di bonifica industriale.

Intanto, le indagini della Procura non si fermano. Vengono disposti sequestri e acquisizioni di documenti e materiale informatico. Nel mirino dei controlli le schede di rischio che accompagnano il trasporto di zolfo liquido in tutto il territorio nazionale e la percentuale di acido solfidrico contenuta nella sostanza. I due punti chiave.

Nuova Solmine ed Eni vengono anche ascoltati su una presunta richiesta di risarcimento danni avanzata nei confronti del colosso petrolchimico, a causa della presenza nello zolfo di acido solfidrico in quantità tale da poter forse provocare dei danni all’impianto di lavorazione. Dalle testimonianze emerge che la Nuova Solmine aveva bloccato pagamenti all’Eni per circa 1,6 milioni di euro, una cifra pari ai danni avanzati nella richiesta poi fatta decadere. In più, la stessa Eni non avrebbe percepito altri 1,4 milioni quale premio di qualità finché appunto la qualità della fornitura non fosse stata dimostrata.

Su questi punti i testimoni non riescono a fornire risposte chiare al giudice. L’attenzione si sofferma anche sulla costruzione nel petrolchimico tarantino, proprio in concomitanza delle contestazioni, di un nuovo impianto per la produzione di zolfo stavolta allo stato solido, sottoforma di perline, per evitare la presenza di acido solfidrico.

Gli eventi si intrecciano, i tempi inevitabilmente si allungano. Sarà difficile arrivare alla sentenza prima della fine dell’estate. Dopo la seduta-fiume in cui vengono ascoltati i consulenti tecnici delle parti in causa, il dibattimento è aggiornato a ottobre.

Quanto appreso durante le udienze è comunque sufficiente per gettare ombre sulla gestione del settore del trasporto di sostanze chimiche pericolose, in particolare su quelle che vengono chiamate "esternalizzazioni", i passaggi concatenati di subappalti e contratti a terzi. Aspetto nuovamente sotto i riflettori dopo la strage alla stazione di Viareggio. Anche lì protagonista una cisterna.

Per il Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa tutti gli imputati, ad eccezione di Abbinante, l’autista, sono colpevoli di omicidio colposo: il 5 ottobre chiede cinque anni di reclusione e l'interdizione dalla professione. Sanzioni sono state richieste per le società coinvolte nella tragedia: la "Fs Logistica" (1,120 milioni di euro), "La 5 Biotrans" (640mila euro) e la stessa Truck Center (400mila euro).

 


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