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Birmania, nuova pagina nera della dittatura. Dove sono informazione e politica?
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di Alessandra Mancuso

Birmania, nuova pagina nera della dittatura. Dove sono informazione e politica?

In Birmania si sta scrivendo una nuova pagina nera della dittatura e il silenzio dell’informazione e della politica è assordante.  Per questo l’appello promosso dalla Cisl va sottoscritto e rilanciato. E’ un appello al ministro Frattini, ai presidenti delle Commissioni Estere di Camera e Senato, al Rappresentante Speciale Ue Fassino. Un appello che andrebbe raccolto anche dai giornalisti perché si torni a informare sui crimini contro la democrazia che si stanno consumando in Birmania.
Le elezioni che la giunta militare birmana sta organizzando, previste quest’anno, sanciranno una volta per tutte il dominio dei generali sul Paese ma in abiti civili: dopo avere escluso con una “Costituzione farsa” la possibilità che la leader dell’opposizione democratica  Aung San Suu Kyi, tutt’ora agli arresti domiciliari, si potesse candidare (perché vedova di un cittadino straniero), una nuova legge le impedisce anche di votare. Lo impedisce a lei e lo impedisce agli oltre duemila detenuti politici: monaci, insegnanti, politici, scrittori, poeti, avvocati e giornalisti da anni in prigione. Di più: la legge impone  alla lega Nazionale per la Democrazia (Ndl) di espellere Aung San Su Kyi e i detenuti politici per poter accedere alle elezioni.
Una misura inaccettabile tanto che il 29 marzo il Comitato Esecutivo della Ndl ha deciso che non parteciperà alle elezioni politiche. E la mancata registrazione entro il 6 maggio, porterà alla dichiarazione di “movimento fuorilegge” per il partito di Aung San Suu Kyi. E si annuncia un ulteriore, durissimo, giro di vite.
Il silenzio dell’informazione e della politica su quanto sta succedendo è imperdonabile. La Cisl, da sempre a fianco e sostenitore del sindacato clandestino birmano (FTUB) chiede a tutti noi di denunciare l’aumento drammatico della repressione, delle uccisioni, degli stupri, degli arresti arbitrari, del lavoro forzato, dell’utilizzo dei bambini soldato. E lancia una Campagna globale contro le elezioni militari 2010 in Birmania. Aderire all’Appello, farlo girare, illuminare il dramma dimenticato di un popolo sotto il gioco di una delle più feroci dittature del pianeta, è un dovere di tutti noi.


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