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Articolo 21 - Editoriali
Vergassola e la cimice di Berlusconi
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di Alberto Gedda

da L'unità

Questa è un'estate nel segno del telefono, anzi del telefonino, con scalate finanziarie, baci in fronte, pacchi e contropacchi. Se non fosse un dramma di illeciti, ci sarebbe di che ridere come in un film di Totò. O in uno spettacolo comico, magari graffiante e stilettante com'è nel costume di uno dei «satiri» più popolari: Dario Vergassola.
Caro Vergassola, son tempi da gossippari: solo che non si parla di corna e cellulite ma di presunti finanzieri, presunti controllori, presunti statisti e, sembra, vere intercettazioni. Che dire?
Intanto c'è da dire che quest'intervista non sarà quella che lei sta scrivendo perché sarà intercettata da qualche centrale e così, tanto per cominciare e mettersi al sicuro, viva Berlusconi. Salutiamo tutti quelli che sono in ascolto e ci scusiamo con loro per quest'intervista che è per l'Unità. Cosa che marca decisamente male.
Teme il grande orecchio?
Spero vivamente di essere intercettato sennò vuol dire che non conto niente e mia moglie mi lascia, gli amici non mi considerano più. L'immagine più bella delle intercettazioni è di qualche anno fa, quando Berlusconi disse di essere stato intercettato e tirò fuori da sotto il tavolo una cimice che sembrava il pulsante della Polistil, fantastico! La prima cimice a valvole, venduta direttamente con il tavolo perché non sapevano dove metterla. Da allora ad oggi di intercettazioni ne sono passate sotto i ponti radio. Però c'è da dire che quando con le intercettazioni riescono a trovare qualcosa, lo scandalo non è quanto si è scoperto ma come lo si è scoperto. � una cosa che lascia perplessi.
Perplessi?
Bè, insomma, da gente normale che vorrebbe vivere in un Paese normale dico almeno perplessi. Come quando leggi quanto avrebbe dichiarato il nostro premier Berlusconi, secondo il quale sarebbe meglio avere un assassino in libertà piuttosto che essere controllati, con meno privacy. Se le città sono piene di telecamere per i ladri e gli ubriaconi, non vedo perché si debba lasciare un assassino libero per non doverlo intercettare, magari insieme a qualche buon signore ricco e potente. La destra, sino ad oggi, ha sostenuto che se uno non ha niente da nascondere non deve temere i controlli. E allora cosa temono adesso?
Controlli senza limiti?
Non scherziamo. Io ho sempre sostenuto che ognuno dev'essere libero di farsi i fatti propri, senza ledere gli altri, ci mancherebbe! Quel che però si è rivelato inutile, e persino stupido, è stato il riportare sui giornali gli sms fra Anna Falchi e il marito Ricucci, cosa del tutto ingiusta. Però se poi parlo di Opa e altre storie del genere è giusto intercettare, indagare.
Abbiamo imparato che «scalata» non vuol soltanto dire una gita in quota.
Lâ??altro giorno ero con lo scrittore Maurizio Maggiani sui monti della Garfagnana, ma non abbiamo telefonato a banchieri o immobiliaristi. E poi abbiamo anche conosciuto un nuovo quartetto (Fazio, Fiorani, Gnutti, Ricucci) che non è davvero male. Senza voler fare le analisi «lombrosiane» proposte da Grillo in merito alle loro facce, c'è comunque da capire perché non vogliano farli entrare nel salotto buono della politica, dell'economia. Io sono più tollerante di Beppe, forse perché c'era anche Tanzi nel salotto buono e ci ho rimesso 8.000 euro di risparmi.
Torniamo al bisogno di sicurezza.
Berlusconi dice che per la sicurezza nazionale dev'essere fatto di tutto, come gli ha insegnato il suo amico Blair: così si spara ad un ragazzo in metropolitana perché, forse, assomigliava di profilo a qualcuno e correva perché aveva perso il treno. Bum bum e via, con qualche scusa alla famiglia. Ma se ammetti che si spari, che ci siano meno garanzie, più restrizioni, deficit di libertà, perché poi non lasci fare ai giudici il loro lavoro che si avvale anche delle intercettazioni, cosa che fanno da un mucchio di anni? Domanda retorica?
A proposito di retorica: sono arrivate «lezioni» di moralità ai ds.
Un'altra dimostrazione dell'importanza strategica, per il potere, di avere a disposizione mezzi di informazione che smussano e limano a piacimento. Del manovratore di turno.
Lo farebbe un monologo sulle intercettazioni?
Mi piacerebbe ma ho poca dimestichezza con i salotti buoni, con la gente ricca. Io arrivo da una famiglia povera: mia mamma andava a servizio da un avvocato a La Spezia ed è morta una notte per un attacco di asma, sola, come una povera donna onesta: non ci telefonò per non svegliare il bambino e perché io non avevo la macchina. Gente riservata, che non chiamava il dottore per non importunare. Ora non ci si vergogna più di nulla: non credo che riuscirei a fare uno spettacolo su un mondo incredibile, fatto di pochezze che non ti aspetteresti da personaggi importanti, che immaginavi pervasi da un'aura di rispettabilità. Poi scopri che parlano come i personaggi più beceri dei film di Sordi. Senza moralità, con l'unico obiettivo di tirare a fare banco, con un'arroganza, una supponenza incredibili. Non conta nulla se non i soldi. Non mi troverei a parlarne: mi farebbe persino schifo.
Rassegnazione?
� vero che in giro impera la filosofia del grande fratello, ma è altrettanto vero che c'è un enorme bisogno di moralità: se arrivasse un leader illuminato, con le palle, può iniziare un'era meravigliosa. Oggi invece si parla di politica come se tutto fosse un gossip, altro che ideologie: i partiti come trasmissioni televisive da far condurre da Tizio o Caio. A proposito: l'unico titolato a presentare i «pacchi» in Rai sarei, naturalmente, io per simpatia, verve, e improvvisazione. Giusto?
Se lo dice lei...
Massì, lo dico io: tanto poi tutto sarà manipolato. anche quest'intervista nella quale comunque non mi riconosco. A prescindere.

SCANDALI DA RIDERE Cosa dirà un comico come Vergassola su questa estate di finanzieri ed sms? «Intercettate anche me sennò mia moglie mi lascia», invoca. Poi si fa serio, parla di libertà e morale pubblica, ma alla fine smentisce tutto «a prescindere»

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