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Articolo 21 - Editoriali
Il ''mio'' ricordo di Giovanni Tantillo
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di Stefano Munafo'

Giovanni Tantillo apparteneva al numero degli ultimi ‚??programmisti‚?Ě della Rai che ancora posseggono il dna televisivo di una grande tradizione. ‚??Quando la Rai era ancora la Rai‚?Ě, come ha scritto su l‚??Unita` Walter Veltroni.
Uomo  silenzioso e schivo, quanto colto e tenace, Tantillo ha lavorato per il servizio pubblico televisivo per oltre trenta anni. Costantemente, alla costruzione di format italiani innovativi, nel segno dell‚??alleanza (difficile, ma possibile anche in TV) tra qualit√† e quantita`. Sempre restando ‚??dietro le scene‚?Ě, secondo lo stile e il rigore di un tempo. E cosi`, e` stato per decenni uno degli artefici dei programmi culturali di Rai-tre e di Radio-Uno, di cui e` diventato anche direttore , nel 1996.
Personalmente , l‚??ho conosciuto all‚??inizio degli anni settanta ,quando eravamo ancora dei giovani programmisti (ambedue di origini siciliane), nella Direzione dei Programmi Culturali, guidata  da Fabiano Fabiani, Emmanuele Milano e Furio Colombo. Lui ,inizio` allora, il suo apprendistato nei progetti culturali e in particolare nel settore dei grandi  documentari. Un‚??esperienza che doveva portare a diventare in seguito il responsabile Rai dei progetti di divulgazione scientifica di Piero Angela, a Rai-Uno; e delle grandi inchieste sulla storia italiana ed europea di Nicola Caracciolo e di altri autori , nella Rai-Tre di Angelo Guglielmi.
In quel periodo, e nella stessa Direzione dei Culturali, io iniziavo le mie prime esperienze e una vera ‚??gavetta‚?Ě con il genere televisivo che oggi viene chiamato ‚??Fiction‚?Ě ( e che allora si usava definire come sceneggiato o teleromanzo).Facevo il programmista ricercatore per progetti come ‚??Socrate‚?Ě di Roberto Rossellini, o per le ‚??Storie dell‚??emigrazione‚?Ě di Alessandro Blasetti. Erano questi i nomi di grandi cineasti, allora consueti  collaboratori del settore dei culturali, della televisione pubblica.Nella stessa  congiuntura televisiva, Michelangelo Antonioni, insieme con Andrea Barbato ,progettava un grande viaggio all‚??interno del continente cinese (‚??La Cina di Antonioni‚?Ě), che, piu` che un grande documentario, fu un vero film d‚??autore che ‚??ante-vedeva‚?Ě la Cina contemporanea.
Tantillo e` stato anche il  mite e dialogante responsabile della Sezione Prati dell‚??ex PCI, che includeva la ‚??Cellula -Rai‚?Ě. Ed e` stato inoltre, insieme con Giovanni Leto, Gigi Mattucci, Celestino Spada, Roberta Carlotto, il sottoscritto e tanti altri programmisti, uno dei fondatori dell‚??Associazione dei Programmisti Rai, che doveva svolgere un ruolo culturale significativo nel processo di riforma della Rai del 1975.
Nelle nostre appassionate discussioni di allora ,ci ritrovavamo spesso a sostenere le stesse finalita`. Volevamo una Rai piu‚?? aperta al pluralismo della societ√† italiana. E una programmazione televisiva capace di intrecciare gli ovvii obiettivi di popolarit√† con la ricerca di  germi e di significati culturali.In seguito , dovevamo imparare che la cultura non consiste solo nei contenuti, ma nello ‚??stile dei linguaggi‚?Ě. Intanto, all‚??interno della Associazione dei Programmisti, si parlava di tutto. E c‚??era anche chi proponeva, sulla scia delle polemiche esterne sull‚??industria culturale, di battersi contemporaneamente ‚??contro la televisione d‚??elite‚?Ě e ‚??contro la televisione di massa‚?Ě. Alla ricerca di una sintesi dei tratti positivi dell‚??una e dell‚??altra.
Giovanni attingeva anche a piene mani al bagaglio della sua formazione cattolica, che aveva contribuito a dargli certamente un particolare spessore interiore. Ricordo, ad esempio che, in alcune discussioni sui programmi, soleva citare l‚??esempio delle parabole evangeliche.Gli serviva per sottolineare l‚??esigenza di linguaggi semplici e universali per raccontare le vicende della vita umana.
Era del resto questo l‚??insegnamento ricevuto da molti di noi, nel corso degli anni, da personaggi come Ettore Bernabei, EmilioGennarini, Angelo Romano`, Emilio Rossi. E ,sul fronte piu` laico, da Paolo Grassi, Massimo Fichera, Sergio Zavoli, Angelo Guglielmi‚?¶
La comunicazione non e` una merce. Una metalita` e una consapevolezza ormai quasi totalmente in disuso, e in oblio nella Rai di oggi (a parte che in alcune isole come Rai-Tre e in alcuni programmi di Giovanni Minoli). Oggi in Rai e` invalsa , quasi dappertutto, la cultura del risultato per il risultato. Parlo, ovviamente ,delle cifre di ascolto come metro di giudizio esclusivo di questo attuale duopolio televisivo omologato.
Piu` in seguito (e piu` in la` con gli anni) Giovanni ed io dovevamo ancora incrociare le nostre esperienze professionali, nella Rai-Tre di Angelo Guglielmi, dove lui e` stato uno dei capistruttura piu‚?? importanti, insieme con Lio Beghin, Bruno Voglino, Enrico Ghezzi, Stefano Balassone, Adriano Catani, ed altri.E` stata questa la squadra che ha progettato e realizzato per Rai-Tre la cosiddetta ‚??Tv della realt√†‚?Ě, in stretta collaborazione con il Tg3, allora diretto con grande efficacia da Sandro Curzi . Dalle sinergie tra Curzi e Guglielmi, e` nata Samarcanda.
Tantillo ,in questo contesto ,diventa l‚??ideatore o il responsabile di molti format (Profondo Nord, Mimanda Lubrano, Telefono Giallo ecc ecc)alcuni dei quali ancora oggi sono in onda, come ‚??Chi l‚??ha visto‚?Ě,che dopo oltre 15 anni detiene ancora il primato di ascolti di Rai-Tre.
Da Guglielmi, all‚??interno di questa squadra, io ero stato collocato in una posizione piu` defilata. Dovevo infatti (perigliosamente) occuparmi della produzione di cinema italiano, non avendo a disposizione che pochissimi soldi da investire. Ciononostante, in quegli anni riuscimmo, tra i vari esordi , a produrre ‚??Cinema Paradiso‚?Ě di Giuseppe Tornatore (poi premiato con l‚??Oscar) e persino ‚??L√®gami‚?Ě, uno dei primi film di Pedro Almodovar, allora ancora quasi sconosciuto in Italia.
Giovanni Tantillo e` stato una persona che sino alla fine ha continuato a studiare, trascorrendo ore ed  ore nella biblioteca della Rai. Al suo funerale, tra i tanti vecchi volti commossi, ho incontrato Beppe Cereda (altro ‚??storico‚?Ě programmista Rai),il quale, forse per smorzare la forte commozione comune, mi ha sussurrato con ironia: tra i dirigenti Rai eravamo  rimasti in tre a frequentare stabilmente la biblioteca. Tantillo se ne e` andato; tu hai lasciato la Rai; ed io mi sento un po solo.

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