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Articolo 21 - Editoriali
Parà Usa a processo per violenza - Lei tra le lacrime in aula racconta la notte dâ??orrore
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di f.m.

da L'Arena
 
In aula câ??erano tutti e due, la vittima e il suo aguzzino. Ovvero James Brown, il marine di 26 anni dellâ??Oregon che una settimana dopo il suo rientro alla Ederle dalla missione in Iraq fu arrestato dalla polizia di Vicenza perchè ritenuto responsabile di una violenza carnale dai risvolti agghiaccianti. Per le modalità, per la crudeltà, per la ferocia con cui si accanì su una giovane. Ad accusarlo câ??erano lei e le lesioni che obbligarono la giovane a restare più di venti giorni di ospedale. Le aveva fatto di tutto. Lui ha negato, ha detto che lei, quella bellissima ventenne nigeriana, si era inventata tutto per avere dei soldi.
Eppure le manette con cui lâ??aveva immobilizzata erano le sue, quelle in dotazione ai soldati americani, così come il sangue in macchina era della ragazza che allâ??alba di quel tremendo giorno di febbraio venne trovata rannicchiata in mezzo alla strada. Nuda, legata e massacrata.
E quella notte da incubo lâ??altro giorno lei lâ??ha raccontata in tribunale a Vicenza, nel corso del processo in cui è parte offesa ed è assistita dallâ??avvocato Davide Adami.
Quella ragazza che allâ??epoca del fatto, nel febbraio 2004, viveva a Verona ma aveva smesso di fare la prostituta.
Lo ha detto in aula, con una dignità ritrovata a fatica ma con dignità, senza cedere alle provocazioni della difesa di Brown. Forse senza nemmeno rancore, mentre con voce ferma ha raccontato lo scempio che lui di lei fece quella notte. Quando la fece salire in auto, cercò di ammanettarle i polsi dietro la schiena: «Sapevo che se fosse riuscito per me sarebbe stata la fine».
Lui ha spiegato che era una tecnica di immobilizzazione imparata in Iraq per rendere inoffensivo il nemico, legarle i polsi davanti era invece un modo per eccitarsi.
Poi iniziò il supplizio: «Ho continuato a supplicarlo di non farmi del male, che avrei fatto quello che voleva», ha raccontato lei, senza singhiozzi ma con le lacrime che le rigavano il volto. «A un certo punto gli dissi che così mi avrebbe ucciso.
Ma lui rispose che non gliene fregava niente se morivo». E ha continuato a picchiarla, poi il resto, le lesioni al retto e nelle altri parti intime. Senza alcuna pietà.
Lui ha negato tutto, ha detto che prima non aveva parlato perchè quella sera aveva bevuto parecchio (anche se il regolamento vieta ai reduci dalle missioni di guerra di bere alcol) e aveva perso la memoria. Lei, umiliata per la seconda volta, ha mantenuto quella dignità ritrovata con grande forza. Immobile è rimasta accanto al suo avvocato e lo ha guardato andarsene scortato dalla polizia americana. Perchè Brown è detenuto in un carcere militare in Germania. Già, perchè scaduti i termini della carcerazione preventiva fu liberato ma poche ore dopo fu riarrestato dai militari statunitensi.

 

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