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Pdl, 14 per cento in meno, spacciato per vincente in Sardegna
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di Ottavio Olita

Pdl, 14 per cento in meno, spacciato per vincente in Sardegna

Se è vero che la matematica non è un’opinione, molti degli analisti del risultato del voto per il rinnovo delle amministrazioni delle otto province e di 176 comuni sardi nelle elezioni di domenica e lunedì scorsi dovrebbero essere riportati tra i banchi delle elementari per una full immersion in addizioni e sottrazioni; per le percentuali sarebbe inutile, perché forse si ostinerebbero comunque a non voler capire.
 “Il PdL vince” oppure “Il PdL recupera”: questa è stata la valutazione prevalente di chi è perennemente in soccorso del ‘vincitore’ per antonomasia. Originata da cosa, quest’interpretazione? Dal confronto diretto con le provinciali del 2005, quando il centrosinistra aveva vinto in 7 delle otto province. Questa volta la destra ne ha vinte due al primo turno, contro tre del centrosinistra. Per le altre tre si andrà al ballottaggio il 13 e 14 giugno prossimi. In due di queste tre, sommando i voti ottenuti dai due candidati di sinistra prodotti dalle lotte interne al Pd, senza divisioni la vittoria sarebbe stata netta già al primo turno. Il risultato dell’ottava, la provincia di Cagliari, è stato pesantemente condizionato dalla percentuale di astensioni.
 Per un’analisi più approfondita, partiamo proprio dal dato della partecipazione al voto. In tutta la Sardegna – tradizionalmente molto attenta agli appuntamenti elettorali – si è avuto il più preoccupante astensionismo di sempre: ha votato solo il 56.7 per cento degli aventi diritto. Nel 2005 i votanti erano stati il 68.2 per cento del totale: dal raffronto delle cifre emerge che questa volta sono rimasti a casa tantissimi elettori, l’11.5 per cento in meno rispetto a cinque anni fa; ma soprattutto ben il 43.3 per cento rispetto al monte complessivo degli aventi diritto. In provincia di Cagliari, addirittura, gli astenuti hanno battuto i votanti: 52.71 per cento contro 47.29. Quindi stabiliamo una prima, certa, verità: la grande vincitrice è stata la delusione, la sfiducia.
 Seconda osservazione. Nei cinque anni intercorsi tra i due appuntamenti elettorali il mondo politico italiano, e quindi sardo, è stato stravolto. In Sardegna, in particolare, il 2005 era l’anno successivo al trionfo di Renato Soru alle regionali e si viveva la spinta ideale che avrebbe portato alla vittoria delle politiche del 2006. Quest’anno, a poco più di un anno dall’affermazione del Pdl e di Cappellacci, siamo alle prese con il crollo dell’occupazione, della devastazione dell’apparato industriale, della assoluta mancanza di prospettive, dell’inerzia governativa. Oltre al rifiuto della scheda, quale altra risposta hanno dato gli elettori? Ecco come si sono orientati quanti sono andati a votare. Su base regionale il Pd, pur perdendo 4.67 punti in percentuale rispetto ad un anno fa e ben 11.33 punti rispetto al 2005 è ridiventato il primo partito con il 20.06 per cento dei consensi. Il Pdl, trionfatore alle regionali del 2009, è sceso dal 30.11 per cento al 16.25, - quasi il 14 per cento in meno – raggranellando 28mila voti in meno rispetto al Pd. Non solo. Ha perso 1.26 punti percentuali anche rispetto alle amministrative del 2005. Questo sarebbe il vincitore delle elezioni? Il partito in grande recupero? In crescita vera solo IdV, rispetto ad entrambi i precedenti appuntamenti elettorali, e gli indipendentisti dell’IRS che sono riusciti anche a far eleggere un sindaco, a Perfugas, e due o tre consiglieri provinciali.
 Terza ed ultima osservazione. Non è vero che questo appuntamento elettorale è stata una débacle per tutti. In qualche realtà e per alcuni candidati è stata l’occasione, all’opposto, per dimostrare che i cittadini premiano chi lavora per il bene della collettività. A Sassari, ad esempio, il sindaco, Gianfranco Ganau, espressione del centrosinistra, è stato riconfermato con un dato eccellente: il 65.9 per cento ed ha trascinato alla vittoria anche la candidata a presidente della provincia, Alessandra Giudici, anch’ella riconfermata. L’esatto contrario di quanto avvenuto a Nuoro – città e provincia -, Ogliastra e provincia di Cagliari, dove polemiche e divisioni interne al Pd e alla coalizione di centrosinistra hanno prodotto solo spaccature ed astensioni.
 Allora diciamo che i proclami non servono proprio a nessuno. Gli unici che hanno pieno diritto di parola sono quegli amministratori premiati dai cittadini. Essi possono realmente indicare al mondo delle segreterie dei partiti, che talvolta si estraneano dalle realtà territoriali per dedicarsi ad alchimie distributive e di potere, come si può e si deve lavorare se si vuole ritornare ad avere quell’indispensabile legame con i cittadini che li spinge a capire e ad appassionarsi alla politica.

 


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