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Articolo 21 - Editoriali
Davanti al Referendum Iracheno, voci dallâ??Abisso
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di Roberto Reale*

*Segretario Isf ( Information Safety and Freedom)
La propaganda ufficiale le tratta con fastidio. Le respinge perché raccontano verità che troppi preferiscono nascondere. Sono le voci dei giornalisti iracheni.  Fare il  loro  mestiere equivale a giocarsi la vita ogni giorno in una roulette russa dove una pallottola è sempre in agguato. Sul sito del Committee to Protect Journalists (http://www.cpj.org/killed/killed05.html) sono riassunte le note biografiche di 18 cronisti massacrati nel 2005. Colpisce il fatto che  un poâ?? tutti i belligeranti abbiano fatto a gara a eliminarli: terroristi, gruppi paramilitari, truppe occupanti.
Sarebbe una ragione in più per ascoltarli questi reporter. Ma in Occidente, chi guida le danze,  non ha  nessuna intenzione di farlo.  Dellâ??Iraq si vuole far passare a tutti i costi lâ??immagine di un â??paese normaleâ?, dove si vota per la Costituzione e dove si può processare, nel pieno rispetto della legalità internazionale, il deposto dittatore. Ma câ??è qualcuno che riesce ancora a credere a questa rappresentazione? Non ce la fanno più neanche gli stessi americani: Bush insiste che la guerra è ormai vinta, i cittadini invece contano le vittime di unâ??azione militare insensata. Ad oggi la lista comprende 1958 soldati statunitensi e decine di migliaia di civili iracheni. Ne valeva la pena? 

Quale democrazia si può costruire a questo prezzo? Queste stesse e domande se le pongono  anche i giornalisti iracheni. Se le rivolgono con pudore, coi mille dubbi di chi non ha nessuna ricetta in tasca ma si interroga su un avvenire che appare cupo. Come Isf abbiamo avuto modo di incontrare alcuni di loro  negli scorsi giorni. Abbiamo parlato del passato, dei tempi di Saddam, delle speranze legate alla nascita, nel 2003,  di nuovi giornali. Siamo arrivati poi allâ??oggi, a come leggono il futuro, lâ??evolversi della guerra in atto. Abbiamo trovato un unico elemento realmente unificante nelle diverse analisi: un generalizzato pessimismo sulle prospettive del loro paese. â?? Contrariamente a quanto accadeva sotto la dittatura, possiamo scrivere ciò che vogliamo. Per evitare rappresaglie però spesso usiamo nomi inventati, nascondiamo la nostra identità. Ma non è il pericolo quello  che più ci tormenta : è la sensazione che il nostro lavoro non serva a nullaâ?. 

Questa considerazione ce lâ??ha espressa una giovane reporter che aveva visto con favore lâ??arrivo degli americani e che è rimasta sconvolta dalla arroganza/superficialità con cui è stato trattato il suo paese.  Gli altri suoi colleghi si sono addentrati in valutazioni â??geopoliticheâ?. Hanno parlato di un disegno -   che sarebbe stato evidente fin dai primi giorni del maggio 2003 -  tendente a  spezzare lâ??Iraq in tre stati separati, a porre al primo posto su tutto  la gestione/ripartizione dei profitti derivanti dal petrolio. I tre cronisti con cui abbiamo dialogato ci hanno detto di voler votare al Referendum sulla nuova Costituzione. Uno propendeva per il sì, uno era incerto. La ragazza, come molti altri sunniti, si è detta convinta che bisognasse esprimere un no. Fra le motivazioni, la fortissima preoccupazione per il rispetto dei diritti delle donne, minacciati dal possibile insediamento di una repubblica islamica di stampo iraniano. Nel vuoto, rappresentato dalla totale mancanza di sicurezza e di condizioni di vita accettabili, le uniche forze in grado di affermarsi e di esprimere unâ??autorità riconosciuta sono rimaste le gerarchie religiose, quelle scite in primo luogo. Ma in realtà  la convinzione profonda di questi reporter è che lâ??occupazione abbia devastato il paese, abbia soffiato sul fuoco di lacerazioni già esistenti, abbia dato inizio a una guerra civile di lunga durata. E che le tragedie già vissute saranno seguite da altre.

Un disastro insomma, descritto   da persone che già domani potrebbero essere nel mirino dei terroristi, quindi non certo schierate dalla parte degli insorti.  Abbiamo posto unâ??ultima domanda: cosa possiamo fare in Italia, in Europa?   â??Bisognerebbe far tornare indietro lâ??orologio della storiaâ? ci è stato risposto â??e far nascere la democrazia in un modo completamente diverso da quello imposto dagli uomini scelti dal Presidente Bush.  In ogni caso, per favore,  non dimenticateciâ?.
Potrebbe essere proprio questa lâ??ultima beffa: la sostanziale indifferenza su quanto accadrà nei prossimi mesi da parte dei media e  della comunità internazionale.  Qualunque sia lâ??esito del Referendum, gli iracheni si sentono sullâ??orlo di un abisso. Per questo chi non si nutre della sola â??propaganda imperialeâ? dovrebbe ascoltare queste voci.

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