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Articolo 21 - Editoriali
Rai, Il Fallimento della garanzia
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di Stefano Munafò*

Lucia Annunziata lascia la Rai. Mentre il governo chiede il silenzio stampa sugli ostaggi italiani in Iraq, l'ostaggio numero uno della Rai, in quota alla sinistra come presidente di garanzia, dà le dimissioni e viene metaforicamente eliminato.
Non si tratta solo di un accostamento giornalistico. Siamo alle strette finali, in vista delle elezioni. La maggioranza è evidentemente determinata a liberarsi di ogni intralcio e di ogni ostacolo, in particolare sul terreno delicatissimo della televisione pubblica. Una strategia, insieme, tanto determinata, quanto illiberale (e disperata).
"Finisce l'occupazione dei media da parte di Annunziata". Ha dichiarato alle agenzie, con un lapsus comico e un sospiro liberatorio, l'on. La Russa, grande sponsor del dg Cattaneo.
Non si spiega, altrimenti, la volontà del vertice Rai di far passare comunque e ad ogni costo un'infornata mediocre di nomine, in piena campagna elettorale e nella pura logica dell'impossessamento di ogni ganglo aziendale di significato. Cattaneo pare, si sia presentato al consiglio con 18 pagine di nomine scritte a mano, pieni di cerchietti e di cancellature, perché non si è fidato neppure dei dattilografi. Questo è il clima della spartizione di Milano.
Non è neppure più questione della "lottizzazione" classica che, nel ricordo, assume un significato quasi nobile. Lo ricordava, appena ieri, sulle pagine di ".Com", l'ex direttore della Rai Pierluigi Celli, nella sua bella intervista ad Alessandra Mieli. "All'inizio i partiti avevano l'orgoglio di mandare in Rai i loro uomini migliori, poi si è passati ai portaborse e, infine, ai presidiatori di posizione". Ecco, quello di Cattaneo è un esercito di presidiatori di posizione.
Messa di fronte a questa manovra capillare di impossessamento politico della macchina interna Rai, a Lucia Annunziata non restavano altre strade dignitose.
Per il suo ruolo e per la sua persona. "Con la mia dipartita in Rai non è rappresentata più la metà del Parlamento".
Con le sue dimissioni, esce anche di scena definitivamente l'ambigua formula del presidente di garanzia, escogitata dai Presidenti delle Camere dopo la crisi del Cda in formato smart. Una formula che, nelle recenti circostanze, e nell'avvitamento caotico della crisi del consiglio aziendale e del suo vertice, Pera e Casini non hanno avuto più voglia di difendere, puntando evidentemente, ormai, sui nuovi meccanismi della Gasparri. La nuova legge sulla Tv li libererà, infatti, presto da questo ingombro istituzionale e dalle rogne infinite che comporta in Rai e con la Rai.
Ma ad affossare fattivamente la formula del presidente di garanzia, ci hanno pensato insieme il dg Cattaneo e i membri di maggioranza del Cda. Il primo perché, per i suoi problemi culturali e psicologici, non ha mai sopportato il dualismo aziendale con Annunziata. I secondi, perché non hanno mai sentito sino in fondo l'orgoglio e l'esigenza di autonomia dell'organo del consiglio. E si sono quasi sempre comportati come quelli che detengono il pacchetto di maggioranza.

*editorialista di .Com

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