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Articolo 21 - Editoriali
L'importanza del nostro congresso, l'importanza della Cgil
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di Emilio Miceli

Il congresso della Cgil è stato un grande fatto politico. Era a congresso la piÚ grande organizzazione sindacale, la stessa che negli ultimi anni ha condotto una battaglia a viso aperto contro la deriva economico sociale del paese ad opera del Governo di centrodestra.

Era naturale che il congresso della Cgil, anche per lâ??imminenza delle elezioni politiche, suscitasse il dibattito tra le forze politiche e sindacali, i commentatori, i giornalisti.

Eâ?? nato il partito di Prodi, come dicono alcuni, o piuttosto siamo di nuovo ad una fiammata massimalista che preoccupa uomini e donne dei due schieramenti? Il patto fiscale è la ciambella lanciata anzitempo al (possibile) nuovo Governo di centrosinistra o è il corrispettivo dellâ??assemblea di Parma di Confindustria in cui si strinse un patto organico tra Antonio Dâ??Amato e Silvio Berlusconi? Inviterei alla calma ed a partire dalla buona abitudine  di guardare con attenzione allâ??esito del congresso della Cgil prima di avviarsi sul sentiero impervio delle sue implicazioni politiche.

Il patto fiscale, rivolto a chi, ovviamente, pensa che ci sia bisogno di una politica dei redditi, è la proposta che tenta di spostare una quantitĂ  immensa di risorse dalla rendita alla produzione, dalle plusvalenze alla retribuzione dei lavoratori. Lâ??Italia, se vuole uscire dal declino, deve scommettere sul suo sistema produttivo per fare crescere le imprese e innovarle attraverso nuovi investimenti in ricerca e innovazione; e deve rispondere, anche per aumentare i consumi, alla necessitĂ  di un recupero sensibile del potere dâ??acquisto di salari e pensioni. BasterĂ  questo? E basterĂ  la lotta allâ??evasione per trovare le risorse sufficienti? Il dibattito è ovviamente aperto, ma sicuramente la proposta di patto fiscale va in quella direzione.

Si torna alla concertazione? Forse, ma credo che in questi anni di abbandono della concertazione il paese è stato peggio, non meglio. Tutti abbiamo vissuto con preoccupazione lâ??azione del Governo del Paese che, dallâ??alto della sua sciacciante superioritĂ  numerica, ha distrutto tutto il sistema delle relazioni sindacali ed imposto medicine unilaterali che tra lâ??altro non hanno nemmeno sortito lâ??effetto di migliorare la nostra condizione. Le parole,  assumono talvolta significati particolari, spesso stereotipati, e non consentono alla ragione di prevalere. Noi abbiamo un disperato bisogno che dopo cinque anni di â??assolutismoâ? si torni a confrontarsi, a discutere, a mettere in gioco interessi e filosofie diverse; abbiamo bisogno di maggiore libertĂ  politica, economica e sociale. E di maggiore libertĂ  anche relazionale. Il Governo del paese deve confrontarsi continuamente con le forze sociali e poi, come ha detto Prodi a Rimini, â?? decidereâ?. Eâ?? un suo diritto. La Cgil, io credo abbia permesso ai temi sociali, attraverso la vetrina del suo congresso e la sua proposta, di tornare al centro del dibattito. Credo sia stato un bene e credo che anche Cisl e Uil abbiano, a prescindere dal dettaglio della proposta, la comune esigenza di tornare ad un confronto serio con chi governa. Insomma, il congresso della cgil ha dato unâ??accelerazione al dibattito. Spettava forse a noi farlo, a chi in questi anni ha dovuto combattere per frenare le spinte liberiste e talvolta pericolose dellâ??attuale Governo; lo abbiamo fatto, ad altri il compito di rispondere. Mi pare comunque che le prime risposte siano, nel merito delle nostre proposte, positive.  

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