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Articolo 21 - Editoriali
Fiction o non fiction: questo è il dilemma!
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di Otis Pia

23 maggio 1992, ore 17,59, direzione Palermo: lâ??auto su cui viaggiavano Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca, e le due auto della scorta, vengono investite e distrutte da una violenta esplosione; 500 kg di tritolo disposti sullâ??autostrada, pronti ad esplodere al passaggio. Muoiono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro. Dopo appena 59 giorni, nel luglio dello stesso anno, è la volta di un altro giudice impegnato nella lotta alla mafia, amico e collega di Falcone, il giudice Paolo Borsellino.
La fiction dedicata alla commemorazione di questo momento drammatico per la storia dâ??Italia è stata censurata per motivi di par condicio, proprio dalla nostra televisione pubblica: perchè la sorella di Paolo Borsellino, Rita, è candidata alla presidenza della regione Sicilia, alle prossime amministrative.
Certo, questo suona tanto come una scusa bella e buona, cosa câ??entra la lotta alla mafia con la par-condicio, non è ben chiaro...
In compenso però, ieri sera è andata in onda su Canale5 , la prima puntata della fiction con Raoul Bova, intitolata Attacco allo stato e dedicata alla ricostruzione di due illustri omicidi compiuti dalle Br: Massimo Dâ??Antona ed Enzo Biagi.
In ordine cronologico: 20 maggio 1999, Roma, via Salaria, assassinio di Massimo D'Antona; 19 marzo 2002, Bologna, via Valdonica, muore Marco Biagi.
Questa sera verrà trasmessa la seconda puntata. La fiction ricostruisce la dinamica delle indagini, le difficoltà incontrate dagli investigatori, fino all'individuazione di una pista precisa, passando attraverso schede telefoniche, intercettazioni, pedinamenti che poteranno allâ??arresto dei componenti delle nuove Br, il tutto per un arco temporale della durata di quattro anni.
Un racconto un poâ?? edulcorato, in merito al quale non sono mancate annotazioni polemiche da parte della stessa vedova Dâ??Antona, Olga che, dopo aver assistito allâ??anteprima non ha potuto far a meno di sottolineare: â??C'è una pecca in questa fiction: quando la signora Biagi dice 'lo Stato ci ha lasciato soli', lì c'è tanto che non è stato detto. Non è stata raccontata la responsabilità di un ministro degli interni che ha tolto la protezione ad un uomo braccato e minacciato, che chiedeva di essere protetto ed è stato deriso".
Alle notazioni polemiche della vedova D'Antona fanno immediatamente seguito quelle dell'ex poliziotto Bruno Fortunato, ferito nella stessa sparatoria che è invece costata la vita al suo collega Emanuele Petri. Fortunato si dice "preso in giro dal ministero della Giustizia e dalle istituzioni che non mi hanno sostenuto nel processo, né rimborsato. Ho pagato 25mila euro e tutt'ora combatto per avere un rimborso".
Astenendomi da commenti e notazioni tecniche, la prima puntata della fiction, ha numerose pecche, oltre quelle rilevate. Credo manchi qualcosa di molto più importante: la ricostruzione relativa alle motivazioni di questi due omicidi, unâ??adeguata contestualizzazione, lâ??analisi del ruolo delle vittime in campo istituzionale, la loro attività... quello che emerge è lâ??attento e accurato lavoro di indagine messo a punto dalla squadra della Digos; certo ammirevole per la scrupolosità e la professionalità che, per lo meno, emerge da questa ricostruzione, ma volendo scendere più a fondo?
Chi sono le nuove Br? Perchè tornare ad attaccare proprio in quel momento e proprio quelle due persone? Perchè lâ??omicidio Biagi non è stato impedito pur essendoci la possibilità di farlo?
Queste domande, si propongono già durante la prima parte della fiction e non trovano alcuna risposta...
Eppure, a distanza di anni, qualcosa in più è emerso, proprio grazie a quel lavoro di investigazione, ci sono stati dei pentiti e delle confessioni, seppur parziali, si sono evinte delle responsabilità di stampo istituzionale che non possono essere taciute in maniera compiacente...
E che non venga messa in campo la giustificazione classica della mancanza di fondi, perchè, con la stessa quantità di fondi, l'analisi dei fatti poteva essere fatta in maniera diversa e più rispondente a quello che doveva essere il proposito reale di una simile produzione: non dimenticare!
Invece così, cosa c'è da non dimenticare? Le intuizioni del vicequestore della Digos di Roma, Diego Marra che per primo pensa alla pista terrorismo scartando le altre? o le attività parallele e comuni dei nuovi brigatisti che diventano, all'occorrenza, crudeli assassini senza una logica coerente e senza apparente motivazione al di là del semplice fanatismo ideologico?
Il punto è questo: la televisione è un veicolo di informazione e come tale ha una grossa responsabilità di fronte alla massa, quando questa informazione è settaria, anche la presa di coscienza attinente ad eventi della nostra storia più recente, diventa settaria e perde di peso.

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