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Articolo 21 - Editoriali
Comunicazione, tre cose urgenti da fare
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di Vincenzo Vita

La relazione annuale del Presidente dellâ??Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò è stata ampia e rigorosa. Ha passato in rassegna i temi più significativi del sistema della comunicazione: la rete di telecomunicazione e lo strapotere di Telecom, la banda larga e la fase wireless, la stagione radiotelevisiva nel transito dallâ??analogico al digitale, la par condicio.
Si pongono ormai nodi strategici, a cominciare dal tema della divisione della â??reteâ? dai servizi e contenuti che vi transitano. Per toccare, poi, la questione delicatissima per lâ??Italia della messa in mora da parte della Commissione europea a causa della legge Gasparri sullâ??emittenza. Per finire alla questione attualissima del ruolo del servizio pubblico, che appare oggi assai sfuocato, mentre incombe lâ??era di Internet.
Una relazione non statica, bensì proiettata al futuro e al governo democratico della cosiddetta convergenza tecnologica.
Che fare ora? Tre cose: abrogare la legge Gasparri e impostare una vera normativa antitrust rispettosa delle indicazioni europee; superare il meccanismo â??proprietarioâ? delle frequenze, mettendo a gara quelle per il digitale terrestre; istituire un vero tavolo di concertazione con operatori e autonomie locali sul passaggio (switching-off) al digitale terrestre.
Questâ??ultimo tema non si può risolvere con un balletto sulle date. Serve un vero e proprio indirizzo per lo sviluppo.
Quanto alle osservazioni di Fedele Confalonieri sulla procedura di infrazione dellâ??UE, tese a dare la colpa alla legge 66 del 2001 sul digitale, va risposto che si sbaglia. Quella normativa non rendeva possibile agli operatori dominanti di acquisire ulteriori rami di azienda, a meno che Confalonieri pensi che le frequenze si â??compravendanoâ? come tali. No. Sono un bene pubblico.
Anzi. Fu il codice delle comunicazioni (voluto da Gasparri) a introdurre il â??tradingâ? delle frequenze.

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