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Articolo 21 - Editoriali
Le proteste corporative e la latitanza informativa
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di Vittorio Emiliani

In questi giorni di tensione fra governo e corporazioni, con contrapposizioni dure, al limite della violenza, spicca una latitanza informativa della carta stampata e ancor più della radio e della televisione, che configura un vero e proprio deficit cronistico. Prendiamo la vertenza, che si sta facendo dura, dei farmacisti contro liberalizzazioni volute anzitutto dalla UE. Intanto, non si fornisce quasi mai il quadro oggettivo e complesso di questo servizio pubblico concesso ai privati (i quali possono però venderlo o trasmetterlo in eredità). Quasi dappertutto campeggia la voce e la protesta dei farmacisti proprietari â?? che non fanno sciopero, ma, semmai, serrata â?? mentre del tutto negletti rimangono i farmacisti collaboratori e gli stessi direttori delle Farmacie Comunali, i quali ne avrebbero da raccontare. Si ascolta qualche sparuto rappresentante delle molte, troppe associazioni dei consumatori. Troppo poco per capire.

Nei Tg regionali della Rai poi il fenomeno di mono-informazione si accentua e si aggrava. Non esiste controcanto di sorta. Alla fine si capisce che câ??è un governo cattivo che vuol vendere le medicine anche per strada, mentre i farmacisti proprietari, cattivi, difendono la nobiltà della professione e lâ??interesse sociale. A quale prezzo? Con quali margini? Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti â?? che ha un sito, evidentemente disertato dai giornalisti televisivi â?? afferma che unâ??aspirina costa in Italia il doppio che in Francia e il quadruplo che in Germania. Sostiene che spetta allâ??Italia il primato del ricavo medio rispetto alla media UE: + 34 per cento rispetto alla media europea .   Ma chi li va a sentire i farmacisti non titolari?

Sulla stessa lunghezza dâ??onda conformistica hanno viaggiato i servizi, specie quelli regionali, su Calciopoli. Il Tgr del Lazio ha riportato, per giorni e giorni, come proprie le tesi sostenute dagli avvocati della Lazio in sede di appello, senza mai sottolineare â??secondo lâ??avvocato della Lazio, o di Lotitoâ?, ma fornendola come versione e aspettativa oggettiva e generalizzata. Anche questo è deficit informativo, socialmente grave, dal momento che il calcio muove miliardi (di euro) e coinvolge milioni di tifosi. I quali hanno cominciato a capire qualcosa della macchina folle sulla quale siedono i dirigenti della loro società di appartenenza, come le altre lanciata, se nulla cambia, in un baratro di costi e sovraccosti.

Eâ?? quasi miracoloso che questa informazione parziale, anzi faziosa, non abbia spinto la piazza a fare di peggio. Ma quel deficit di informazione, di avvicinamento della realtà rimane intero e costituisce uno dei vuoti disinformativi e diseducativi più gravi della nostra radio e tv pubblica.  Non potrebbe finalmente succedere qualcosa di nuovo?                                      

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