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Articolo 21 - Editoriali
Come se niente fosse
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di Vittorio Emiliani*

Alla Rai se ne rendono sicuramente conto, nonostante i tentativi di minimizzare, mascherare, addolcire.
Il calcio e lo sport in generale sono più che mai sotto la cruda luce dei riflettori, più che mai esposti. Anche alle peggiori figure. Ci pensino i ministri del governo Prodi, visto che dal ministero dell'Economia, grazie alla legge Gasparri (finché c'è e per ora c'è), la radiotelevisione di Stato dipende, senza alcun diaframma. Quindi, le eventuali brutte figure della Rai si riverberano dritte sul governo medesimo e sulla sua maggioranza. Nel â??forumâ? tenuto a l'Unità, il ministro dello Sport, Giovanna Melandri, non ha voluto, giustamente, commentare la sentenza di appello su Calciopoli (quella che ha ammorbidito, e non di poco, la sentenza di primo grado). Però ci ha tenuto a rimarcare che lo scandalo del calcio era e rimane decisamente grave.
A La7 non ci sarà più Aldo Biscardi, coinvolto nelle intercettazioni, il quale ha preferito, rattamente, cambiare aria e antenna, né qualcuno l'ha trattenuto anche se il suo «Processo» otteneva gli ascolti-record di quell'emittente. In Rai invece sembra che nulla di rilevante sia successo nei mesi e anni scorsi. Anzi il direttore di Rai Sport, Fabrizio Maffei, uno dei giornalisti più noiosi, più privi di idee che mai siano saliti ad un posto di comando, è tornato a fare quello che vuole, nei confronti di colleghi â??colpevoliâ? di avergli rivolto critiche motivate. Soltanto pochi mesi fa, sembrava che un servizio finito nella slavina chiamata Moggiopoli fosse sull'orlo di un sacrosanto commissariamento. Mai i servizi sportivi della radiotelevisione di Stato erano stati immersi in una vicenda così miseranda, con risvolti di servilismo nei confronti dell'amato Lucianone Moggi addirittura tragicomici. Come quando il noto commentatore della «Domenica Sportiva», si impegnava a telefonare a chi di dovere per non far più scrivere sulla Stampa, quotidiano di Torino, il collega Beccantini, sgradito al potentissimo Moggi. In onore del quale, fra le più amare risate dei colleghi delle altre testate, la «Domenica Sportiva» era stata trasformata in una sorta di Juve Channel, impegnata ad eliminare dalla platea degli ospiti quel Boniek che poneva domande scomode. O, peggio, a mettere in punizione permanente colleghi inviati quali Francesca Sanipoli ed Enrico Varriale classificati fra i â??non graditiâ? da Moggi e dai suoi.
Ma, poiché c'erano i Mondiali di calcio alle porte, sembrò utile non commissariare Rai Sport. Certo, i Mondiali hanno regalato alla Rai alti ascolti, ma pure alti costi. Mentre infatti Sky Italia organizzava uno studio efficiente ed efficace a Cologno Monzese, Rai Sport dislocava il suo in ricca trasferta stabile a Monaco di Baviera. Per una trasmissione francamente soporifera. Come parecchie delle dirette Rai. Del resto, il calcio di Maffei è nettamente meno interessante del ciclismo, del nuoto o dell'atletica che ancora si reggono sull'assetto dato loro da Giovanni Bruno, oggi direttore, in ascesa, di Sky Sport, a suo tempo fatto fuori dal leggendario duo Baldassarre-Saccà, nel 2002, anno primo dell'era berlusconiana in Rai. Unica eccezione a tanto sopore, il punto sui Mondiali e su Calciopoli di Oliviero Beha al Tg3, secco, incisivo, inusuale, con un forte indice di ascolto. Per la storia, Beha non ha potuto lavorare in Rai (tranne che comparire al Tg3 che non è la sua testata) da quando è stato assunto dall'emittente pubblica. Su di un piano più generale, Oliviero Beha e con lui Paolo Francia sono stati messi da parte, perché rei di aver denunciato situazioni imbarazzanti all'interno dei servizi sportivi della Rai.
Torniamo allora alla fase successiva ai Mondiali di calcio. Niente commissariamento (nonostante tutto), ma soltanto una commissione aziendale di inchiesta sui servizi sportivi. Con esiti decisamente limitati: â??sospesiâ? dal servizio i più compromessi fra i giornalisti Rai, non molto di più. Mai interrogato Beha (e, credo, nemmeno Francia). Convocato una prima volta, la sua deposizione è stata rinviata. Convocato una seconda, gli è stato detto che non serviva più. Motivazione ufficiosa: non aveva risposto ad un «auditing» di due anni prima. Oliviero Beha nega nel modo più assoluto. Ha risposto, eccome, quella volta. Anzi, la sua deposizione tornerebbe sicuramente utile pure oggi. Già, perché non renderla pubblica, magari in Commissione di Vigilanza, alla ripresa dei lavori politici?
Terza e ultima fase: siccome il Consiglio della Rai è praticamente paralizzato, siccome bisogna aspettare che qualcuno decida se e quando spedire a Rai Sport Clemente Mimun il quale ha retto il Tg1 certamente più caro a Silvio Berlusconi, Fabrizio Maffei viene lasciato a capo dei servizi sportivi. Il che vuol dire fargli pure preparare, al suo modesto e noioso livello, i programmi sportivi della Rai per il prossimo anno. Un fatto scandaloso, sul piano professionale. E allora Maffei mette in mora chi, dall'interno, lo ha criticato. � evidente che si sente spalleggiato in sede politica, cioè a destra. Come prima. Come se nulla fosse successo.
Facciano attenzione in Viale Mazzini: mai il calcio, mai lo sport sono stati come oggi sotto osservazione da parte dell'opinione pubblica. A La7 - che ha già svolto un eccellente servizio per Calciopoli e per i Mondiali - hanno deciso di mettere Darwin Pastorin al posto di Aldo Biscardi con una trasmissione del tutto nuova. Pastorin è certamente in grado di voltare pagina e di fare sullo sport in generale (in una tv privata) quel servizio pubblico che la Rai odierna non riesce, o non vuole, fare nonostante il miliardo e mezzo di euro che ancora incassa da tutti noi abbonati fedeli. Fino a quando andrà avanti questa storia desolante, stupidissima e in fondo suicida?

*dall'Unità

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