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Articolo 21 - Editoriali
Servire la liberta servendo la verità
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di Franco Siddi

Lâ??unico privilegio del giornalista serio e rispettoso del suo compito è quello di servire la libertà servendo la verità, per cui le notizie di pubblico interesse debbono essere pubblicate anche se turbano gli interessi di qualche potente.

 Ora, invece, lâ??assunto pare un altro. Prima, poco tempo fa, sconcertanti perquisizioni a giornali e giornalisti a Genova e Venezia; poi le proposte di legge per multare i giornalisti che pubblicano intercettazioni giudiziarie di cui vengano a conoscenza; e infine le allarmanti accuse di ricettazione a tre giornalisti, di Repubblica e del Piccolo con annesse perquisizioni condotte con spiegamento di forze meritevole di miglior causa. Solo per unâ??attività che dovrebbe tornare a loro merito pubblico: aver fatto cadere qualche velo allâ??area opaca della vicenda Sismi-Abu Omar, anche dando conto di documenti riservati ma comunque di loro conoscenza. Sì  devâ??essere proprio quel â??privilegioâ? del servizio alla libertà di stampa che turba. Non paiono invece turbare più di tanto traffichini vari e depistatori, delle cui indagini ormai si sa poco o niente.

Câ??è il rischio di una nuova patologia, câ??è un allarme per la considerazione che si deve avere verso la libertà di cronaca e di stampa e verso lâ??autonomia editoriale. Da esercitare certo con responsabilità e alta professionalità, ma non esercitabile con bavagli, occhi bendati, museruole varie.

I chiarimenti del Procuratore di Brescia, Achille Tarquini, che ha parlato di â??atti chirurgicamente miratiâ? a proposito delle perquisizioni a due giornalisti di Repubblica, Cristina Zagara e Carlo Bonini, e di uno del Piccolo di  Trieste, Claudio Erné, nelle redazioni e nelle loro abitazioni, non sono convincenti â?? come testimoniano i comitati di redazione -  e anzi aggravano il turbamento che si era diffuso mentre le operazioni erano in corso per tutta la giornata e la notte di venerdì 11 agosto. Come altrimenti definire dieci e più ore di perquisizione in un giornale, lo smontaggio di apparecchiature di redazione ad uso collettivo, con grande impiego di forze puntualmente denunciato alla pubblica opinione dai comitati di redazione e dalle direzioni dei due giornali?

Eâ?? già accaduto in passato in altre realtà ma questa non è risultata la strada maestra, non è la soluzione per tutelare  la riservatezza delle indagini, che è competenza assoluta di altre funzioni non certo di quella giornalista, che ha il dovere di pubblicare le notizie di sua conoscenza che meritino di essere rese note perché di pubblico interesse. E allora perché insistere con iniziative che - va ribadito ancora - al di là delle volontà soggettive assumono oggettivamente il carattere dellâ??intimidazione, dellâ??avviso alla generalità dei giornalisti a stare attenti a scansare le notizie pericolose, a star lontani dalla verità?

Così non va. Câ??è, irrisolto, il nodo di una legislazione che non ha mai voluto trovare lâ??equilibrio giusto tra segreto istruttorio e segreto professionale del giornalista, che ha lâ??obbligo di tutelare le finti. Togliere queste condizioni al giornalista e allâ??informazione significa dare campo libero ai depistatori e inquinatori vari, ai ladri e ai profittatori di professione. La funzione di garanzia democratica della libera informazione sarebbe così finita. Con buona pace dei manovratori.

Una questione più di tutte dovrebbe far riflettere. Da giorni i giornalisti vittime di pedinamenti e intercettazioni illecite o â??colpevoliâ?  di aver dato, documentatamente, conto di questi episodi sono sotto tiro. Dei presunti depistatori e di altri personaggi non si riesce a sapere più niente.

Câ??è un clima brutto che non fa bene alla salute democratica del Paese. Eâ?? in atto un gioco pericoloso al quale si ribellano tutti i giornalisti italiani.

Non si vogliono impunità per nessuno, neanche per i giornalisti quando qualcuno di loro si associa al malaffare. Ma quando fanno il loro dovere di informare i cittadini nulla nascondendo delle informazioni essenziali di cui sono a conoscenza,  vanno lasciati liberi perché possano utilizzare la loro libertà al servizio della verità e nellâ??interesse pubblico dello Stato democratico, che deve vivere di trasparenza e di fiducia nelle istituzioni.

Questo è il vero status� privilegiato del giornalista che obbliga i media a porsi al di sopra delle questioni puramente di parte o di gruppi ristretti e ad essere servizio del vero benessere di una società democratica.

Ecco perché  è sempre più sconcertante e incomprensibile  che, davanti a ipotesi di gravi illeciti su cui anche i giornalisti sono riusciti a mettere  i loro occhi e a scoprire e far sapere che ci sono verità diverse da quelle ufficiali, si continuino a mettere sotto inchiesta proprio  giornalisti.

 Le perquisizioni  nelle redazioni del la Repubblica e del Piccolo sono indice di un allarme ormai altissimo per il libero esercizio dellâ??attività professionale e per il diritto dei cittadini a unâ??informazione piena, non reticente e non inquinata. I sequestri di documenti e note dellâ??archivio della collega Cristina Zagaria, con relazione alla vicenda Sismi-Abu Omar e al ruolo del capocentro di Trieste Pillirini, finiscono per palesarsi come unâ??interferenza pesante nel rapporto che ogni giornalista deve avere con le sue fonti, che ha il dovere di tutelare. Se poi è stato pubblicato qualche documento che lâ??autorità giudiziaria voleva tenere riservato ma è in arrivato ai giornalisti, che hanno il dovere di darne conto alla pubblica opinione, appare ancora più sconcertante che questi possano essere indagati addirittura per ricettazione.

Eâ?? allarmante e grave che si guardi al giornalista che documenta quanto scrive su vicende di primario interesse pubblico come a un soggetto pericoloso, mentre chi compie reati anche gravi  esca quasi di scena, senza che ci siano ancora  chiare e convincenti risposte alle inquietanti domande che le inchieste, anche quelle giornalistiche, hanno proposto.

Serve massima chiarezza e trasparenza perché sia  superato il clima di tensione che si sta abbattendo ogni giorno di più sullâ??informazione che non accetta di farsi guidare da dossier prefabbricati.

Nessun giornalista serio e leale può rassegnarsi ad accettare come fatti di routine gli accadimenti di questi giorni.

Il Paese e i cittadini stanno meglio con qualche informazione in più, che con notizie in meno e divieti che riducano la sfera delle libertà.

La magistratura avrà pure le sue strategie per risalire agli obiettivi reali (non vorremmo credere che i cronisti siano considerati dei criminali perché hanno pubblicato le brutte notizie che hanno scoperto), ma quanto sta succedendo viene percepito come una pressione e unâ??invadenza di campo.

Câ??è bisogno che il Csm presti attenzione e vigili perché le attività investigative della magistratura non si trasformino oggettivamente in mutilazione dellâ??informazione.

Lâ??intera vicenda resta allarmante e alto è il grado di solidarietà ai colleghi di tutto il sindacato dei giornalisti italiani. Nessun giornalista che abbia fatto con coscienza e rigore professionale il proprio lavoro deve sentirsi solo né essere lasciato solo. 

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