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Articolo 21 - Editoriali
L‚??utile reality-show del terrorismo
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di Roberto Reale

da Liberazione
Ci sono circostanze in cui i comportamenti dei leader, le loro facce, parlano pi√Ļ chiaro di cento discorsi, di mille bellicosi proclami. E sui giornali popolari inglesi ieri ha campeggiato una grande foto di un sorridente e rilassato Blair che nel mar dei Caraibi navigava felice, ripreso a bordo della sua barca, il catamarano Good Vibrations. ‚??Crisi? Una crisi da Yacht?‚?Ě ha titolato il Daily Mail. Ancora pi√Ļ sarcastico il Mirror che recita: ‚??Siamo lieti, Mr Blair, che il maggior pericolo per la sicurezza britannica dalla seconda guerra mondiale non stia rovinando le sue vacanze‚?Ě.  La questione non va presa come una barzelletta, come una bizzaria figlia del moralismo da due soldi dei quotidiani tabloid di oltre Manica. No, la faccenda √® diversa.  Qui siamo alla sostanza dell‚?? interpretazione degli eventi di questi giorni. Gli stessi giornali che hanno rilanciato con inevitabile enfasi l‚??allarme per un ‚??attentato  dalla portata inimagginabile‚?Ě si chiedono ora perch√© chi guida il paese  se ne sia andato  ‚?? in frangenti tanto drammatici - allegramente in vacanza e si sia fatto pure fotografare senza preoccuparsi degli umori dei sudditi. C‚??√® qualcosa che non torna. Il sorriso del Primo Ministro manda un messaggio diametralmente opposto a quello che le autorit√† avevano, nelle concitate ore precedenti,  comunicato al pubblico. Stempera ogni rischio. Genera infiniti dubbi sulla natura della crisi. Evoca inevitabilmente l‚??idea di un allarme esagerato, di una presa in giro. Possibile che un leader cos√¨ attento all‚??immagine non se ne sia accorto?
In realt√† quanto accaduto in questi giorni pone un enorme quantit√† di interrogativi per chi si occupa del rapporto fra media e politica. ‚??Tutto il terrorismo a tutte le ore: la paura si trasforma in un reality show‚?Ě, √® il titolo di un pezzo Alessandra Stanley che, sul New York Times,  racconta come si sono comportate le tv americane nelle ultime settantadue ore. Tutti i programmi ‚?? anche quelli d‚??intrattenimento -  hanno fatto a gara a distribuire, senza interruzione alcuna, vagonate di paura e ‚??consigli per chi viaggia in aereo‚?Ě. E se la Cnn ha scelto come slogan delle sue ‚??breaking news‚?Ě, dei suoi speciali sulle notizie provenienti da Londra, un sobrio ‚??Allarme Sicurezza‚?Ě, la Fox di Murdoch ha affondato il pugnale mediatico con un ‚??Terrore nei Cieli‚?Ě. Per non essere da meno, l‚??altro canale di sole notizie, MSNBC ( dove Ms indica, non dimentichiamolo, la Microsoft di Bill Gates), ha chiuso il cerchio con un perentorio e definitivo  ‚??Obiettivo America: Terrore nei Cieli‚?Ě.  Facile immaginare l‚??effetto  che simili messaggi andavano a trasmettere: un sostegno indiretto ma esplicito all‚??amministrazione Bush,  un rilancio della politica della cosiddetta ‚??Guerra al terrore‚?Ě, l‚?? unico argomento oggi a disposizione di un partito repubblicano in tremenda crisi di consensi.
Fermiamoci per√≤ un attimo a riflettere sugli eventi. Non dobbiamo perdere il filo. Sappiamo che il terrorismo  rappresenta una minaccia concreta. Sappiamo che gruppi estremismi legati a un fondamentalismo islamico radicale hanno gi√† colpito. Questa volta per√≤ ‚?? fortunatamente ‚?? gli attentatori sono stati bloccati prima che potessero condurre in porto il loro disegno. L‚??enorme reality show ( usiamo le parole del New York Times) messo in campo dai network tv  era giornalisticamanete giustificato? Erano motivate le decine e decine di pagine dedicate dai quotidiani alla mancata strage? Le perplessit√† non mancano. Basti pensare che poco pi√Ļ di un mese fa, l‚??11 luglio, a Bombay otto esplosioni su treni  pieni di pendolari avevano provocato oltre duecento vittime. Quella √® stata una strage portata a termine con determinazione e ferocia. Sotto accusa anche in India l‚??estremismo paraislamico. Eppure, sui giornali e le tv dell‚??Occidente, di Bombay e della tragica sorte di tante persone si √® parlato distrattamente. Perch√© erano indiani? Perch√© quello che accade fuori dal recinto europeoamericano conta comunque meno?
Ma l‚??enorme spazio mediatico occupato dal mancato massacro in Gran Bretagna fa entrare  in campo anche un‚??altra questione. Improvvisamente questa vicenda ha oscurato il grande argomento che aveva nelle settimane precedenti dominato la scena mondiale: la guerra in Libano, i combattimenti fra Israele e gli Hezbollah, la morte -  in questo caso purtroppo tragicamente documentata ‚?? di centinaia di civili. Qui siamo davanti a un vero nervo scoperto del sistema della comunicazione globale cos√¨ come √® gestito dai grandi network multinazionali.  Il meccanismo della competizione commerciale porta continuamente a privilegiare alcuni argomenti rispetto ad altri, crea artificiose gerarchie fra gli eventi, ‚??consuma le notizie‚?Ě. Cosa vuole dire questo discorso? Che non bisogna fidarsi delle priorit√† proposte dai grandi media. Negli Stati Uniti ci sono addirittura esperti della comunicazione che spiegano che la guerra moderna non deve durare pi√Ļ di tre settimane, altrimenti ‚??il pubblico si stufa‚?Ě e le tv non riescono pi√Ļ a ‚??vendere il prodotto‚?Ě. Siamo nel campo del cinismo pi√Ļ assoluto, ma tutto questo ci insegna che per catturare l‚??attenzione degli spettatori  i giganti della tv hanno bisogno di ‚??breaking news‚?Ě, di novit√†, di colpi di scena.  Non riescono a raccontare la realt√† quando questa si sviluppa attraverso dinamiche non previste dai palinsesti.
Un esempio su tutti viene dalla guerra irachena, praticamente scomparsa dall‚??offerta informativa. Certo i media sono reticenti anche per ragioni politiche. Dire che a Baghdad √® in corso una guerra civile equivarrebbe  a sconfessare tutte le scelte compiute dall‚??amministrazione Bush. Ma √® anche vero che c‚??√® un gap culturale. Quando le stragi si ripetono quotidianamente una certa informazione preferisce nascondere cose che non √® pi√Ļ in grado di spiegare.
E a proposito delle fasulle priorit√† proposte dal sistema dell‚??informazione globale un utile suggerimento viene da wikipedia, la libera eniclopedia in rete che,  alla voce ‚??media manipulation‚?Ě, ci ricorda come una delle tecniche preferite dai  manipolatori sia  esattamente quella di spostare l‚??attenzione del pubblico da un fatto reale a uno ‚??artificiosamente pompato‚?Ě. L‚??argomento non √® nuovo. Hollywood nel 1997 ne ha fatto anche un film con Dustin Hoffman e Robert De Niro. Raccontava di come, per distrarre l‚??opinione pubblica da uno scandalo sessuale che aveva coinvolto il Presidente, gli uomini della Casa Bianca si fossero letteralmente inventati una guerra fasulla con l‚??Albania. In Italia il film (in verit√† non propriamente un capolavoro) √® stato furbescamente venduto con il titolo ‚??Sesso e Potere‚?Ě. Una pessima traduzione dell‚??americano ‚??Wag the Dog‚?Ě, un‚??espressione metaforica che vuol dire pi√Ļ o meno  questo: che se nella normalit√† √® il cane a muovere la coda, nella nostra epoca  pu√≤ succedere che talvolta sia la coda a muovere l‚??animale. In poche parole possono essere  i media e la politica a imporre  la realt√† percepita dall‚??opinione pubblica, a ribaltare il normale andamento delle cose. E‚?? un giochetto che ovviamente non pu√≤ sempre  avere successo. Sul lungo periodo la realt√† dei fatti si prende la rivincita. Ma il problema esiste. Cos√¨ se il terrorismo non √® certo un‚??invenzione, la ‚??Guerra al Terrore‚?Ě ci √® stata invece deliberatamente imposta proprio come la guerra all‚?? Albania del film con De Niro. E‚?? diventata la clava ideologica con cui tappare la bocca a tutte le voci in dissenso con il potere. E‚?? una ‚??Guerra al Terrore‚?Ě a uso interno, come vediamo facilmente anche in Italia. Il dramma ‚?? su questo √®  ormai forte la presa di coscienza negli Stati Uniti ‚?? √® che questo genere di strategia rafforza Al Qaeda piuttosto che combatterla. Peccato che l‚??opinione pubblica se ne sia dovuta accorgere da sola,  senza l‚??aiuto delle televisioni.

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