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Articolo 21 - Editoriali
La guerra, uno strumento inservibile
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di Centro per la Pace e la Nonviolenza ''Rachel Corrie'', Ovada (Al)

Sarebbe un errore vedere lâ??attuale guerra tra Israele e gli Hezbollah combattuta in territorio libanese come una semplice, ulteriore, tappa dei conflitti armati che hanno segnato la storia dello Stato ebraico, dalla sua origine in poi.

Quel che sta avvenendo rientra a pieno, e ne è un elemento costitutivo, nel nuovo ciclo infernale delle guerre asimmetriche, inaugurato con la I guerra del Golfo, per lâ??incapacità collettiva di dare un assetto pacifico al mondo dopo la fine dellâ??equilibrio del terrore.

La guerra è tornata ad essere usata come strumento per la soluzione dei conflitti internazionali. Si è generalizzata la prassi prevalente nei rapporti tra Israeliani e Arabi, ma con una dilatazione su scala globale, accelerata dallâ??11 settembre e dalla II guerra del Golfo. La nostra indifferenza di fronte a decenni di ammazzamenti reciproci tra ebrei e palestinesi, moralmente riprovevole ma senza conseguenze tangibili, non è più praticabile nel nuovo scenario.

Eâ?? ormai operativa una radicale discontinuità, per cui la guerra, indossati panni religiosi da tutte e due le parti, non finisce più, si radicalizza e si amplia (dal Libano alla Siria allâ??Iran ecc.), riattualizzando la minaccia dellâ??olocausto nucleare. Lo stesso avviene, ancor più velocemente, per il terrorismo, che grazie alla scelta della guerra da parte dellâ??Occidente a guida americana ha ormai a disposizione, in ogni dove, migliaia, milioni di aspiranti kamikaze.

Lâ??uso delle armi, in modo sempre più palese, non riesce a risolvere alcunché, cosa che valeva anche in passato, nonostante gli sforzi enormi che tutti i poteri hanno fatto per esaltare e sacralizzare la guerra. Quel che dobbiamo capire, avendolo sotto gli occhi, è che oggi la guerra è uno strumento inservibile e sempre più ingovernabile, sia in mano agli Stati che ai gruppi armati che li combattono. In un mondo unificato, veramente planetario, se non la si toglie di mezzo, prenderà la mano a chi pensa di usarla, e si manifesterà sino in fondo la sua natura annientatrice. Preparerà la pace, come dicono i suoi fautori, ma sarà eterna.

A parte i politici e gli addetti ai lavori che, con poche eccezioni, sono accecati dallâ??illusione del potere,  molte, moltissime persone comuni di ogni dove lo hanno capito. Esse sanno, noi sappiamo, che si deve finirla subito con la guerra, divenuta antistorica, incontrollabile, sfuggita di mano agli apprendisti stregoni.

Questo non significa apatia o disinteresse. La guerra, il terrore, la violenza non si fermano da sole. Non significa smettere di lottare contro lâ??ingiustizia e la sopraffazione. Significa lottare in modo efficace, qui e subito, interrompendo la spirale della violenza, spezzando il meccanismo fallimentare che alimenta la guerra. Non è un passaggio facile ma è lâ??unica via percorribile.

 â?? Nel nostro mondo maldestro e malato, i ruoli sono noti: i ricchi sono i carnefici e i poveri le vittime. La tendenza logica a stare dalla parte delle vittime e a giustificarle è diffusa come lâ??acqua del mare. Tacitamente, autorizziamo le vittime a mangiarsi i carnefici. E questo lo chiamiamo â??giustiziaâ?? o â??riparazioneâ??. Ma che razza di giustizia si può mai rendere in tal modo ? Che cosa si ripara ? Così non facciamo che metterci in lista dâ??attesa per avere il diritto ad accedere a nostra volta al ruolo di carnefici...Cosa costruiamo ? La vendetta ? No: così costruiamo la barbarie. E il cosmocidio. Ah, quanto è grande lâ??impotenza dellâ??essere umano!â?. (Sony Labou Tansi, Lettera allâ??umanità, 1986).

Per non abbandonare la speranza dobbiamo uscire dallâ??impotenza. E questo è possibile solo rinnovando pienamente i nostri schemi mentali, la nostra vecchia cultura sempre più in preda alla morte. Un compito difficile che sembra al di là delle nostre forze attuali. E però il primo passo da compiere è chiaro e semplice: rifiutare la guerra e la sua logica, rifiutare di esserne complici, fautori, spettatori. Eâ?? poco, forse è troppo poco, ma se lo facciamo in tanti, e non arretriamo, può essere lâ??inizio di una nuova storia. Tanto più che oggi sappiamo non esserci alternative, lo stiamo constatando sulla pelle di infinite vittime.

Centro per la Pace e la Nonviolenza â??Rachel Corrieâ?
Piazza Cereseto 7, 15076 Ovada (Al)

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