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Ci sono cose che noi italiani non possiamo neanche immaginare...
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di Shukri Said*

Ci sono cose che noi italiani non possiamo neanche immaginare...

Rispetto al fenomeno dell’immigrazione ci poniamo quasi tutti in una posizione poco selettiva, senza tanto distinguere tra immigrati regolari, irregolari, clandestini, rifugiati e in attesa di asilo. La propaganda strumentale alle forze politiche e media poco aggiornati e indipendenti hanno contribuito a questo far di tutta l’erba un fascio, narrando degli immigrati solo episodi critici e mai illustrando quell’intenso lavoro cui si dedicano nei settori rifiutati dagli indigeni arricchendo le casse statali per tasse e previdenza.
Il massimo della disinformazione e del paradosso si tocca a proposito dei rifugiati.
Siamo orgogliosi dell’adesione dell’Italia a tutti i trattati e le convenzioni internazionali stipulate in favore di chi fugge da guerre, malattie, dittature e violazione dei più elementari diritti umani e richiamiamo col petto in fuori l’articolo 10 della nostra Costituzione che non a questo si limita, ma estende il diritto di asilo addirittura allo straniero al quale sia impedito, nel suo paese, l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana.
Molti si sono inalberati quando l’Italia ha stipulato con la Libia, nell’agosto 2008, il trattato per affidare al Colonnello Gheddafi il respingimento dalle coste italiane dei barconi di emigranti senza previamente verificare chi tra loro avesse diritto all’asilo.

A questi atteggiamenti garantisti non segue nulla, ma proprio nulla, rispetto a coloro che, finalmente, siano stati riconosciuti quali rifugiati dal nostro Stato.
A Roma, per rimanere al territorio della Capitale, vivono circa 1.700 rifugiati privi di qualunque assistenza e di un tetto: in una parola privi di qualunque accoglienza degna di questo nome. L’Italia si è limitata a fornire loro i documenti di identità quali rifugiati, ma non ha offerto assolutamente nient’altro. Non un percorso di integrazione; non una vicinanza psicologica per le inenarrabili vicissitudini affrontate per approdare alle nostre coste; non una minima istruzione sulla nostra lingua per permettergli di condividere quanto meno il dolore lontani dalla patria e dagli affetti.
Li abbiamo abbandonati lungo i binari della Stazione Ostiense, sotto i ponti o in ambienti fatiscenti, senza luce né riscaldamento.
A Roma, in Via dei Villini n. 9, nella sede della ex Ambasciata di Somalia, ci sono ragazzi vestiti di stracci che litigano con i topi un pugno di fagioli in mezzo all’immondizia, facendogli rimpiangere il paese da cui provengono e dove spesso i loro corpi sono stati attraversati dai proiettili come San Sebastiano dalle frecce.
Dopo traversate a piedi nel deserto del Sahara, le prigioni libiche, il mare senza sapere se e quando sarebbero approdati mentre i compagni di viaggio morivano di fame e di sete, gli abbiamo riservato una vita immeritevole di essere vissuta.
Loro hanno visto e vedono ogni giorno cose che noi italiani non possiamo neanche immaginare …
Stiamo tradendo le firme apposte sui trattati internazionali e lo spirito della Costituzione.
In Germania già cinque sentenze dei giudici amministrativi, disapplicando il Regolamento di Dublino 2, hanno sospeso il rinvio in Italia dei rifugiati che hanno cercato là una soluzione alle loro condizioni di vita motivando che l’Italia non garantisce il rispetto dei diritti umani.
In Europa si sono accorti di quello che stiamo facendo ai rifugiati.
Quando ce ne accorgeremo noi?

*Segretaria e Portavoce dell’Associazione Migrare – www.migrare.eu


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