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Articolo 21 - Editoriali
Una storia siciliana, la città vietata alla concorrenza nell'informazione
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di Candido di Regalpietra

Questa è una storia siciliana. Va letta dunque con ironia e disincanto, come tutte le storie che riguardano la felicissima isola di Sicilia.  Accade in un luogo che Calvino avrebbe mirabilmente inserito tra le sue  ??Città Invisibili?, magari con il nome di ??Monopolia?. In codesto luogo particolare il principio della libera concorrenza sul terreno dell??informazione, quindi del confronto sul mercato con un??offerta plurale, è considerato qualcosa di  eversivo: un concetto astruso ed estraneo.

Certo, tutti a parole lo auspicano, ma tutti si sentono in realtà molto più al sicuro con l??informazione impacchetta all??interno del monopolio del Grande gruppo editoriale che  controlla l??unico giornale  che vi si pubblica e tutte le reti televisive.    Un monopolio sta lentamente uccidendo, di un??indicibile ignavia, lo stesso gruppo che lo detiene. Una malattia lenta, subdola che rode dall??interno le sue energie migliori, che sfianca la creatività, che induce le professionalità all??adattamento e al basso profilo. Come ebbe a scrivere Tomasi di Lampedusa il peggior crimine è ??il fare?.

L??agire, dunque:  non la pratica di un??opposizione, non il gesto rivoluzionario, ma il semplice movimento, nel suo fendere la staticità dell??aria, appare come un gesto che ha del criminale. Si muore a Monopolia  di afa,  disincanto ed  immobilismo. Nella Città Invisibile  neppure i grandi gruppi editoriali nazionali osano poggiare il piede. A Monopolia persino un gigante come La Repubblica - che pure  ha investito miliardi in un??edizione palermitana - non osa  vendere il giornale che produce a 192 chilometri di distanza. 

Accade così che i cittadini della Città Invisibile se, mettiamo caso,  vogliono leggere un articolo sulla politica regionale o sull??ultima monelleria di Totò Vasa-Vasa,  pubblicato dall??edizione siciliana de La Repubblica, devono imboccare l??autostrada e arrivare sino a Taormina. Lì potranno acquistare il giornale prodotto a  Palermo e ?? altro paradosso ?? stampato dal Grande gruppo editoriale proprio nella loro città, ma da quel luogo subito trasportato via, lontano, senza che possa lasciarvi la benché minima traccia.   

Ogni notte se vi trovaste a passare davanti agli stabilimenti del Grande Gruppo editoriale vedreste  lunari fantasmi, svelti e silenziosi. Sono gli addetti  che caricano i pacchi con le copie di Repubblica appena uscite dalle rotative. Li sistemano con cura sui furgoni che li trasporteranno in tutta la Sicilia, mentre su quelli diretti alle edicole di Monopolia saranno caricate, con altrettanta cura, le copie con l??edizione nazionale. Guai a far confusione.  Nella Città Invisibile la regola è la prudenza. E la prudenza dice che, neppure per caso, un cittadino di Monopolia dovrà trovarsi tra le mani un giornale con una cronaca locale, foss??anche palermitana, che non sia quella prodotta dal Grande gruppo editoriale. 

Il Grande gruppo editoriale controlla naturalmente  anche l??intero venalissimo mercato della pubblicità. Nella Città Invisibile se volete render noto, per dirne una,  che all??età di 107 anni è venuta a mancare  la cara zia Gesualda, potete rivolgervi ad un solo servizio di necrologie. Se non vi va bene, pazienza. La povera zietta se ne andrà al camposanto da sola ed illacrimata.  Naturalmente nella Città Invisibile ci si indigna per questo andazzo.  Non mancano certo gli spiriti liberi ed eletti tra i divani dei salotti, dove, nelle serate di inverno si riunisce trasversalmente la buona società: gli intellettuali del Siculorum Ginnasyum fondato nel 1434, i politici dalla vista lunga, i burocrati, gli immancabili artisti incompresi o fin troppo compresi, e naturalmente i giornalisti, i professionisti e gli imprenditori.  In certe sere, tra un accordo sul nuovo piano regolatore e una raccomandazione, può capitare che si finisca a parlare anche di questo argomento.

Ci si indigna, tra l??antipasto e il primo;  si arriva al secondo e si usano allora  toni severi, poi alle paste di mandorla e al limoncello e, con la bocca che si è fatta dolce, si conclude che tanto ??non ci si può far nulla?. Lo stesso avviene sulle terrazze estive: tra una grigliata di pesce e una caponata, tra uno sfavillio di abbronzature e un frusciare di lini. Sull??argomento intervengono anche gli emigranti di lusso, che ossequiati tornano  per i bagni nella Città Invisibile. Arrivano così gli editorialisti, gli scrittori alla moda, i manager? anche loro si indignano, usano toni severi. Poi immancabilmente arriva il sorbetto al limone e l??amara conclusione che ??tanto non ci si può far nulla?.

Una frase ripetuta all??infinito, che incide nel basalto delle coscienze il teorema dell??immutab! ilità e rafforza, nel senso comune, l??idea che il Fato abbia concesso al Grande gruppo editoriale il dono dell??eterna invulnerabilità.  Nelle riunioni politiche, dei partiti ufficiali o dei movimenti, fa poca differenza, il canovaccio si ripete, ma a stomaco vuoto. Come da copione, di tanto in tanto qualcuno accenna all??argomento informazione. Volano allora le parole grosse, si alza immancabilmente l??invito al boicottaggio (meglio se a lanciarlo è un compagno di quelli duri e puri).

Ma nessuno osa muovere foglia, nessuno scrive un??interpellanza, nessun leader di partito si rivolge al garante, nessuna associazione  lancia un appello pubblico, od organizza un girotondo (magari piccolino) a Roma in piazza Indipendenza per chiedere  ad esempio che La Repubblica  conceda finalmente ai cittadini di Monopolia il piacere di leggere la sua edizione prodotta in Sicilia. Manco un telegramma. Niente di niente.  Eppure qualcosa è accaduto.  L??attore è un personaggio singolare,  tal Rino Piccione da Milazzo. L??uomo è proprietario, direttore, editorialista e factotum di una piccola emittente satellitare, noto oltre che per i suoi strampalati sproloqui, per l??inusitato numero di querele che ha collezionato.

Ebbene, giorni addietro, codesto personaggio ha annunciato che, in barba ai diritti acquistata dalle emittenti del Grande gruppo editoriale della Città Invisibile, manderà in onda le partite della squadra di calcio  di Monopolia che milita in serie B. Ma non solo, ha detto, anzi ha urlato dall??alto del satellite, che se gli facevano girare i cosiddetti, lui prendeva armi e bagagli e apriva un quotidiano a Monopolia. Lo ha detto, mica lo ha fatto?

Una cosa gettata lì: tra la minaccia, il ricatto e la boutade.  Apriti cielo.  Come diceva la pubblicità di una pillola lassativa??Basta la parola?. In poche ore lo staff dirigenziale del Grande gruppo editoriale di Monopolia si mobilita. Il cassiere ?? poveretto -  non credeva ai proprio occhi quando si è visto davanti il prospetto (e il costo) delle iniziative che sarebbero partite nel giro di poche ore.

Una struttura miliardaria e taccagna,  questa volta ha spedito senza badare a spese  una regia mobile nelle Marche, con al seguito un giornalista e un folto gruppo di tecnici, affittando persino i canali satellitare per trasmettere in diretta ogni sera una trasmissione dal ritiro della squadra della Città Invisibile. Quando si dice potenza della concorrenza? anche quella di un Piccione.

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