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Articolo 21 - Editoriali
La Prova della Costituzione
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di Nicola Tranfaglia

da L'Unità

Chi segue almeno da un poâ?? di tempo questo giornale sa assai bene che l'illusione di un centrismo salvifico come soluzione della crisi italiana non ci appartiene e che quando ci capita di leggere che coerenti esponenti del cattolicesimo democratico, come il senatore Mancino, non credono in nessun modo alla possibilità e utilità di resuscitare la Democrazia cristiana nell'attuale situazione non possiamo che essere del tutto d'accordo.
Ma questo non significa affatto che la politica di un partito come l'Unione di Centro di Marco Follini, che fa parte a pieno titolo dell'attuale maggioranza di centro-destra né intende - per quanto risulta - allontanarsene, non ci interessi, o che vada parificata a tutti gli effetti all'ala estremistica della Casa delle libertà. Lâ??ala che, in questi ultimi tre anni, ha fatto capo, pur con qualche caduta periodica di Alleanza Nazionale (come a proposito della legge Bossi-Fini sull'immigrazione) essenzialmente alla Lega Nord e, quel che è più grave, a Forza Italia, il partito dellâ??attuale presidente del Consiglio.
Da questo punto di vista l'apertura del Consiglio Nazionale dellâ??UDC chiamata a confermare la fiducia al suo leader e gli accenni chiari di Follini alla tradizione costituzionale italiana e al lavoro fatto dai democristiani che nel biennio 1946-47, in piena guerra fredda ormai aperta, scrissero la costituzione repubblicana in piena collaborazione con i socialisti e i comunisti dando vita a un testo ancora oggi vivo e tale da costituire nel 2000 a Nizza la base della Carta europea per quanto riguarda i diritti fondamentali dei cittadini dell'Unione, costituisce un punto fermo che sarebbe assurdo sottovalutare di fronte a un verifica di maggioranza chiusa frettolosamente da Berlusconi e destinata inevitabilmente a riaprirsi a settembre.
Una simile posizione che giunge il giorno dopo la presa di posizione della grande maggioranza dei costituzionalisti italiani (229), tra i quali è l'attuale presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelski, fortemente critici nei confronti della cosiddetta devolution e della riforma dei meccanismi di governo del disegno di legge costituzionale 2544 che fanno del Capo dello Stato e della medesima Corte organi poco più che decorativi, della Camera dei deputati un ostaggio del premier, concentrando tutti i poteri nelle mani del primo ministro, indica per fortuna degli italiani l'esistenza nella maggioranza di centrodestra di una forza politica che non ha dimenticato la centralità del dettato costituzionale vigente come base fondamentale della democrazia repubblicana costruita dalle correnti dell'antifascismo e della Resistenza dopo la catastrofe bellica della seconda guerra mondiale, ricordando gli italiani che caddero sui campi di battaglia, come nei campi di concentramento nazisti, chiedendo democrazia e libertà dopo vent'anni di oppressione e di buio determinati dalla dittatura fascista.
Non si tratta di un'acquisizione di poco conto maturata nell'Unione di Centro visto che finora purtroppo, nei primi tre anni dell'attuale legislatura non ha fatto forti obiezioni alle leggi vergogna che hanno costellato l'attività legislativa della maggioranza di centro-destra: dall'abolizione del falso in bilancio che oggi, a quanto pare, è costretta a ripristinare, alla legge Cirami che è stato con tutta obbiettività un regalo alle associazioni mafiose, ancora al lodo Schifani per fortuna abrogato dalla Corte Costituzionale, alle molte altre norme che sono in obbiettivo contrasto con l'art. 3 della costituzione sull'eguaglianza dei cittadini all'indubbio, grave attentato alla libertà di informazione contenuto nella Gasparri, non a caso respinto una prima volta dal presidente Ciampi.
Se ora Follini è costretto di fronte alle nuove, pesanti tappe di revisione costituzionale rappresentate dal federalismo bossiano e dal premierato assoluto caro a Silvio Berlusconi tramite il lavoro dei quattro â??saggiâ? di Lorenzago, emerge con sufficiente chiarezza la presenza di una linea politica dell'Unione di Centro che si pone nettamente contro il progetto centrale della Casa delle libertà che, rifacendosi neppure tanto implicitamente a quella â??costituzione materiale sommersaâ? contenuta nel piano di rinascita democratica della P2, ha bisogno assoluto, per consolidare la propria egemonia, di mandare a fondo il contenuto democratico della Costituzione del 1948 già messo fortemente in discussione dalla riforma del mercato del lavoro prevista dalla legge 30 e dalla controriforma della scuola disegnata dal ministro Moratti.
Questa, al di là dei ricorrenti progetti neocentristi o delle possibilità, del tutto antistoriche, di improvvisi ribaltoni, è la novità maggiore della fase attuale della crisi che si è aperta nella Casa delle libertà dopo le forzate dimissioni di Giulio Tremonti seguite a quelle di Ruggiero e di Bossi.
Giacché i casi sembrano a prima vista soltanto due: o l'Unione di Centro mantiene, con calma ma forte determinazione, l'opposizione ai testi attuali della Devolution e del premierato assoluto e allora il governo dovrà prenderne atto e fare marcia indietro sull'uno e sull'altro progetto.
Oppure Berlusconi, che ha sempre considerato la Lega come il suo alleato prediletto, deciderà di andare avanti nell'attuazione del progetto di smantellamento della costituzione e allora dovrà aprirsi necessariamente in autunno una crisi di governo di quelle che il Cavaliere non potrà gestire attraverso trattative interne alla maggioranza e dovrà portare all'esame del Capo dello Stato e del parlamento.
In questo ultimo caso il fantasma delle elezioni anticipate nel 2005, piuttosto che l'anno successivo alla scadenza naturale della legislatura, dovrà necessariamente concretarsi e diventerà una prospettiva inevitabile per una maggioranza che, alla luce delle prossime scadenze legislative, non è esagerato definire insieme incapace di governare e pericolosa per la repubblica.
Certo, porre la richiesta del ritorno al sistema elettorale proporzionale come asse decisivo del confronto con il resto della maggioranza ha senso nella misura in cui il conseguimento di quell'obbiettivo non azzera di colpo le altre obiezioni al progetto costituzionale.
Se invece, in omaggio a una pratica cui purtroppo si è già assistito anche in anni lontani, lâ??adozione del sistema proporzionale diventasse lâ??obbiettivo unico privilegiato, tale da cancellare quelle obiezioni pur così fortemente fondate, ci troveremmo di nuovo di fronte alla palude attuale: una maggioranza fortemente divisa che va avanti, comunque, pur di non presentarsi agli elettori.

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