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25 aprile: difendiamo la memoria dei caduti per difendere la nostra democrazia dalle vocazioni autoritarie
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di Nicola Tranfaglia

25 aprile: difendiamo la memoria dei caduti per difendere  la nostra democrazia dalle vocazioni autoritarie

Sono ormai molto pochi quelli che hanno visto, sessantasei anni fa, la Liberazione dell’Italia dalle truppe della Wermacht nazista di Hilter  e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Ma vale la pena ricordare quella data soprattutto per i giovani che stanno affrontando per la prima volta il lavoro, o gli ultimi anni di scuola e di università, e vivono nell’Italia di oggi, governata tuttora da populismi più o meno autoritari e da un personaggio assai poco presentabile nel mondo, come è l’attuale capo del governo Silvio Berlusconi.
L’Italia di quegli anni lontani venne percorsa per diciotto mesi nelle città, nelle campagne e nei monti da eserciti di mezzo mondo e da bande di delinquenti come quelle che avevano trovato rifugio a Salò e nei territori tenuti fino all’aprile 1945 da un regime satellite della Germania, che collaborò a tutto spiano alla deportazione degli oppositori del fascismo (furono quasi ventiquattromila) e dagli ebrei perseguitati (quasi novemila) e alla repressione dei partigiani combattenti o fiancheggiatori.
Una guerra quella in cui si misurarono per due inverni e due estati   eserciti regolari come quello angloamericano (rafforzato da truppe di altri alleati) e quello nazista cui si collegavano le spietate SS, ma anche da alcune bande irregolari di italiani, schierati con gli alleati ed erano i partigiani liberali, cattolici, socialisti, azionisti e comunisti, da una parte e seguaci della repubblica sociale, vecchi e nuovi fascisti, dall’altra, legati ostinatamente al culto di Mussolini e della Germania.
Fu quella una guerra civile?
In parte sicuramente lo fu, ma le idee per cui si battevano partigiani e fascisti e le prospettive future per l’Italia sarebbero state molto diverse tra loro, se avesse vinto la Germania con la repubblica sociale o avessero prevalso invece gli alleati e i partigiani o (come li chiamavano i nazisti e i fascisti) i “ribelli”, sparsi sui monti o nascosti nelle città.
Se avesse vinto la Germania nazista con i fascisti di Salò l’Italia e l’Europa del 1945 sarebbero divenute il territorio di una terribile devastazione, di un governo assoluto, di una repressione costante di ogni libera energia, di assoluta mancanza di libertà e di sviluppo civile delle persone e delle nuove generazioni. Un orizzonte insomma di tirannia e di autoritarismo persino difficile da immaginare.
La vittoria degli alleati e dei partigiani fece nascere invece, in Europa come in Italia, repubbliche come quella italiana che diedero vita negli anni successivi a regimi democratici retti da governi parlamentari che, pur con le loro contraddizioni,
generarono un largo sviluppo economico e civile di cui ancora in qualche modo godiamo gli aspetti più importanti.
Il confronto tra le due diverse prospettive è chiaro e incontestabile.
Nessuno nega che molti giovani che si arruolarono nella Repubblica Sociale Italiana furono in buona fede e non si resero conto appieno, soprattutto per ignoranza e per la giovane età oltre che per l’educazione ricevuta dal governo fascista, del destino a cui sarebbero andati incontro se Hitler e Mussolini avessero prevalso.
Ma oggi che sappiamo come è andata la storia non ha senso difendere gli argomenti di quei giovani e il giuramento fascista a cui si riferivano.
Oggi, sul piano storico, sono chiare le differenze tra le due cause, la ragione e il torto dall’una e dall’altra parte.
C’era, in un caso, la difesa ostinata di un regime dittatoriale che aveva provocato la guerra e l’Olocausto degli ebrei, nell’altro una lotta per la libertà e la democrazia moderna. Non c’era confronto possibile tra le due cause e l’Italia ha assistito per fortuna il 25 aprile e nei giorni successivi all’arrivo degli alleati e dei partigiani nelle sue città e nelle sue regioni del Nord.  
Concludo con un appello.
Oggi dobbiamo difendere la memoria dei caduti di allora, gli ideali democratici della nostra Costituzione che sono in grave pericolo, ricordare e prendere come esempi le donne e gli uomini  come Piero Calamandrei, Norberto Bobbio,Tina Anselmi e molti altri che hanno lottato sempre per difendere la nostra democrazia e la nostra repubblica dall’assalto di chi vuole riportare il nostro Paese a un regime autoritario.

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