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Articolo 21 - ESTERI
L'impegno italiano in Libia
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di Giuseppe Giulietti*

L'impegno italiano in Libia

Signor Presidente, non intervengo per esprimere un voto contrario sulla mozione di maggioranza e il non voto sulle altre ma per esprimere, Ministro, con tono davvero sommesso, un disagio politico che io penso sia il suo e di molti altri, per i modi, i tempi e le forme di questa discussione ridotta ad una discussione interna, finalizzata alla campagna elettorale, ai rapporti di forza della maggioranza. Ministro, non le chiedo un giudizio, non può darlo, ma siamo arrivati persino a chiedere una data ultimativa alla NATO, andrebbe fondato un comitato per la sua sicurezza, stanno ancora ridendo; ma l'Italia merita questo tipo di rappresentazione e di rappresentanza, Ministro? Non la può meritare, al di là delle posizioni di ciascuno di noi. Come si fa, politicamente, a dare un mandato qualsiasi a chi, in queste ore, sulla Libia, ha detto tutto e il contrario di tutto. È questo un giudizio di inaffidabilità politica, altro che un mandato, neanche a spostare una cartolina, in questa fase. Sarà un «no» politico, non solo etico, Ministro, ma forse un giorno andranno ricomposti questi due termini su questi temi. Sarà un «no» anche per impedire che si inneschi un pilota automatico come è accaduto in altre missioni militari, con un voto automatico senza più discussioni.

Cosa diremo, Ministro, quando sarà chiesto l'intervento da terra? Certo che non è previsto nella mozione, voi lo escludete, ma lei sa quanta inerzia si è consumata su queste vicende e quante preoccupazioni, anche tra di voi. Colleghi, non possiamo avere una tensione, legittima, dal punto di vista etico, quando si discute del fine vita, in Italia, e poi essere indifferenti alla tensione etica quando si discute di pace e di guerra fuori da questi confini. Non si può ridurre tutto ad un conflitto interno. Questo non è fine vita? Non è speranza? Dov'è la tensione etica su un tema così straordinario? Non la possiamo eliminare. Concludo allora ricordando le posizioni della Tavola della Pace, una grande associazione italiana di credenti e non credenti - e spero che non ci sia più la banalizzazione di parlare dei pacifisti come se fosse solo un mondo di radicalità - persone che operano ogni giorno per la pace e contro i dittatori; anche quando governi baciavano l'anello ai dittatori, costoro si opponevano in modo serio in Italia, in Europa e nel mondo. Questa associazione si occupa dei tiranni in Libia, in Siria, nella Yemen; perché della Siria non si parla più? Anche io, come l'onorevole Boniver, ho ricevuto drammatiche lettere dalla Siria, Ministro, perché la Siria non è un problema? Sono drammatiche le lettere di giornalisti e intellettuali che arrivavano dal mondo libico negli anni scorsi, ignorate. La Tavola della Pace propone di puntare ad una tregua che consenta di portare aiuto alle popolazioni, di raggiungere il cessate il fuoco. La politica deve strappare alle armi il controllo della situazione, non aggiungerne altre. Mi auguro solo che queste posizioni, che fuori di qui sono molto forti, non siano liquidate con un'alzata di spalle perché c'è anche un peso delle pubbliche opinioni. Molti di costoro dissero «no» alle modalità dell'intervento in Iraq e alle bugie mediatiche; a posteriori, molti gli hanno dovuto dare ragione.

* intervento del 3 maggio alla Camera nel corso del dibattito sulle mozioni concernenti l'impegno italiano in Libia

Caos arabo, inchieste e dissenso in Medioriente - a cura di Riccardo Cristiano

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