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Articolo 21 - Editoriali
C’è un silenzio che mi indigna più della bandana
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di Giuseppe Giulietti

da L'Unità

«Colui che prova un senso di rivolta interiore, di sdegno a causa di qualcuno che offende la coscienza morale…”, così un noto dizionario, il Sabatini-Coletti, definisce il significato della parola “indignato”. L’interpretazione, per evitare equivoci o sospetti, è precedente all’esibizione del Berlusconi in bandana e, dunque, non è riconducibile in modo alcuno a quel complotto comunista che ha inquinato le case editrici italiane e che ci è stato svelato con il consueto e implacabile rigore estivo da alcuni noti opinionisti, nei momenti di pausa tra un castello di sabbia ed i gavettoni ferragostani. Scartata, così, l’ipotesi del complotto, non ci resta che esaminare la congruità della definizione rispetto all’episodio della bandana. Il Berlusconi travestito da Alberto Sordi , con rispetto parlando naturalmente per il grande Albertone nazionale, ha suscitato rivolta morale e indignazione? Un sentimento così forte e così ricco di passione umana e civile non può certo essere riservato ad uno statista piccolo, piccolo e alle sue turbe non più giovanili. Comprendo il fastidio e l’irritazione con le quali molti hanno accolto questa ennesima esibizione, ma l’indignazione la riserverei a ben altre vicende. Berlusconi e, soprattutto Blair , un tempo astro nascente di un sedicente “centro sinistra” moderno e disinibito, in questa occasione hanno assunto le più modeste sembianze di Gianni e Pinotto. Molte coppie comiche hanno spesso un protagonista ed una spalla. Uno dei due si assume, talvolta, l’ingrato compito del “cretino”. In questo caso si potrebbe proporre un concorso anglo-italiano per assegnare i rispettivi ruoli. Una partecipazione non trascurabile potrebbe essere assegnata anche al ministro Castelli, quello che con le sue chiacchiere in libertà sta fomentando in vario modo la rivolta nelle carceri. In ogni caso questo episodio lo inserirei nella categoria delle cose di cattivo gusto, irritanti, quelle che fanno inquietare, tutte definizioni simili, ma in qualche modo attenuate, della parola indignazione. La indignazione la riserverei, invece, al silenzio omissivo e censorio che sta circondando la documentata denuncia che questo giornale, ancora una volta in scarsissima compagnia, ha avanzato in merito agli ultimi drammatici sviluppi della vicenda irachena. Nessuno si è sognato, fino ad oggi, di smentire in modo comprensibile il pieno coinvolgimento del contingente italiano in azioni e in operazioni di guerra. Nessuno si è sognato di smentire, in modo convincente, le notizie relative alle modalità della scomparsa del giornalista americano Garen, avvenuta, a quanto pare, anche dopo un duro alterco con alcuni funzionari italiani, forse dei servizi segreti. Perché Garen sarebbe stato allontanato dalla base militare? Eppure queste denunce sono state riprese ampiamente dalla stampa internazionale, e dalle grandi associazioni dei giornalisti negli Stati Uniti, in Europa e in Italia. Eppure le immagini girate da Garen parlano chiaro e ci mostrano un’autoambulanza colpita probabilmente dal fuoco italiano. Perché tanta reticenza? Di che cosa si ha paura? Perché i TG non ci hanno più mostrato quelle immagini ed eventualmente anche altre? Perché nessun TG ha ancora tentato una ricostruzione completa di questa vicenda? Eppure Garen, nelle sue E-mail, pubblicate sempre da questo giornale, ha chiamato in causa le autorità militari italiane, e la stessa Rai, descrivendo “pesanti interrogatori” che avrebbe subito insieme ad alcuni dipendenti della Rai e accenna persino ad alcune possibile censure. Nessuno ha nulla da dire? Queste notizie non sono state inserite nella rassegna stampa? Anche Garen è già finito nell’elenco dei “provocatori comunisti”? Gli “indignati” opinionisti che ogni giorno fustigano la sinistra e ne reinventano la storia in modo fantasioso e truffaldino, non hanno nulla da scrivere, non dico sulla bandana, ma neanche su questi silenzi, su queste omissioni, su queste censure che dovrebbero, queste sì, indignare la coscienza e la sensibilità di qualunque persona libera, comunque e dovunque sia politicamente collocata. Irritiamoci pure e giustamente per la bravata estiva del presidente del consiglio pro-tempore, ma riserviamo l’indignazione e la nostra determinazione ad altre cose davvero gravissime e che stanno accadendo nel Mondo e in Italia. Ha ragione Luciano Violante, il presidente del consiglio dovrà venire e subito, alle Camere per rispondere delle tante bugie che ha raccontato a milioni e milioni di italiane e di italiani. Se lo vorrà, potrà pure venire indossando la bandana, ci impegniamo, sin d’ora, a riservare la nostra indignazione alle cose che dirà o che non dirà; senza curarci affatto di bandana, di bermuda, di secchielli e di palette. Qualora invece, per l’ennesima volta, il presidente del consiglio non ritenesse di poter onorare il suo impegno parlamentare, potrebbe sempre mandare al suo posto Cesare Ragazzi, il vero mago del rinfoltimento del cuoio capelluto.

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