Clicca qui per il nuovo sito di Articolo 21 »
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
 
Articolo 21 - Editoriali
Ricatto miope in nome della competitività
Condividi su Facebook Condividi su OKNOtizie Condividi su Del.icio.us.

di Bruno Ugolini

da L'Unità

C’è una particolare nuvola nera negli orizzonti di questo autunno denso d'incognite. Come se non bastassero i danni provocati dalle scelte governative, a cominciare dal documento di programmazione economica, un altro spettro minaccia le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori italiani. I segnali vengono da Paesi non lontani e hanno nomi altisonanti: Siemens, Bosch, Daymler-Chrysler, Opel... Qui è stata posta in atto, in forme diverse, una specie di vendetta sul passato. Ã? stata innestata la marcia indietro.
Ricordate l'autunno caldo italiano e la conquista delle 40 ore settimanali di lavoro? Ricordate l'aspro dibattito su un possibile passaggio alle 35 ore? Era il sogno di un tempo di lavoro da poter gestire, governare, intrecciato ad un tempo di vita rasserenato. C'era qualcuno che sfrontatamente, all’estero e in Italia, addirittura teorizzava la «fine del lavoro» e prevedeva un futuro d’ozio prevalente, al grido di «lavorare meno lavorare tutti».
Oggi appaiono tutte prospettive da cancellare. Le fabbriche che abbiamo elencato sono le prime corazzate di un fronte padronale che ha imposto, attraverso amari accordi sindacali, nuovi regimi e nuovi orari, settimane a volte di 47 ore. Non solo, ha anche preteso la riduzione di alcune componenti della busta paga. Un colpo sonoro ad orari, salari e diritti.
Sono i primi «successi» dell'iniziativa imprenditoriale attuati attraverso una semplice mossa: o facciamo così oppure spostiamo le nostre fabbriche in altri Paesi, all'Est o altrove, dove la manodopera costa meno.
Ã? la solita tradizionale filosofia. Nasce dalla convinzione miope che la sfida competitiva nel mondo globale la si vince giocando sul risparmio.
Ha detto bene Frank Bauer, dell’Istituto tedesco per la ricerca delle opportunità sociali: «Oggetto del contendere non è l'orario di lavoro, ma il costo del lavoro». Mentre ovunque, invece, si dimostra che anche i profitti arrivano e si conservano se si punta sull'innovazione, la formazione di mano d’opera capace, su una «partecipazione» attiva delle «risorse umane» non umiliate.
Parlano di produttività, ma quale sarà il rendimento di un lavoratore giunto alla quarantasettesima ora settimanale? � noto che già nel corso della giornata, dalla mattina alla sera, gli incrementi produttivi vanno decrescendo. Per non parlare degli sprechi che si è disposti a perpetrare chiudendo intere fabbriche e spedendo al sacrificio nuclei di lavoratori che magari costituiscono un patrimonio di saperi e capacità, costato soldi e fatica. Per non tirare poi in ballo gli effetti devastanti sulle condizioni socio economiche di un intero Paese allorché, allungando il tempo di lavoro, si restringe l'ingresso in fabbrica di nuove generazioni.
C'è però, crediamo, in queste vicende e in questo allarme, anche una lezione per i sindacati. Quando si è aperto in Italia il dibattito sulla settimana di 35 ore, poi attuate ad esempio in Francia, ma ora, come abbiamo visto, nel mirino di chi punta al loro smantellamento, molti - e in particolare Bruno Trentin in Italia - hanno posto un’obiezione di fondo. Quella secondo la quale appariva illusorio inseguire il mito di una riduzione eguale per tutti, imposta da una legge. Il problema vero, semmai, era quello di mantenere, nei luoghi di lavoro, un potere sindacale unitario capace di controllare davvero gli orari conquistando anche nuove riduzioni, impedendo il ricorso diffuso agli straordinari, proponendo e organizzando nuovi turni (capaci di attivare nuove assunzioni). Una capacita d'iniziativa decentrata, che spesso si è persa, in grado altresì di operare un controllo sui piani d'impresa, sugli investimenti, sulle prospettive aziendali, se possibile in collegamento, nel mondo globalizzato, con l’insieme della rete produttiva.
E anche un modo per non giungere impreparati di fronte agli affondi padronali che ora imperversano, alla mannaia che ti propone solo di accettare qualche taglio o di chiudere bottega e trasferire tutto a Oriente dove il lavoro costa meno. Per impedire l’affacciarsi di quello che potrebbe essere l'autunno dei padroni.

 

Letto 549 volte
Notizie Correlate
Audio/Video Correlati
Dalla rete di Articolo 21