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Articolo 21 - Editoriali
Quando si confonde il dissenso con lo squadrismo
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di D.V.R.

Venerdì 24 settembre, La Sicilia, il quotidiano unico della città di Catania dedica una pagina ad un presunto scoop letterario. Si pubblicano due  lettere che Vitaliano Brancati ebbe a scrivere a Benito Mussolini e al fratello del gerarca Filippo Anfuso. Nella lettera al Duce, Brancati sollecita la sua nomina a direttore del quotidiano fascista Il Popolo di Sicilia , in quella ad Anfuso chiede di girare la richiesta al potenet fratello affinchè solleciti l??intervento di Ciano, spiegando che tutto ciò veniva fatto solo per tacitare le insistenze paterne. Uno scoop che mirerebbe a dimostrare l??adesione al fascismo del giovane Brancati. Adesione che è tra l??altro nota, spiegata e documentata.

Al di la della pochezza dello scoop,  nella stessa pagina salta agli occhi un altro articolo sempre collegato a Vitaliano Brancati. E?? un  taglio basso dedicato ad un ??ricordo? firmato da tale Francesco Rovella.

Un ricordo letterario, un contributo sulla figura e sul pensiero dell??autore del Bell??Antonio? Nossignore. Si tratta del ricordo di quella che con sottile eufemismo viene definita una ??contestazione?.

L??autore del ??ricordo? è come dire persona nota. Francesco Checco Rovella, infatti ha un passato di attivista del Guf, un passato nel quale si è distinto per le sue doti di picchiatore. Doti che sono ben documentate negli archivi della questura di Catania.

Ebbene il signor Rovella, nella sua nuova e singolare veste di commentatore, ci narra con i toni baldanzosi di un reduce della marcia su Roma, di un??aggressione squadrista fatta nel settembre del 1969 al Premio Brancati che annualmente si tiene a Zafferana Etnea per onorare la memoria dello scrittore.

Leggiamo così che obiettivo del raid erano alcuni giurati del Premio: Alberto Moravia, Dacia Maraini e Pier Paolo Pasolini. Un aggressione, preparata con cura ??per consolidata antipatia ?? scrive Rovella - verso Moravia, di cui qualcuno dei nostri aveva letto i racconti, e verso Pasolini?" .

 Rovella non lesina i particolari sulla spedizione punitiva compiuta, leggiamo testualmente,  a base di spintoni e sedie fracassate, e conclusa con un fitto lancio di finocchi contro Pier Paolo Pasolini "per la sua dichiarata omosessualità" e finita con una scazzottata. Ora soffermarsi sulla cialtroneria dell??atto sarebbe una perdita di tempo. Il signor Rovella lo rivendica e se ne vanta ancora oggi. Buon per lui, ognuno è quel che è.

Una riflessione merita invece la scelta editoriale de La Sicilia, che decide di pubblicare il resoconto di un??azione indecente come se fosse la più normale delle azioni. La scelta appare come  una legittimazione culturale ad un gesto di delinquenza, spacciandolo per una contestazione culturale. Lanciare finocchi, fracassare sedie, insultare degli intellettuali, che hanno l??unica colpa di scrivere quel che sentono, per chi ha curato quella pagina, è ammissibile, forse anche legittimo.

 Peccato che qualcuno - magari compagni di merende dei simpatici ??giovani di destra? di Zafferana - abbia poi spinto avanti,  nutrendola con ben coltivato odio, la contestazione contro Pasolini. Avanti, fino ad una spianata brulla  nei pressi di Ostia.

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