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Articolo 21 - Editoriali
Notizie omesse: perché non fare un serio monitoraggio?
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di Ottavio Olita

Il preoccupato allarme lanciato da più parti, compresi importanti organismi interni alla Rai – da un consigliere d’amministrazione fino all’assemblea generale dei Comitati di redazione –, sulla completezza dell’informazione dei telegiornali e dei radiogiornali pone un serio problema di credibilità del servizio pubblico e, quindi, di legittimazione dell’azienda a svolgere quest’importante compito assegnatole dalle istituzioni repubblicane.

Non è un caso che la questione si ponga ogni volta che si decidono o si prospettano nuove nomine ai vertici. La logica dell’appartenenza e della riconoscenza dei prescelti, o degli aspiranti tali, verso chi decide è più forte del rispetto della deontologia, quanto mai fondamentale in Rai.

Come fare per dimostrare che le denunce di chi crede nella funzione dell’informazione pubblica, indispensabile per la tutela e il rafforzamento delle libertà democratiche, sono fondate, attendibili, indiscutibili e non frutto di prese di posizione di parte, antiqualcuno?

Basterebbe che gli organismi che si preoccupano tanto di verificare quel che compare nei Tg pensassero anche a verificare quel che viene omesso. Perché l’Authority delle comunicazioni o una dei tanti osservatori che operano nel settore non avviano una ricerca seria su questo tema? Ovviamente qui non si parla solo dei silenzi sul Barigate, ma anche e soprattutto dell’oscuramento delle notizie sulle morti sul lavoro, sui disagi delle popolazioni terremotate dell’Abruzzo, sulle condizioni inumane a cui vengono condannati i migranti respinti e ricacciati indietro, sul progressivo impoverimento del mezzogiorno, sulla mancanza di un qualunque confronto, ad esempio, tra la condizione del precariato in Italia e quella in altri Paesi europei, o su come sono definite le strade dell’accesso al lavoro per i giovani che escono dalle scuole e dalle Università. E di indicazioni ce ne potrebbero essere tante altre.

La Rai ha le energie e le competenze per sviluppare una completa informazione pubblica e di servizio: lo ha dimostrato nei suoi 55 anni di storia e lo dimostra quotidianamente in spazi ridotti alla semiclandestinità, in orari impossibili. Altro che campioni di omissioni. Quelle stesse istituzioni repubblicane che credono nell’importante funzione assegnata all’azienda dovrebbero fare sentire forte loro voce.

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