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di Ferdinando Pellegrini
Qualche giorno fa, il collega Pino Scaccia in uno speciale del TG1 ricordava le difficoltà di un mestiere quale quello degli inviati che si occupano di crisi belliche. Nello speciale, una parte consistente, purtroppo, era dedicata a quanti di noi hanno perso la vita mentre cercavano, con onestà e caparbietà , di documentare gli avvenimenti spesso drammatici che le guerre comportano. Tra i tanti, Scaccia, ricordava Enzo Baldoni, sequestrato ed ucciso in Iraq.
Dei suoi resti però non si hanno più notizie.
Credo sia doveroso che un'associazione come la nostra si faccia carico, coinvolgendo anche altri protagonisti dell'informazione, di lanciare una campagna perché quei resti vengano restituiti alla famiglia; perché le istituzioni italiane si adoperino affinché le autorità irachene si assumano l'onere di rintracciare il corpo di Enzo Baldoni e lo consegnino a coloro che lo hanno amato, stimato, apprezzato, così da potergli dare una appropriata sepoltura e possa essere ricordato come egli stesso avrebbe voluto: un uomo che aveva visto luoghi dove non erano arrivati turisti.
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