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Articolo 21 - Editoriali
Un Ospedale di sabbia
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di Gaetano Alessi

Che ad Agrigento fossero alquanto fantasiosi è un dato di fatto che nessuno ha mai messo in discussione.Terra di grandi poeti e scrittori, la creatività non può certo mancare, ma costruire un intero ospedale come se fosse un castello di sabbia è una follia su chi pochi avrebbero scommesso. Ma è successo. Il “San Giovanni di Dio”, maestoso nome dell’ospedale della città dei Templi, che sorge in Contrada Consolida è stato costruito con calcestruzzo depotenziato. Questo il responso dei periti nominati dalla Procura della Repubblica d’Agrigento che da mesi indaga sulla struttura ospedaliera inaugurata nemmeno cinque anni fa. Ventidue le persone messe sotto indagini dalla Guardia di Finanza tra i quali il direttore dei lavori Antonio Raia e l’attuale manager del "San Giovanni di Dio" Giancar­lo Manenti.   Ma il responso più grave dato dai periti ha il suono della beffa per gli abitanti della provincia d’Agrigento che hanno aspettato venti anni e speso 38 milioni d’euro per un Ospedale che “Deve essere chiuso perché l’intera struttura manca dei necessari requisiti di sicu­rezza statica." Infatti, entro trenta giorni tutti i padiglioni dell’immensa struttura di contrada “Consolida” devono essere sgombrati. Dove finiranno i degenti degli oltre 400 posti letto del “San Giovanni di Dio” non è dato sapere, magari per tradizione si affideranno a qualche santo (o a qualche politico). In altre parti d’Italia sarebbe successa una rivoluzione, ma in terra di Girgenti non accadrà nulla. Qualche mugugno, qualche lamentela a mezza voce, poi cadrà il silenzio. Anche perché la storia di quella struttura è risaputa da anni. Inaugurazione forzata per motivi di campagna elettorale, con tutti i maggiorenti del Centro destra, da Totò Cuffaro, ad Alfano, attuale Ministro della Giustizia, a Michele Cimino, deputato All’Ars siciliana e maggiorente della Pdl agrigentina, a stappare bottiglie, scambiarsi nomine e lucrare politicamente su una sanità siciliana da sempre fulcro del clientelismo e del controllo politico più serrante. Poi se in quell’Ospedale dopo nemmeno un mese il pavimento del pronto soccorso mostrava crepe così gravi da costringere gli infermieri a denunciare l’accaduto, o per l’inaugurazione, tra l’imbarazzo più totale, parte degli ascensori si bloc­carono e ci fu persino un’in­cursione di topi che misero fuori uso la sala operatoria e alcuni computer, questo poco importa. Perché in Sicilia, terra di miracoli, è noto che con la sanità (o con l'immondizia) non ci si cura: si mangia. Le cronache parlano di un imbarazzo totale da parte della classe politica locale, abituata a commentare ogni volo d’uccello, che sembra aver perso la parola. Chissà come mai. Aspettando il seguito della vicenda ci si può affidare allo scriba più famoso della città dei templi per chiudere questa parte della storia: “Cosi è… direbbe Pirandello, aggiungendo però il più inquietante “se vi pare….”

 

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