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Articolo 21 - Editoriali
Il cinema che vogliamo
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di 100autori

“I 100autori nascono dalla consapevolezza che fosse necessario stabilire alcune regole minime ma decisive per far uscire il cinema e la televisione da una situazione di grave dipendenza dalla politica”. Ancora, “siamo certi  che non basta la somma di molti buoni film per fare un cinema”.  Il cinema non è “fatto solo di investimenti economici, copioni, set, attori, sale cinematografiche ma da uno scambio continuo di idee, da un confronto culturale ed artistico, da un rimettere continuamente in discussione le proprie convinzioni in relazione ad altri che come te intendono rappresentare i problemi e gli aspetti più interessanti del nostro paese. Non c’è cinematografia importante che non sia anche il risultato di questo humus culturale”. Oggi, a Venezia, sulla terrazza dell’Hotel Hungaria, Stefano Rulli, presidente di 100autori, ha così riassunto le ragioni dell’associazione, ospite di Lido Philo (i filosofi che parlano di cinema, da tre anni evento della Mostra Internazionale).
Uno dei principali compiti che i 100autori si sono dati è stato quello di mobilitare negli autori stessi la consapevolezza del proprio ruolo in rapporto al pubblico, al di là del proprio singolo film: “Per questo abbiamo volentieri raccolto l’invito di Lido Philo di proseguire anche qui al Lido questo nostro discorso attraverso una serie di incontri che permettano a registi, sceneggiatori, ricercatori di diverse generazioni, autori italiani e stranieri, di confrontarsi su alcune tematiche che chiedono nuovi approcci, nuovi sguardi”. Ha ancora senso contrapporre in termini estetici il racconto cinematografico e quello televisivo? Che significa ridare centralità all’autore nella realizzazione della sua opera? E ancora, come garantire che l’accesso alla creatività sia il più democratico possibile ma anche rispettoso della qualità artistica del singolo autore? Che problemi pone l’esordio di un autore, che ruolo ha l’opera prima rispetto alle altre che verrano dopo: ”C’è una specificità emotiva nel fervore narrativo dell’esordiente, nel suo desiderio di comunicare, come nell’innamoramento rispetto all’amore? Quali le responsabilità di un giovane chiamato a fare importanti mediazioni per poter entrare nel mondo del cinema? Tutti interrogativi che richiamano da un lato a una condizione oggettiva, che porta l’autore a chiedere, a rivendicare, a volte  denunciare responsabilità altrui, ma dall’altro esprime la volontà di chiedere anche a se stessi responsabilità progettuali e morali. Che fare, come fare, per fare meglio? Ecco, a noi piace che questo approccio “doppio” possa diventare sempre più diffuso tra gli autori, perché il cinema e più in generale l’arte hanno bisogno di individui capaci di rimettere in discussione il mondo”.
Andrea Purgatori, coordinatore dell’associazione, mette a fuoco un altro delicato capitolo: “Il diritto d’autore è un’arma politica che intendiamo utilizzare fino in fondo per costringere tutti gli utilizzatori delle opere cinematografiche e televisive, che sui contenuti fanno enormi profitti, a restituire agli autori e mondo dell’audiovisivo almeno una parte di questi guadagni”.

 Gli appuntamenti  sono dunque tre, e si comincia il 7 settembre alle 12.00, con “NARRAZIONE”,  una riiflessione sulle differenze tra drammaturgia classica del racconto cinematografico e le nuove forme della narrazione seriale. Ne parleranno registi, sceneggiatori e teorici.  Saranno presenti fra gli altri Ivan Cotroneo, Francesco Scardamaglia e Paolo Braga (autore di “ER, sceneggiatura e personaggi, analisi della serie che ha cambiato la tv).
Il 9 settembre , alle 16.30, sarà il momento di “IMPARA L’ARTE PER NON METTERLA DA PARTE”, dedicato al ruolo della formazione nella nuova legge di sistema, nuove idee per l’insegnamento del mestiere audiovisivo. Fra gli altri, sono invitati i registi Anne Riitte Ciccone, Gianfranco Pannone e l’ex direttore del centro sperimentale di cinematografia Caterina D’Amico.
Si chiude il 10 settembre, alle 16.30, con “ESORDISCI E POI MUORI”,  una denuncia del sistema produttivo e distributivo  che consente il debutto ma difficilmente lo svolgimento di carriera successivo alle opere prime. Il dibattito ospiterà tra gli altri i registi Claudio Noce, Giuseppe Capotondi e Susanna Nicchiarelli.

 

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