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Articolo 21 - Editoriali
Arci e Strati di cultura
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di Carlo Testini*

La terza edizione di Strati della Cultura, organizzata dal 5 al 7 novembre a Bologna, rappresenta la chiusura di un ciclo di riflessione e confronto nell’Arci sui temi della cultura e della conoscenza iniziato a Cortona nel 2005. Il lavoro di questi ultimi cinque anni, ci dà la possibilità di promuovere una nuova stagione della promozione culturale.

Il ruolo dell’Arci nel campo della creatività giovanile (Strati 2007), la consapevolezza di promuovere spazi culturali reali e virtuali aperti e inclusivi (Strati 2008), la nostra risposta alla crisi economica e culturale del Paese (Strati 2009), indica con chiarezza quale potrebbe essere il futuro delle politiche culturali dell’Arci. L’Unione Europea ha delineato da tempo la necessità di considerare  le politiche per la cultura e la conoscenza come risposta alla crisi mondiale e come sfida competitiva di questa parte del mondo. Come si è detto a Bologna, le politiche europee e il consenso anche accademico sulla rilevanza della conoscenza per un nuovo concetto di welfare che includa le politiche culturali, sono un dato di fatto. E’ ormai chiaro che le politiche di coesione sociale devono considerare tra gli strumenti principali anche le politiche culturali. Serve un investimento deciso per sostenere conoscenza, attitudini creative, produzioni culturali sostenendo l’intreccio virtuoso tra politiche pubbliche e attività del no profit culturale e dell’impresa creativa. E’ necessario  mettere in campo provvedimenti legislativi che defiscalizzino fortemente tutto il settore, un aumento di fondi pubblici che sostengano la formazione e il sistema culturale, il rafforzamento delle politiche degli enti locali che già oggi sono attori fondamentali nella realizzazione delle politiche culturali del nostro Paese. Certo, il dibattito su cosa si intende per “sistema cultura” è ancora aperto. Noi sosteniamo che non esiste una cultura “alta” e una “bassa”, che non regge un sistema che investe pesantemente per sostenere poche (pur prestigiose) istituzioni culturali  e investe pochissimo nella rete diffusa dell’associazionismo di promozione culturale. La contrapposizione tra “eventi” e cultura diffusa è fuorviante: i primi devono essere l’espressione visibile dell’attività continua e capillare delle reti culturali di un territorio. Così come pensiamo che un maggior ruolo delle amministrazioni locali, in particolare delle Regioni, nella definizione delle politiche pubbliche su cultura e conoscenza sia necessario.
Non potremo affrontare queste questioni senza un confronto e un lavoro di network con gli attori europei. Le reti non governative che si occupano di politiche culturali sono uno strumento  formidabile di interlocuzione con il Parlamento e la Commissione Europee. L’Arci ha le competenze per declinare la propria idea di promozione culturale in Europa intrecciando il lavoro sul dialogo interculturale con i Paesi del bacino del Mediterraneo e facendo sistema con le politiche e i progetti che riguardano i diritti dei migranti. Tutto questo non basta senza una iniziativa costante sui temi dell’acceso alla cultura. La revisione degli strumenti di tutela del diritto d’autore e un’attenzione costante per l’evoluzione del  sistema dei media sono necessari per sostenere davvero conoscenza e creatività. “Alzare di rango” la discussione su Cultura e Conoscenza , si diceva a Bologna. Noi lo stiamo facendo.

 

*Presidenza nazionale Arci

 

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