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Articolo 21 - Editoriali
Informazione locale, il caso Grt
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di Paolo Butturini *

C’è un mondo, quello dell’informazione locale sia essa stampata, radiotelevisiva o via internet, al quale prestiamo di solito poca attenzione. Eppure quelle notizie raggiungono centinaia di migliaia di persone e, specie nelle piccole realtà, contribuiscono, quanto i media nazionali sulla scena del Paese, a determinare le sorti di Giunte comunali, le fortune o le disgrazie di questo o quel politico, di questo o di quello schieramento.
Sabato 28 e domenica 29 novembre, i colleghi di Grt, agenzia radiofonica in cooperativa che fornisce informazione a più di 60 emittenti regionali e locali, sono entrati in sciopero per protestare contro il licenziamento di due colleghi che i dirigenti dell’azienda avevano sospeso già da qualche settimana. La vicenda sindacale meriterebbe un approfondimento, per come segnala lo scadimento delle relazioni fra giornalisti ed imprenditori del settore: siamo di fronte forse al primo caso di un editore che querela un’intera redazione per diffamazione, soltanto per aver chiesto conto, in qualità di soci della cooperativa, di dove finissero i soldi e come fosse l’assetto complessivo dell’azienda.
Segnatevi questi nomi: Luciano Tarricone (Puglia), Mario Bertoldi (Trentino Alto Adige), Antonio Giardulo (Campania), come vedete una larga rappresentanza regionale. Tarricone è il presidente di un Cda scaduto, quello della Grt cooperativa, che non vuole sottoporsi alla elementare regola del confronto con i propri soci, in primo luogo, e col sindacato in secondo. Mario Bertoldi, giornalista dell’Alto Adige, è un direttore “a distanza” (risiede a Bolzano) che controlla una redazione con sede a Roma. Antonio Giardullo è un altro direttore (testata GrtTv) anch’esso “delocalizzato” in Campania. Tutti e tre sono giornalisti, uno professionista due pubblicisti, titolari a loro volta di una emittente radiofonica privata: Tarricone di Rete Selene a Corato (Bari), Bertoldi di Radio NBC Rete Regione a Bolzano, Giardullo di RadioAlfa a Teggiano (Salerno). Questi signori, circa sei anni fa, hanno dato vita all’Agenzia Grt, che sul suo sito (http://www.agenziagrt.it) si autodefinisce: “una solida realtà nel panorama informativo italiano… l’agenzia può certamente ritenersi leader nel settore della produzione e fornitura di contenuti giornalistici dedicati ad emittenti radiofoniche locali”. E ancora: “Sono oltre 60 le emittenti radiofoniche, regionali e locali, che trasmettono… tre linee di notiziari”. Entusiastica la definizione che sul sito viene data della redazione: “uno staff di professionisti dell’informazione”. Peccato che due di quei professionisti siano stati licenziati in tronco per motivi che, con la loro professionalità, hanno poco a che vedere.


C’è un ultimo passaggio importante che contribuisce a definire i contorni dell’operazione: “I servizi offerti dall’Agenzia GRT sono riconosciuti ai fini dell’accesso ai rimborsi per le radio locali, previsti dalla vigente Legge sull’Editoria”. Anche l’Agenzia ha accesso ai contributi per le cooperative e gode di convenzioni pubbliche come quella con il ministero degli Esteri. Come si vede uno spaccato rappresentativo del mondo dell’emittenza locale dove i conflitti di interesse, i flussi di denaro pubblico e privato, le alleanza politiche sono avvolti da una nebulosa che si fa fatica a far evaporare. Un episodio, comunque, rivela quale atteggiamento abbia la dirigenza di Grt verso la libertà di informazione: il servizio sulla manifestazione della Fnsi del 3 ottobre scorso consisteva nel riportare le dichiarazione del segretario dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino, che si lamentava per l’eccessiva presenza di bandiere rosse a Piazza del Popolo. Dei motivi dell’iniziativa e delle trecentomila persone presenti nessuna traccia. Alla faccia del pluralismo e della correttezza.


Accade quindi che la rappresentanza sindacale di base, il Cdr dell’Agenzia, si rivolga all’Associazione Stampa Romana, competente territorialmente, per ottenere quello che dovrebbe essere pacifico, visto che è contemplato dal contratto e dalle leggi: cioè sapere esattamente chi sono i soci della cooperativa, come vengono utilizzate le risorse, quale sia la linea politico-editoriale, oltre  tematiche più strettamente sindacali come il rinnovo di un integrativo scaduto.
Apriti cielo: il trio Tarricone-Bertoldi-Giardullo va su tutte le furie. Siamo nella primavera scorsa e da allora si scatena un’escalation a base di minacce, insulti, una valanga di lettere di richiamo, ritardo nei pagamenti degli stipendi, sospensione delle condizioni minime di una civile convivenza all’interno dell’Agenzia, persino molestie sessuali nei confronti di una collega durante un’assemblea della cooperativa. Il tutto culmina con la cacciata di due colleghi e, purtroppo, non sembra finita qui. Ovviamente il sindacato è intervenuto e sta operando a difesa dei colleghi.
Tutta questa storia solleva una serie di interrogativi a cui sarebbe bene dare una risposta: chi controlla questo florilegio di aziende che accedono a finanziamenti pubblici? L’Ordine Nazionale e quelli regionali hanno contezza di come si faccia informazione in queste emittenti? Siamo in grado di salvaguardare l’autonomia di giornalisti e il pluralismo dell’informazione in realtà dove si violano costantemente il contratto e le leggi? In un mondo sempre più globale e locale, il ruolo di queste aziende è sempre più importante. In due delle regioni in cui hanno sede le radio del trio Tarricone-Bertoldi-Giardullo (Puglia e Campania), nella prossima primavera si rinnoveranno i consigli regionali e svariati consigli comunali. Che ruolo giocheranno Grt e i notiziari che diffonde?

* segretario dell'Associazione Stampa Romana

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