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Articolo 21 - Editoriali
L??ironia di Nando dalla Chiesa e i guanti gialli di Pansa
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di Federico Orlando*

Cara Europa, credevo d??aver concluso in bellezza il week end dedicandomi alla lettura di un libro regalatomi da mia moglie per le feste. ? di Nando dalla Chiesa e s??intitola La fantastica storia di Silvio Berlusconi. Sottotitolo: ??Dell??uomo che portò il Paese in guerra senza avere fatto il servizio militare?. Non conosco la casa editrice (Editore Melampo), ma ho molto apprezzato la stampa, la carta, la copertina, anche per una illustrazione donchisciottesca (un Berlusconi su cavallo a dondolo e spada di latta, del fumettista Paolo Deandrea, che illustra le 250 pagine del libro con diecine di fumetti. Quest??anno ricorrono i quattrocento anni della pubblicazione del capolavoro di Cervantes). Ho trascorso due pomeriggi interi a ridere, perché l??umorismo di dalla Chiesa offre rappresentazioni da teatro dell??assurdo, con lepidezza e senza acredine: sicché la raffigurazione del nostro don Chisciotte della Brianza qui trova davvero la sua dimensione, passatemi il termine, realistica. Senonché, fi- nita la lettura, passo all??ultimo numero dell??Espresso: e lì, nel ruolo ormai di un Sancho Panza sempre più bertoldesco e criticone, il mio Giampaolo Pansa s??incarica di farmi abbassare la pressione, spiegandomi che il centrosinistra sbaglia tutto, perché l??aria in Italia è fetida ma cosa fa il centrosinistra? Invece di respirarla a pieni polmoni e sorridere agli inquinatori, noblesse oblige, s??incazza, e così la differenza svanisce e l??inquinatore avrà partita vinta per altri cinque anni. In questo manicomio, cosa faccio, butto il libro di dalla Chiesa e, come il muratore di Mantova, scrivo una lettera di scuse a Berlusconi?
(NATALINO LA SPINA, BARI)

Caro La Spina, la commedia greca e romana c??insegnò che c??era più potere nelle rappresentazioni che Aristofane o Plauto offrivano della loro società e di chi la guidava, che non nelle pur importanti concioni in Senato o nell??Agorà di politici stanchi, formali, prevedibili, addetti al ruolo. Perfino nei tribunali, talvolta, il gesto ??sconveniente? e ??sconsacrante? otteneva effetti migliori, anzi decisivi, che non l??arringa ??a regola d??arte?: l??avvocato di Frine strappa alla morte la stupenda donna, accusata (manco a dirlo) di empietà, non dopo la prima arringa, estremamente logica e quindi estremamente prevedibile; ma con la seconda arringa, quando fa cadere il velo che ricopre come un burka l??imputata e la mostra nella sua nudità limpida, che, come insegnava Prassitele, non può essere empia. Nando dalla Chiesa s??è inventato una forma d??opposizione nuova, trasformando la politica in spettacolo teatrale, coerente col carattere strutturale del berlusconismo: che è un carattere mediatico, fondato sugli artifici e i falsi della comunicazione (che però, ripetuti mille volte, finiscono con l??apparire credibili e addirittura col diventare senso comune). La classe politica politicista, e i giornalisti al seguito, che s??oppongono a Berlusconi come a un leader normale di una maggioranza normale, sono fuori gioco perché parlano il linguaggio di un altro pianeta: il pianeta ??normale?, appunto, sul quale credono di vivere, o fingono di credervi.
Ho letto anch??io (anzi riletto, perché in parte ciò che vi è scritto era stato anticipato in una specie di romanzo d??appendice pubblicato sull??Unità o rappresentato a teatro) il libro di dalla Chiesa, che dice le verità ridendo. Purtroppo, la nostra classe dirigente di centrosinistra è nativamente musona, perché viene da culture che temono il riso, come spiegò Eco nel Nome della rosa. La commedia, il riso, ridimensionano il potere di chi si accredita come salvatore della patria, del popolo, dell??anima, dell??etica o d??altro. Il successo di questo libro, arrivato alla terza edizione, dimostra che molti di noi non credono a una battaglia combattuta solo con emendamenti parlamentari, discorsi politicistici e manovre con i quadri. Ad una politica della maggioranza, fatta per un verso di interessi privati, per l??altra di teatrino dell??antipolitica, il popolo attivo di centrosinistra ha contrapposto la mobilitazione in piazza San Giovanni, i suoi cortei sindacali, le manifestazioni per la pace e per la solidarietà mondiale contro il globalismo dei banchieri.
Insomma, rompendo lo schema del politicamente corretto, che dovrebbe poter battere il berlusconismo, il popolo di centrosinistra ha sperimentato in questa legislatura altre vie: e tra queste la denuncia dei potenti attraverso il teatro, pronunciata non dai comici soltanto (Fo, Guzzanti, Luttazzi, Dandini e gli altri) ma dagli stessi politici, diventati autori e attori di pièce al vetriolo. La denuncia politica vi è presentata in forma di dialogo teatrale, essa scende nelle platee a contestare le rappresentazioni ufficiali, si tratti del ??comizio? del premier, del controfestival di Mantova che rompe il giocattolo di Toni Renis, o del Palasport di Milano o dell??Ambra Jovinelli di Roma, dove gli elettori capiscono che, fin quando avranno l??ironia dalla loro, potranno combattere il berlusconismo ad armi quasi pari.
Dico apposta ironia e non sarcasmo (come quello di Beaumarchais, che preparava la ghigliottina) perché l??ironia si limita a costruire pensieri paradossali in bocca al personaggio della commedia; ma gli spettatori avranno la sorpresa di sentire poi quei pensieri sulla bocca del politico reale: segno che il suo schema intellettuale non può che portare a quelle conclusioni.
Dobbiamo essere grati al commediografo, che ce le disvela in anticipo e ci accorcia il calvario della liberazione.
Quanto a Giampaolo Pansa, anch??io come lei, caro La Spina, non me la sento di mostrarmi (oltre che essere) ??una calma forza tranquilla?. Ossessionato ormai dalla sindrome della guerra civile, a cui deve la fortuna dei suoi libri sui crimini partigiani (ci furono anche quelli), Pansa c??invita a non dipingere il nostro Avversario come il demonio. Per carità, a noi basta che qualcuno, come fa Nando dalla Chiesa, lo dipinga sul cavallo a dondolo, senza nemmeno chiamarlo Unto del Signore, Cristo, Bene, Angelo, gli attributi che nessuno di noi gli ha appioppato. Perché se li è dati da solo.

*Il condirettore di "Europa" risponde ad un lettore sul quotidiano - 11/01/05

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