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Articolo 21 - Editoriali
L'educazione sentimentale nell'era del web
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di Federico Orlando

Dice la ministra della gioventù Giorgia Meloni (prima che s'arrabbiassero Alemanno e Avvenire): “L’iniziativa dell’istituto Keplero non mi crea alcun imbarazzo o fastidio: nell’età in cui si avvicinano per la prima volta al sesso, si consente ai ragazzi e alle ragazze di avere facilmente accesso a uno strumento anticoncezionale per prevenire gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili”. L’insegnante più famoso d’Italia, Marco Lodoli, dice: “Nella mia scuola c’è un’enorme macchina colorata, che sputa merendine ipercaloriche, melasse che si appiccicano ai denti e scaricano zucchero nelle vene. Io la sbatterei serenamente per strada e al suo posto ci metterei un sano distributore di preservativi”. Il Moige, movimento genitori, non è tanto d’accordo: dice che l’iniziativa del liceo romano “è un’azione banale e insufficiente”, visto che “il problema” ( paravento per Alemanno, Meloni, Polverini, e tutti gli obbligati al politically correct) è di educazione sentimentale oltre che sessuale. Prima sentimentale, poi sessuale.
         Sarà vero, ma Mogie e politici non dicono chi debba darla questa educazione sentimentale, o  pensano debba darla la scuola anziché padri, madri, legislatori, uomini di cultura. Ai quali una  cataratta psicologica, fatta di evasione dalla società reale e di rintanamento nel disimpegno , impedisce di vedere e sentire che stiamo ben oltre il problema di una scuola delle educazioni (sentimentale, sessuale e, perché no, alimentare, e anche coreutica secondo la riforma Gelmini ispirata al senso di Tremonti per i tagli: affinché tutto cambi e nulla cambi). Le gravidanze indesiderate per ragazzine di 14 o 15 anni si sprecano – dice Lodoli – nelle scuole delle immense periferie e non solo. “In America il fenomeno è esploso da tempo e noi come al solito seguiamo a ruota”. Alcune estati scorse, nell’ora che la canicola consiglia di stare in casa, vidi su una rete Mediaset, credo, un film sull’educazione sessuale in una scuola femminile Usa: tutte le ragazze, nei banchi, tra rossori e risatine, con una mano impugnavano una banana e con l’altra imparavano a rivestirla di un condon: che, elastico, a volte sfuggiva al suo dovere, riavvolgendosi e schizzando via, fra generali risate. Non so se la banale lezione fosse stata preceduta da altre meno banali di educazione sentimentale.
     Quando poi vidi Juno, il celebre film della quattordicenne che non abortisce, come invece papà e  mamma volevano, mi parve di capire che l’educazione sentimentale altro non è che l’educazione generale, applicata alla vita di relazione (tra ragazzi, tra genitori e ragazzi, tra genitori fra loro e con altri adulti).  Quel che si dà ai ragazzi a casa, all’asilo, a scuola, prima che comincino le tempeste ormonali, le curiosità, i conformismi imitativi, fa l’educazione. Che ha successo se convince a moderarsi. E’ fallita se pretende di proibire. Invano lo pretesero le nostre rigidissime famiglie, scuole, società pre-sessantottine, che noi regolarmente dribblavamo: sia in classe fra compagni, come oggi, sia in casa con “la giovinetta scalza” (come Gozzano chiamava la fantesca) o con gli immancabili cugini di vario grado.
     Mi chiedo: perché nonni e genitori, che hanno fatto questi dribbling prima di figli e nipoti, fingono d’ aver dimenticato; e di trovarsi, candide tabulae rasae, di fronte a una sconvolgente novità? L’unica novità è la scomparsa del rigore retorico delle famiglie e delle scuole di fronte alla propalazione del costume, gasata dall’ irruzione in casa di strumenti di seduzione e autarchia generazionale, che si chiamano ipod, computer, cellulare, sms, autoscatto, accesso a immagini che una volta erano oscene e oggi “audaci”. La sera, quando scendo nel multisala sottocasa, nelle file davanti e dietro a me siedono frotte di ragazzi, ma spesso anche di genitori e ragazzi non separati da muri, che assistono insieme alle “audacie” di vita ordinaria. Non è più il tempo che Clara Calamai passava alla storia del cinema scoprendosi i seni nella Cena delle beffe. A me sembra una fortuna, elimina o riduce la morbosità per le immagini.
     Il guaio è quando la mancanza di educazione sentimentale e sessuale e di educazione tout court si manifesta nell’incomunicabilità totale, in quell’età che una volta si chiamava della malagrazia e oggi L’età indecente (titolo del romanzo – autobiografico? – attraente e disperante di Marida Lombardo Pijola, la collega del Messaggero che tre anni fa sollevò un caso nazionale sulle dodicenni sessualmente attive a scuola e fuori, con l’inchiesta “Ho 12 anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa”). Insomma, Keplero o no, niente che non noto e praticato, salvo, ripeto, le proporzioni: “Racconto una generazione di genitori in bilico su un guado, tra un’organizzazione familiare di tipo ancora ottocentesco e una rivoluzione sociale radicale, un nuovo millennio che muta alla velocità del web. Madri confuse e strattonate fra due ruoli, padri-ombra, presenze liquide o soffocanti, adulti perduti nel loro baratro di vuoti, crisi personali o coniugali, sempre meno capaci di esercitare il carisma che nasce dalla passione per le passioni, di erogare un’attenzione competente. E i figli fuggono in una specie di dimensione parallela, sindrome di Peter Pan alla rovescia (bambini anelanti a travestirsi da adulti), dittatura del gruppo, riti obbligatori e sotterranei”.
        Fra quei riti c’è il sesso banale. Banale per chi, da grandi, sa che la sessualità è prima di tutto sentimento e  pensiero, e poi genitalità, ma per i ragazzi è rituale, normale, appagante. A  volte, purtroppo, anche pagante, visto che nella società berlusconiana le escort sono di moda anche come tangenti. Sono in grado genitori e insegnanti di affrontare un tema così, un tema totale? Di trovare una chiave per accedere al linguaggio integralista dei ragazzi, per gettare un ponte tra i reciproci analfabetismi? Magari al Keplero, con quel distributore automatico che si vorrebbe installare, pianterebbero un pilone di quel ponte. Dico magari, non lo so. Ma, come ammoniva un altro scienziato del tempo di Keplero, “provando e riprovando”, chissà che si cominci a ridurre il baratro tra le generazioni. E poi, se la società fa un po’ da sé, chissà che anche una generazione meno pigra di pedagoghi se ne interessi, e da ultimo una politica non cialtrona e tangentara, magari aiutando le persone adulte e giovani che vorrebbero credere a qualcosa di meglio.      
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