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Iran: il regista Jafar Panahi arrestato per il suo sostegno all'onda verde
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di Ahmad Rafat *

Iran: il regista Jafar Panahi arrestato per il suo sostegno all'onda verde

Con l'arresto di Jafar Panahi, noto regista che ha ottenuto grandi riconoscimenti internazionali per la sua opera incluso un Leone d'Oro a Venezia nel 2000 per "Il Cerchio", il governo di Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato apertamente guerra al mondo artistico iraniano. Privato del suo passaporto già alcuni mesi fa, Jafar Panahi è stato arrestato a casa sua, assieme alla moglie, la figlia e una decina di invitati. Gli agenti del Ministero dell'Intelligence che si sono recati a casa del regista, hanno rovistato la casa con tale violenza che i vicini temendo un'aggressione hanno chiamato la polizia. Jafar Panahi, secondo quanto ha dichiarato poche ore dopo un funzionario del Ministero dell'Intelligence, è stato arrestato perché "intenzionato a realizzare un film sui recenti avvenimenti politici". La figlia del regista, Solmaz, è stata arrestata invece con il sospetto di essere l'interprete di questo film. Praticamente il noto regista, i suoi familiari e i suoi ospiti, sono stati arrestati per il "sospetto" di voler realizzare un film sull'Onda Verde.Non è la prima volta, e sfortunatamente non sarà l'ultima, che noti e meno noti dissidenti, ma anche semplici cittadini, vengono arrestati prima di commettere un qualsiasi "reato", anche se fosse un reato esprimere opinioni diverse da quelle di chi governa il paese ricorrendo alla repressione come forma di esercizio del potere.

Jafar Panahi non ha mai nascosto le sue simpatie per l'Onda Verde. Subito dopo le elezioni, quando a Toronto presiedeva la giuria del più importante festival canadese, si fece fotografare, assieme ad altri giurati, con uno scialle verde al collo. Panahi, fu fermato una prima volta durante i funerali di Neda, la giovane ragazza uccisa barbaramente a Teheran nei giorni successivi alle elezioni del 12 giugno. Rilasciato poche ore dopo, disse che avrebbe continuato a manifestare il proprio dissenso malgrado le intimidazioni. Fu privato del suo passaporto, per evitare che potesse portare in giro per il mondo la voce di chi chiede in Iran una sola cosa: democrazia. Ma nemmeno questo atto condannato da centinaia di cineasti in giro per il mondo, fece tacere il coraggioso regista iraniano, che da Teheran continuo con le sue interviste e le sue dichiarazioni a sostenere la battaglia per la libertà e la democrazia.

Jafar Panahi è stato arrestato alla vigilia dell'8 marzo, la giornata internazionale della donna. Non è casuale nemmeno questa data. I suoi film, da "Il Cerchio", che vinse il Leone d'Oro a Venezia, fino a "Offside" che ottenne il Gran Premio della Giuria del festival di Berlino nel 2006, raccontano tutti storie di donne. Donne impegnate nella lotta per i propri diritti. La detenzione di Jafar Panahi suona come un avvertimento per tutte quelle donne e quegli uomini che hanno intenzione di non tacere il prossimo 8 marzo. Con l'arresto del noto regista, di sua figlia e di sua moglie, il regime vuole impedire, seminando il terrore, che il prossimo 8 marzo si trasformi in un'altra giornata di lotta per la libertà, per la democrazia e per una società dove tutti hanno gli stessi diritti.

Per la stessa ragione, è stata arrestata nuovamente la giornalista Hengameh Shahidi, che collaborava con il candidato riformista Mehdi Karroubi in qualità di consigliere per le questioni femminili. Rilasciata dopo 4 mesi di reclusione e dietro una forte cauzione, è stata arrestata nuovamente. Deve scontare oltre sei anni di carcere. Anche Hengameh, alla quale ho dedicato il mio ultimo libro "Iran:  la rivoluzione online", è un'altra che appena uscita dal carcere ha ripreso la sua attività di giornalista. Assieme a Hemgameh nelle carceri della Repubblica Islamica ci sono almeno altri 50 tra giornalisti e blogger.

Contro l'arresto di Jafar Panahi si è mobilitato il mondo del cinema. I comunicati  e le note di protesta però non bastano. Il regime iraniano deve essere messo sotto pressione. Il futuro disegnato dall'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei e da Mahmoud Ahmadinejad non promettono nulla di buono. Per capire meglio la situazione mi limito a citare Sadegh Larijani che presiede l'Autorità Giudiziaria. "Di recente l'Ayatollah Khamenei mi ha detto che si aspettava un numero più alto di condanne a morte per i rivoltosi, se non ci sono state lo si deve al mio intervento", ha dichiarato Larijani. E in Iran a dettare legge non è l'Autorità Giudiziaria. Le leve del potere, per Costituzione, sono tutte concentrate nelle mani dell'Ayatollah Khamenei.

Per fermare l'ondata di arresti di dissidente e la corsa alle esecuzioni di cittadini arrestati per il loro sostegno all'Onda Verde, bisogna agire subito e con determinazione. Condizionare ogni attività economica nella Repubblica Islamica e ogni rapporto commerciale con l'Iran con il rispetto dei più elementari diritti umani e la richiesta di fermare il boia in cambio della collaborazione economica, è una delle forme per esercitare pressioni sul governo di Teheran. Se bloccare gli affari con Teheran non è conveniente, almeno barattiamo le lavatrici che vendiamo a Teheran con la vita dei dissidenti iraniani.


* Portavoce dell'Iniziativa per la Libertà d'Espressione in Iran e membro dell'esecutivo dell'Isf

 


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