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Articolo 21 - Editoriali
Tre leggi per sognare un Paese migliore
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di Gianfranco Mascia

Quali sono le tre-cose-tre che l’opposizione dovrebbe proporre per uscire dall’attuale anomalia italiana? Servono tre proposte di legge che permettano di uscire dall’incubo berlusconiano per diventare un Paese normale.
Tre idee vincenti e positive che garantiscano all’elettore che ci stiamo preoccupando  del futuro democratico del nostro Paese.
La prima è sicuramente una norma che risolva il problema dei problemi: il conflitto di interessi. E’ dal 1993 – dal lancio di Forza Italia – che stiamo attendendo una norma seria che risolva definitivamente la questione.  Sono passati 17 anni, con governi di centrodestra e centrosinistra e l’unica cosa che si è riusciti a partorire è la legge 215/2004 nota come legge Frattini, rivelatasi del tutto inefficace. Infatti  nella norma non c’è nessun cenno alla prevenzione dell'insorgere di conflitti di interessi e non è prevista l’ ineleggibilità.
Che differenza con le legislature di tutti i Paesi occidentali più democratici: in Francia, Spagna, Germania, Regno Unito e USA (solo per citarne alcuni) esistono norme specifiche .
Ecco basterebbe prendere la legge spagnola (la "Ley 5/2006") che prevede l'incompatibilità assoluta tra tutte le alte cariche di governo e altre attività professionali pubbliche o private. È sancito a chiare lettere il principio di esclusività
E’ difficile farlo? No, basta volerlo.
Fatto questo, sicuramente bisognerebbe restituire ai cittadini la possibilità di scegliere gli eletti al Parlamento. Senza lasciare la decisione nelle mani di 6 o 7 segretari di partito. La soluzione perfetta? Non esiste, ma sicuramente qualsiasi proposta alternativa all’attuale sarà migliore. La legge vigente serve solo ai partiti per continuare a nominare personalmente gli eletti, quindi l’idea di tornare al Mattarellum (come propone Libertà e Giustizia) oppure a un sistema diverso di scelta degli eletti (come i collegi uninominali) e di legame diretto del parlamentare con il territorio sarà senz’altro utile a cancellare il deleterio effetto della “nomina” e a restituire alla democrazia rappresentativa il valore che le compete. Anche l’idea di uno sbarramento superiore al 3% causerebbe una esclusione di gran parte di eletti che – a mio parere – avrebbero tutti i diritti ad essere rappresentati. E non mi si venga a dire che il sistema elettorale con uno sbarramento alto è più stabile, basta vedere quel che sta capitando in questi giorni.
Anche questo, è tanto difficile realizzarlo? Non credo, basta la volontà.
Infine, ma non ultimo per importanza, sarebbe necessario mettere le mani sulla cricca. Una bella legge anticorruzione, una legge seria, però, non quella all’acqua di rose proposta da Berlusconi.
Per rendersi conto di quanto sia drammatica la situazione in Italia, basta scorrere la classifica di Trasparency sull’origine della corruzione all’estero: su 22 paesi ad alto reddito e influenza, l’Italia è quinta, dopo Russia, Cina, Messico e India. Sarà per questo che Avaaz.org/it dopo aver lanciato una campagna di successo in Brasile (ed aver ottenuto che venisse discussa e approvata  una legge anticorruzione grazie ad una petizione con due milioni di firme) ha scelto di lanciare anche in Italia una petizione simile.
A favore della cricca, tutti noi italiani (neonati inclusi) paghiamo una “tangente” tra i 50 e i 60 miliardi, mentre loro si arricchiscono grazie allo scambio favori-denaro . Praticamente 1.000 euro l’anno a testa, che passano dalle tasche degli onesti a quelle dei disonesti. In questo modo questa crisi non tocca le tasche dei corrotti, ma quelle di chi già sta pagando un prezzo molto alto: i precari, i pensionati, gli studenti, gli anziani, le famiglie.
Il trittico è pronto: conflitto di interessi, legge elettorale, legge anti-cricca.
Non sono obiettivi stratosferici né inverosimili per una coalizione che si contrappone all’horror onirico propagandato da Berlusconi, verso  un sogno che tratteggi un Paese migliore. O  forse basterebbe normale.

 

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