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Articolo 21 - Editoriali
Fini, Schifani, Frattini: chi dei tre deve dimettersi?
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di Federico Orlando

Cara Europa, Berlusconi, parodia di Cesare contro la Repubblica, trae il dado e varca il Rubicone, marciando il 13 febbraio a Milano contro i suoi giudici. E noi, suoi oppositori un po' storditi e molto divisi, che facciamo? Assistiamo? Parliamo di camorra e primarie a Napoli? Rimettiamo in giro parole impronunciabili come “patrimoniale”, non essendoci basata la legnata del 2006 (“anche i ricchi piangono”) che ci ridusse a pochi seggi di maggioranza e in due anni distrusse il governo Prodi? Continueremo a rifornire di truppe ausiliarie i talk show della tv invece di mandarli in bianco con una prolungata non partecipazione? Continueremo a proporre mozioni di sfiducia al governo sapendo di non avere i voti in aula per farle passare?E abbiamo qualcosa da dire a difesa di Fini che, anche se non sta con noi, forse meriterebbe sponda contro il sessual-monopolista che ci sgoverna? Diteci qualcosa, per favore, che serva anche a dar forza persuasiva alle cose buone che fanno i nostri parlamentari: come la messa in angolo della Lega sul federalismo, la quale credo stia cominciando a capire che senza i nostri voti la sua combutta con Berlusconi non la porta da nessuna parte. Nello Bardi, Genova

   Caro Bardi, da molti giorni, siti on line come Articolo 21, vanno raccogliendo firme - e ne hanno già raccolte parecchie -, per indire una grande manifestazione unitaria a Roma (partiti, sindacati, studenti, informazione, ecc.) a difesa della Costituzione, della democrazia, della giustizia; e per il ritorno alla dignità delle istituzioni, ridotte a postribolo e a luogo di killeraggio. Si potrebbe farla il  13 febbraio, in contemporanea con la manifestazione contro i giudici indetta dalla destra. Sarebbe l'occasione per ridare una dignità alle istituzioni oltraggiate e per mettere un po' le cose in chiaro anche nella guerra istituzionale voluta dal capo del governo,  che sta disgregando lo stato. Berlusconi – l'uomo che se ne deve andare per l'onore dell'Italia e la sicurezza delle istituzioni – ha ordinato contro Fini la congiura Compagna-Schifani-Frattini, che, almeno in parte,  l'hanno subita. Conosco il senatore barone Compagna, ex laico liberalrepubblicano, ex Udc, ora Pdl-fogliante; a differenza di suo padre Francesco, il maggior meridionalista liberaldemocratico del dopoguerra,che mi diede l'onore di scrivere sulla sua rivista Nord e Sud, è capace di qualche faziosità. Ma non avrebbe mai congiurato, senza irresistibili pressioni del padrone: così ha presentato un'interrogazione sulla “casa di Montecarlo” del signor Tulliani; ne ha ottenuto la calendarizzazione in 24 ore, cosa che il presidente del senato Schifani, per quanto uomo di parte, non avrebbe mai fatto, sapendo che tutti i suoi 320 senatori sono in attesa da mesi e anche da anni di risposta del governo alle loro interrogazioni. Così Frattini (“che potevo fare?”, ha detto lui stesso fuori testo) non avrebbe mai risposto in  aula il giorno dopo, trasformandosi nel messaggero alato di Arcore su materia non di pertinenza del governo, non di pertinenza del senato, non di pertinenza degli stessi magistrati che infatti non avevano richiesto le carte dell'isolotto di Santa Lucia:  a cui soltanto personaggi come Berlusconi possono attaccarsi. Oggettivamente, e pur riconoscendo a Schifani e a Frattini l'attenuante della forza maggiore che li ha schiacciati, se c'è qualche carica istituzionale  che danneggia la democrazia non è tanto Fini col suo duplice ruolo di presidente della Camera e di capopartito, quanto Schifani, che è addirittura seconda carica dello stato (alias, vice presidente della repubblica) e deve sottostare a un premier caduto dagli altari; e infine Frattini, che invece di occuparsi del Mediterraneo in fiamme deve render servizi al medesimo premier. Che, oltre a occuparsi di ragazzette (ma di queste cerchiamo tutti di parlar meno, ormai siamo alla crisi di rigetto, speriamo lo capiscano anche i talk show), impone alla repubblica quello che Stefano Ceccanti ha definito il”costituzionalismo surreale”. Confermandosi  il baco roditore del sistema. Ecco perché il 13 potrebbe essere il giorno buono per dargli il foglio di via, prima che lui licenzi la democrazia e le regole di convivenza civile.

 

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